Giannina Puddu, 17 maggio 2021.

L'Islam sta entrando in occidente con passo svelto e deciso, 

al fianco della massiccia e diffusa immigrazione in corso. 

Chi arriva, porta con sè il suo misero bagaglio di cose ed il suo enorme bagaglio culturale e religioso.

Entra anche dai nostri video, monitor e display, attraverso tutto ciò che si riversa su Internet, nel bene e nel male e nei media.

L'Islam, a me che non lo conosco, pare, da ciò che ho letto e sentito, una "filosofia" più che una "religione". 

Alle masse, arriva, soprattutto, l'Islam nella sua declinazione guerriera e terroristica.

Vale sempre il vecchio adagio: "fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce."

Ma l'Islam più grande, è quello silenzioso, quello che scandisce gli attimi di vita dei suoi popoli, ogni giorno, per 1 miliardo e ottocento mila fedeli sparsi in tutto il mondo. 

Il numero dei fedeli cristiani è ancora superiore, ma il calo demografico dell'occidente unito alla crescita demografica dell'est del mondo, pare che rovesceranno il rapporto entro il primo secolo di questo terzo millennio, se non torniamo a riprodurci....

La DEMOGRAFIA è madre in tutti i sensi. 

In economia, nel sociale, nel sistema pensionistico, nella religione e nella politica.

Le maggioranze, con i loro pensieri, dettano i comportamenti.

L'Islam, filosofia che permea tutto, in ogni sfera della vita quotidiana. 

Il Cristianesimo raccomanda, l'Islam ordina. 

Differenza forte e si vede.

Tant'è che entra anche in banca e detta le sue regole, con severità, senza tentennamenti.

Il tema, molto spesso in ambito universitario, è da tempo, al centro dell'attenzione degli studiosi che anche scrivono.

Già nel 2006, era stato pubblicato Elementi di finanza islamica di Enrico Giustiniani;

Nel 2007, Banche e immigrati. Credito, rimesse e finanza islamica di Niccolò Borracchini; 

Nel 2012, L' Islam entra in banca. Ecomomia e finanza islamica da Maometto fino ai giorni nostri di Fabrizio Martalò;

Nel 2013, La finanza islamica. Un modello finanziario alternativo e complementare di Kaouther - Jouaber-Snoussi

Nel 2015, Gulf&Med. Il mercato, gli investimenti e la finanza islamica. Hub Italia, business per la crescita di Maurizio Guandalini e Victor Uckmar;

Nel 2017, La Banca e Il  Minareto - Mondo Islamico e Finanza Etica di Roberta Ricucci e Valentina Moiso e La Banca Islamica di Paolo Pietro Biancone;

Nel 2020, La Finanza Islamica e le sue prospettive in Africa di Grazia Perre.

Questo, per ciò che ho trovato e chissà quant'altro...

"Il mondo islamico ha nei confronti del denaro un approccio etico che si regge su alcuni principi: una parte dei guadagni va devoluta in carità, non sono previsti interessi sui prestiti e gli investimenti devono essere socialmente responsabili e lontani dal rischio e dalla speculazione.

Teorizzata negli anni Cinquanta, quando molti Paesi a maggioranza musulmana hanno raggiunto l’indipendenza politica dalle potenze coloniali, la finanza islamica è stata messa per la prima volta in pratica negli anni Sessanta in Egitto, Algeria, Malaysia e Dubai.

Due decenni dopo, la sua crescente diffusione - che oggi registra tassi di crescita annua a doppia cifra - ha portato anche in Europa all’offerta di prodotti conformi alla sharìha.

Ma in che modo la finanza islamica si inserisce nel sistema capitalistico?

E in quali forme questo fenomeno incide sull’integrazione delle comunità islamiche nelle società occidentali travolte dalla speculazione finanziaria?"

Si legge, nella presentazione di La Banca e Il Minareto.

La finanza islamica è orma strutturata in un insieme di istituti giuridici, di strumenti finanziari, di imprese, tutti coerenti con i dettami e le tradizioni della Shari'ah, la legge sacra islamica, e prevede:
  • divieto di pagamento di interessi (RIBA), legati al fattore temporale, frutto di una semplice rendita finanziaria non correlata ad un’attività reale con un determinato livello di rischio;
  • divieto di stipulare contratti che prevedano irragionevole incertezza o ambiguità (GHARAR);
  • divieto di speculazione (MAISIR);

Sulla base di questi tre divieti crollerebbe tutta l'impalcatura della Finanza a cui siamo abituati, in occidente.

A fronte di tale interesse, viene da chiedersi quale sia  l'attuale presenza di finanza islamica in occidente e nel mondo.

Il prof. Pietro Biancone, autore del testo “La Banca Islamica”, in risposta alla domanda del sito letture.org, "Quanto è diffusa la finanza islamica nel mondo?", ha risposto: 

"Il primo istituto finanziario islamico nasce in Egitto, in un piccolo villaggio sulle sponde del Nilo, dove nel 1963 ad opera dell’economista Ahmad Al-Najjar viene creata la Cassa Rurale di Risparmio di Mit Ghamr che, grazie alla concessione di microcrediti, diede vita ad una classe di piccoli imprenditori privati.


Ma il primo Paese a convertire del tutto il proprio sistema bancario nazionale in base alla Shari’ah fu l’Iran, nel 1979, seguito da Pakistan e Sudan.

Di certo è una realtà in crescita: nonostante nè il 2016 nè l’anno in corso siano stati molto produttivi per la finanza islamica, si stima che al 2020 il settore crescerà per oltre 6.7 trilioni di dollari USA.

Attualmente, invece, le masse gestite in fondi islamici ammontano a oltre 260 miliardi di dollari statunitensi e si contano più di 300 istituzioni islamiche attive nel settore in tutto il mondo.

In Marocco, invece, è recente l’apertura della prima banca islamica, la Umnia Bank.

La finanza islamica è presente soprattutto in alcuni Paesi produttori di petrolio (GCC, i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo) ed anche in Iran e Malesia, con più dell’80% dell’attività settoriale legata proprio alle esportazioni di oro nero.

Per questo motivo, ultimamente la crescita della finanza islamica appare frenata, proprio a causa della questione sui bassi prezzi del petrolio.

Dal momento che l’economia malesiana è più diversificata rispetto a quella di altri Paesi esportatori di petrolio (tanto che il settore petrolifero e del gas rappresentavano sino allo scorso anno solo il 10% del PIL malesiano), la finanza islamica può trovare maggiore terreno fertile in questo contesto.

In Europa per quanto riguarda la diffusione del sistema finanziario islamico un ruolo importante è stato svolto dall’Inghilterra: la prima banca islamica europea è la Islamic Bank of Britain (IBB), attiva ufficialmente dal 2004.

Tra il 2006 e il 2008, invece, sono state create altre quattro banche islamiche: The European Islamic Investment Bank, The Bank of London and The Middle East, European Finance House e Gatehouse Bank, mentre diverse banche internazionali hanno aperto nel Regno Unito alcuni sportelli dedicati, le islamic windows.

In Italia, è allo studio la possibilità giuridico-finanziaria di aprire una banca islamica o almeno islamic windows in una banca tradizionale.

Emergono però alcuni problemi di coordinamento con le istituzioni previste nel nostro ordinamento bancario. 

Oltre alle difficoltà di inserimento dello schema di banca islamica nel nostro ordinamento regolato dal Testo Unico Bancario, l’integrazione può trovare alcuni ostacoli nella legislazione fiscale (doppie imposizioni dovute a operazioni che si basano su un duplice passaggio di proprietà, la non deducibilità fiscale di oneri assimilabili agli interessi).

Si osserva al riguardo che anche altre legislazioni, come quella inglese, hanno dovuto fronteggiare problemi similari e sono giunte a soluzioni soddisfacenti.

Va considerato che il 32% della popolazione straniera è musulmana, per cui quella che ad oggi è ancora solo una proposta potrebbe davvero rivelarsi un’occasione da non sottovalutare."

Anche Borsa Italiana ha dedicato la sua attenzione alla Finanza Islamica, producendo, tra l'altro, l'utilissima sintesi riportata in immagine.

 

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