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Presidente Puddu, i consulenti finanziari indipendenti sanno che ASSOFINANCE aveva  proposto, per accelerare l’avvio dell’Albo, la condivisione della struttura dell’APF ovvero dell’Albo dei Promotori Finanziari.  A che punto siamo con la realizzazione di tale progetto?

Su PLUS, allegato al SOLE 24 ORE del 22 ottobre 2011, Vitaliano D’Angerio aveva intervistato sullo specifico tema sia me presidente ASSOFINANCE che Giovanna Giurgola Trazza presidente APF.

La Trazza si era detta pronta a “mettere a disposizione la sua esperienza” e, contestualmente, aveva affermato che “mai nessuno ci ha fatto una tale proposta per i consulenti finanziari indipendenti...Quando e se ci sarà tale richiesta verrà discussa nel comitato direttivo e in assemblea.” Successivamente, il 1 dicembre 2011 ASSOFINANCE, ha spedito apposita richiesta formale all’APF, all’attenzione del presidente Giovanna Giurgola Trazza. Ci risulta che la Trazza abbia ricevuto la nostra richiesta il 5 dicembre 2011.
A tutt’oggi non abbiamo avuto riscontri ma riteniamo sia solo questione di tempo.

Secondo ASSOFINANCE, le associazioni di categoria dei promotori finanziari, come hanno accolto la vostra proposta di condivisione della struttura APF?

Abbiamo notizia della posizione di ASSONOVA per bocca dello stesso presidente Arrigo Nano che, proprio su IFANEWS, aveva espresso il suo assenso. Non ho idea della posizione di ANASF e gradirei conoscerla. Sarebbe opportuno che ANASF esprimesse il suo parere anche perché la co-gestione degli Albi porterebbe un vantaggio economico per tutti con la realizzazione di una saggia economia di scala. Del resto, mentre il numero dei consulenti finanziari è cresciuto e, certamente continuerà a crescere nei prossimi anni in misura significativa, il numero dei promotori finanziari registra, già, un calo sensibile che sembra destinato ad accentuarsi.

Si sono sentite voci contrarie alla proposta ASSOFINANCE di una casa comune per i promotori e i consulenti; questi soggetti ritengono pericolosa la commistione tra le due categorie ed arrivano ad ipotizzare il rischio di una contaminazione dei valori fondanti della professione di consulente finanziario indipendente.
Cosa risponde?

La proposta ASSOFINANCE è chiara sin dal principio. La nostra idea è legata all’inerzia del MEF che avrebbe dovuto finanziare la costituzione dell’Organismo di gestione del nostro Albo. Ma, come noto, il MEF ha adottato un atteggiamento di rifiuto verso ogni spesa; la crisi sistemica ha accentuato la rigidità del Ministro e siamo rimasti senza Organismo pur avendo contato i soldi necessari all’Organismo grazie all’ottimo Tavolo di Lavoro organizzato all’uopo dalla CONSOB e dal quale era emersa la necessità di soli 2 milioni di euro. In realtà, in ogni buona famiglia si sa che quando la condizione obbliga al risparmio, il risparmio condiziona tutte le voci di spesa anche quelle più modeste come nel caso del nostro Organismo. Partendo da questo presupposto ci siamo chiesti: come fare? Come fare perché è urgente, per i risparmiatori italiani prima che per noi come categoria professionale, che la consulenza finanziaria indipendente raggiunga un adeguato livello di visibilità e professionalità certificata. Gli ultimi accadimenti confermano l’urgenza e perfino da certi ambienti dell’industria finanziaria si leva l’invito, rivolto ai risparmiatori,  alla consulenza indipendente come fatto, recentemente, su MARKETS&CERTIFICATES da Marco Belmondo,  Head of Marketing Derivatives&Structured Retail Italy. Fermo l’obiettivo primario avevamo pensato di poter condividere la struttura già esistente dell’APF che, grazie alle affinità tra le due professioni, consentirebbe un adeguamento alle specifiche esigenze di gestione e controllo dell’Albo dei CFI, con interventi minimi. ASSOFINANCE propone la condivisione della struttura fisica e informatica ma con l’ovvia e netta distinzione dei ruoli; pertanto, è implicita la necessità del nuovo personale dirigenziale e impiegatizio dedicato all’Albo dei CFI, nelle due sezioni, una per le persone fisiche, l’altra per le persone giuridiche come previsto dalla norma, innanzitutto.
Si tratterebbe di una sorta di “condominio di gestione e controllo” nel quale sarebbe fatta una gestione comune degli spazi comuni e delle attività nel rigoroso rispetto delle differenze. Quindi, la redazione di un nuovo organigramma dedicato e l’adeguamento dei processi di gestione e controllo. Con il contributo di tutti gli attori coinvolti il risultato sarebbe eccellente: risparmio di risorse e visibilità/controllo dei CFI.

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