Da quando è iniziata l’ormai celeberrima “crisi”, indicativamente a partire dal pasticcio subprime del 2007, la finanza e l’economia sono entrati sorprendentemente e prepotentemente all’interno dei dibattiti in tv, delle chiacchere al bar e persino nei pensieri della casalinga di Voghera. L’impatto è stato tale, che la politica economica si è sostanzialmente fusa con la politica in senso strettamente ciarliero, facendo di scafati populisti da talk show, economisti improvvisati da strapazzo. Di necessità poca virtù. Dal 2007 di economia si parla, ovunque e comunque. Spread fa sempre più rima con spritz e anche i politici nostrani, a prescindere dal governo dei “tecnici” si sono lanciati in esuberanti programmi in materia. L’ala “ideologica” forse più storicamente portata al connubio socio-economico è la sinistra, probabilmente per via della primordiale eredità intellettuale de Il Capitale di Marx. Ma per capire il profilo della sinistra italiana, quella  che probabilmente è destinata a essere la prossima guida del nostro paese e della nostra economia, non si può prescindere da una valutazione critica del passato.

Luigi Gulizia lo ha fatto nel suo ultimo saggio, “La lunga notte della sinistra italiana”. Laureato in Giurisprudenza con una tesi in Diritto Internazionale sul tema "La giurisdizione civile italiana e lo straniero". Nel 1969 ha iniziato la sua attività lavorativa con la Casa Editrice Rizzoli e, dopo la laurea, ha continuato nel settore bancario dove, nel 1973, è entrato a far parte della Banca Commerciale Italiana. Ha insegnato, contemporaneamente e per un quadriennio, Diritto ed Economia Politica svolgendo anche una decennale attività redazionale per la Rivista di Diritto ed Economia della Casa Editrice Tramontana. Per la stessa Casa Editrice è stato consulente editoriale e con essa ha pubblicato, nel 1978, il volume "Moneta e Credito". Nel settore bancario, dopo molteplici e diversificate esperienze, si sono occupato per un ventennio di Borsa e Finanza fino al 2005. Nel 2003, di seguito alla guerra irakena, ho iniziato la stesura del libro "L'ANELLO SPEZZATO DELLA STORIA" pubblicato in febbraio 2008 dalla Caravaggio Editore, mentre nel 2004 ha iniziato una collaborazione redazionale con la Rivista Alchimie di Torino, con articoli saggistici rivolti prevalentemente all'attualità socio-politica. Ifanews l’ha intervistato in esclusiva.

Dott. Gulizia, il suo saggio è intitolato “La lunga notte della sinistra italiana”. Quali elementi l’hanno spinta a optare per un titolo così emblematico?

Il titolo “LA LUNGA NOTTE DELLA SINISTRA ITALIANA” discende dalla particolare storia della nostra sinistra politica con le sue originarie radici mazziniane collegate al fenomeno spudoratamente mistificato del cosiddetto “Risorgimento”.
Il tramonto della sinistra mazziniana, dopo la forzata unificazione del Paese con le annessioni dei Savoia sotto l’egida degli interessi massimamente inglesi, coincide con l’alba del Movimento Anarchico Italiano che nasce tale perché più in sintonia con la sensibilità vacuamente insurrezionale dell’epoca risorgimentale che con le analisi e gli articolati programmi rivoluzionari anticapitalistici del coevo movimento comunista marxista.
Dai fallimenti mazziniani e da quelli anarchici si giunge, a fine Ottocento, alla fondazione di un partito, il PSI, la cui anima reale, pur nell’adesione di principio al marxismo rivoluzionario, porterà al riformismo legalitario e parlamentare senza mai porsi la prospettiva della presa del potere. Da questa posizione nascerà l’ambiguità di fronte alla prima guerra mondiale e lo sciocco atteggiamento insultante nei confronti dei reduci che aprirà le porte al Fascismo per l’esclusiva responsabilità dello stesso PSI.
La successiva storia del PCI, dopo la fine della seconda guerra mondiale, ripercorrerà la strada del PSI fino allo scioglimento nel 1991.
Si tratta, dunque, di una storia che non ha mai visto “il sol dell’avvenire”, ma solo una lunga notte e nessuna alba.

All’interno della sua opera sono ripresi con cura gli elementi chiave della storia della sinistra in Italia post Unità. Qual è stata a suo avviso la caratteristica distintiva della sinistra nostrana nel corso del 900 rispetto ad altri modelli, ad esempio quello sovietico?

La caratteristica distintiva della nostra sinistra rispetto al modello sovietico è stata quella di non programmare e non organizzare mai concretamente la presa del potere per l’unica via consentita e cioè quella della rivoluzione armata. Del resto, Lenin lo aveva già detto: “ Il PSI non è mai stato un partito veramente rivoluzionario” e questo vale anche per gli eredi del PSI.

Di recente è si è svolto un pubblico confronto su Sky tra i cinque candidati alle primarie del PD. Ha avuto modo di visionarlo e, se sì, quanto di nuovo e quanto di vecchio della sinistra italiana ha visto all’interno di questo dibattito?

Non ho visto il confronto su Sky dei cinque candidati alle primarie del PD perché non vi sono minimamente interessato. Si tratta solo di sciocche emulazioni dell’ovvio modello americano.

Economia e sinistra. Come ha visto evolversi il rapporto tra questi due elementi nel corso degli anni in Italia?

Se vogliamo davvero parlare di “evoluzione” nel rapporto tra questi due elementi si può soltanto dire che siamo passati da un’economia sindacalistica, pur con aspetti meritori, a posizioni di piccolo sindacalismo per incapacità di visioni alternative e a una sostanziale, per quanto inconfessabile, adesione al modello liberista-capitalista con una spruzzata di aeree enunciazioni di vago sapore sociale.
La lunga notte si è conclusa da parecchio tempo con un lungo rantolo.

             

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