Redazione, 7 maggio 2021.

Detto, fatto!

Donald Trump, cacciato da Facebook, si è organizzato con Campaign Nucleus di Brad Parscale che così definisce la sua architettura: “Campaign Nucleus è l’unico ecosistema digitale automatizzato realizzato per gestire in modo efficiente le campagne e le organizzazioni politiche”.

Il nuovo social lanciato da Trump si chiama, appunto, “Dalla scrivania di Donald J. Trump”.

Forse, con il tempo, sarà utile condensare e ridurre la lunghezza del nome.

Per il lancio, invece, agevola nella ricerca.

C'è un video di promozione nel quale lo stesso Trump afferma: “In un momento di silenzio e bugie, sorge un faro di libertà. Un luogo dove parlare liberamente e in sicurezza”.

La piattaforma, allo stato, non consente, ai follower, l'interazione diretta con l'ex Presidente.

Sarebbe durissima la gestione di un feed back con 88 milioni di persone ed un costo spaventoso.

Jack Dorsey, fondatore di Twitter, ha dichiarato che conferma la sospensione permanente di Trump e che  “la condivisione di contenuti, compresi quelli del nuovo sito, sarà consentita solo se il materiale non sarà contro la policy interna”,  rimarcando che “Ogni tentativo di aggirare la sospensione con cloni dell’account sospeso verrà bloccato”.

Intanto, tra i senatori, il battibecco continua.

Dalla senatrice Marsha Blackburn, R-Tennessee, che ha detto:

”È chiaro che Mark Zuckerberg si considera l’arbitro della libertà di parola",

al senatore Richard Blumenthal che, a proposito di Trump, ha sintetizzato:

“Si è ampiamente guadagnato la sua sospensione da Facebook diffondendo bugie pericolose che incitano alla violenza”.

Dov'è la verità?

Ci interessa solo questo.

 

 
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