Inizio d'anno costruttivo: i titoli difensivi e l'industria guadagnano importanza
Milano, 12 febraio 2026. A cura del team strategico di DJE Kapital AG, che monitora e valuta costantemente i mercati con il metodo interno FMM secondo criteri fondamentali, monetari e tecnico-mercantili.
L'inizio dell'anno sui mercati azionari è stato complessivamente positivo: il mercato azionario globale ha mostrato una leggera tendenza al rialzo.
Le borse europee sono riuscite a superare quelle statunitensi per rendimento e anche il listino giapponese ha mostrato una buona tenuta complessiva.
Spostando lo sguardo ai vari comparti, l'ultimo mese ha visto una forte domanda globale per i titoli energetici, industriali e delle materie prime.
Al contrario, il settore tecnologico e quello dei consumi ciclici hanno mostrato una maggiore debolezza. In Europa, le materie prime, l'energia, le utility e i titoli industriali sono stati tra i segmenti più forti in gennaio, mentre i titoli dei media, assicurativi e automobilistici hanno registrato performance più deboli.
Guardando a marzo, rimaniamo fondamentalmente costruttivi sui mercati.
Sulla base del modello FMM, la crescita degli utili sui mercati azionari potrebbe garantire un anno complessivamente positivo per le azioni, con gli indicatori anticipatori in miglioramento e le misure di stimolo monetario e fiscale che sostengono l'economia globale. Tuttavia, la volatilità potrebbe aumentare a febbraio e nei mesi successivi.
Il settore industriale europeo continua a sembrare promettente, e anche i settori difensivi come le telecomunicazioni e i beni di consumo di prima necessità sono ben posizionati per il contesto attuale, così come le aziende agricole. L'oro e i mercati emergenti rimangono interessanti come possibili aggiunte al mix in portafoglio. Per quanto riguarda le obbligazioni, prediligiamo le scadenze a medio termine, mentre per il dollaro statunitense lo scenario più probabile appare quello di un andamento laterale.
Segnali di stabilizzazione e nuove opportunità settoriali
Le prospettive per il 2026 restano incoraggianti, con una ripresa economica che appare realistica grazie al miglioramento degli indicatori anticipatori nella maggior parte dei paesi OCSE, fatta eccezione per la Cina.
Questo segnale di stabilizzazione, unito a condizioni di finanziamento globale sempre più favorevoli, promette di dare nuovo slancio al settore industriale. In questo contesto, i settori difensivi offrono spunti interessanti: i titoli value si attestano infatti sui minimi degli ultimi anni rispetto ai growth e gli investitori risultano ancora sottopesati su questo segmento. Segnali di consolidamento arrivano dalle telecomunicazioni, forti di profitti stabili e flussi di cassa elevati. Infine, i previsti rimborsi fiscali potrebbero favorire i consumi privati negli Stati Uniti.
Gli industriali europei e scandinavi beneficiano dei crescenti investimenti in settori chiave come automazione, robotica, infrastrutture elettriche e attività minerarie, vantando peraltro valutazioni più convenienti rispetto al mercato statunitense. Parallelamente, siamo selettivi sui mercati emergenti, in particolare in Cina, Messico e America Latina, dove l’indebolimento del dollaro e un ulteriore allentamento monetario potrebbero aprire opportunità mirate.
Infine, anche il settore agricolo sta mostrando un miglioramento della forza relativa, in un contesto di normalizzazione dei prezzi di petrolio e gas, che tendono a influire sulle quotazioni agricole, mentre il posizionamento degli investitori globali resta inoltre sottopesato.
Rischi di liquidità tra tech USA, politica monetaria e Giappone
Il contesto economico è caratterizzato dall’elevato fabbisogno di capitale nel settore tecnologico statunitense e dai potenziali effetti sulla liquidità di mercato.
Negli Stati Uniti, i massicci investimenti nella tecnologia sono ancora accompagnati da un elevato fabbisogno di capitale, incidendo sulla liquidità del mercato. Le potenziali IPO di OpenAI e Anthropic nel corso dell’anno potrebbero aggravare ulteriormente il quadro della liquidità a partire dal secondo semestre. A complicare il quadro interviene la candidatura di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve: considerato conservatore in ambito di politica monetaria e contrario all’espansione del bilancio della Fed, un suo eventuale mandato potrebbe tradursi in una minore liquidità da parte della banca centrale.
Un simile scenario potrebbe innescare vendite massicce di titoli tecnologici e asset rischiosi americani, contraendo la liquidità su scala globale.
Resta inoltre l'incognita sulla reale monetizzazione dell'intelligenza artificiale: se nel corso dell'anno dovesse emergere un eccesso di investimenti a fronte di rendimenti scarsi, i mercati dei capitali globali subirebbero un impatto significativo. In Europa, il DAX mostra segnali di stanchezza con un inizio d'anno poco dinamico e valutazioni che, in termini di rapporto prezzo/valore contabile e prezzo/vendite, hanno raggiunto livelli massimi, il che potrebbe avere un impatto negativo sulla futura performance dei prezzi.
Parallelamente, in Giappone un ulteriore aumento dei tassi di interesse potrebbe pesare sul bilancio pubblico e alimentare incertezza e turbolenze. Al contempo, il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi e giapponesi si è ridotto, un fattore che potrebbe incidere sull’andamento dello yen. Un rafforzamento della valuta in un contesto di tassi in crescita potrebbe porre fine ai carry trade, innescando vendite sui titoli tecnologici statunitensi e sugli asset più rischiosi e comprimendo la liquidità globale.
Resta inoltre un rischio chiave per il 2026 l’evoluzione degli investimenti in intelligenza artificiale e la loro effettiva monetizzazione: qualora emergesse un eccesso di investimenti accompagnato da rendimenti deludenti, i mercati dei capitali globali ne risentirebbero in misura significativa.
In Europa, infine, il DAX ha iniziato l’anno con un ritmo meno dinamico rispetto al 2025. Sul piano delle valutazioni, l’indice si attesta su livelli elevati in termini di indicatori quali il rapporto prezzo/valore contabile e prezzo/vendite, fattore che potrebbe incidere negativamente sull’ulteriore andamento dei corsi.