Giannina Puddu - 26 maggio 2021

Noi umani, ci abituiamo a tutto e diamo per scontato tutto,

senza porci domande, con rare eccezioni.

Internet, per esempio, è la via di comunicazione planetaria a cui ci siamo assuefatti e la disponibilità del suo uso è divenuto quasi una banalità, come entrare in cucina per preparare un uovo sodo.

Ma, se per una qualche ragione, si perdesse anche solo la frazione di un secondo di connessione, gli operatori finanziari, per esempio, che si muovono su questa rete, perderebbero, con alta probabilità,  milioni di dollari!

Disastri anche per le operazioni militari o diplomatiche nel caso anche di un brevissimo blackout. 

E tutta l'economia mondiale viaggia attraverso la rete Internet, ormai, quindi, vi è completamente esposta.

Alan Mauldin, direttore della ricerca in Telegeography, ha giustamente detto:

"Il fatto che tu possa pubblicare una foto su Facebook o un video su YouTube e le persone possano vederlo ovunque nel mondo è sbalorditivo, ma ci vogliono molte cose dietro le quinte e sotto l'oceano per realizzarlo".

Com'è, dunque?

Il nostro accesso a Internet è permesso grazie a migliaia di chilometri di cavi stesi sui fondali degli oceani e dei mari del mondo. 

Il  98% di tutto il traffico Internet internazionale viaggia attraverso di loro e modesta, è dunque, la quota sopportata dai satelliti.

Se il mondo sottomarino potesse parlare, si direbbe molto infastidito da tutta questa attività invasiva.

Cavi, cavi che contengono fibra ottica.

 

La Cina ha collezionato anche questo record, ha steso miliardi di chilometri di fibra ottica coprendo il 60% della domanda globale pari a 600 milioni di chilometri all’anno e tra i giganti mondiali della fibra ottica, al vertice della classifica, 5 operatori sono cinesi.

Raramente uno squalo addenta un cavo, ogni tanto l'ancora di qualche nave ne tocca uno e può anche spezzarlo ma, in genere, gli strati di protezione di cui sono dotati i cavi li rendono difficilmente attaccabili.

Tra questi, il cavo CeltixConnect di 131 km (80 miglia) che collega l'Irlanda e il Regno Unito, il cavo Asian-America Gateway che si estende per 20.000 km, collega i due continenti.

I giganti della tecnologia hanno tolto il primato alle società di telecomunicazioni che, storicamente, sarebbero state attrici principali. 

Secondo la stima di TeleGeography, Google, Facebook, Amazon e Microsoft, hanno  speso oltre 1,5 miliardi di dollari per la costruzione di cavi negli ultimi cinque anni.

Google, in particolare, coltiva grandi ambizioni sulla proprietà dei cavi. 

Il cavo Curie collega il Cile agli Stati Uniti, il cavo Dunant, collega gli Stati Uniti alla Francia alla stazione di atterraggio del cavo Orange a Saint-Hilaire-de-Riez.

In fase di impianto, il cavo Equiano che viaggia dal Portogallo al Sudafrica e il cavo Grace Hopper che collega gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Spagna.

Orange, il più grande gruppo di telecomunicazioni francese,  usa il cavo Dunant, in cambio del permesso, concesso  a Google, di utilizzare la sua base di Saint-Hilaire-de-Riez.

Mauldin paragona i cavi sottomarini a un'autostrada in cui Google e Facebook hanno importanti "camion a sponde alte", ma anche altri veicoli più piccoli sfrecciano in giro trasportando dati per tutti gli altri utenti.

In parallelo, c'è chi si sta organizzando per superare la tecnologia dei cavi sottomarini con l'alternativa dell'uso dei satelliti.

L'operatore satellitare londinese OneWeb ha appena lanciato il suo sesto lotto di satelliti, mentre SpaceX di Elon Musk  investe nella tecnologia satellitare con il progetto Starlink.

E' esplosa, tra i big della tecnologia, quella che è stata battezzata "guerra delle nuvole", per la conquista di un nuovo primato, nei cieli, appunto, passando dal rompere le balle all'ambiente marino al romperle all'universo stellato.

l cloud computing è il nuovo grande business.
 
Deve rispondere alla richiesta crescente di risorse nel sistema informatico, per archiviare i dati, per la potenza dell'elaborazione degli stessi in uso promiscuo e delegato all'esterno delle aziende ai padroni dei data center come AWS di Amazon e Azure di Microsoft.
 
 
L'efficienza di questi sistemi moderni di elaborazione, comunicazione ed archiviazione sta portando alla concentrazione di ogni informazione in poche mani. Informazioni leggere ed anche sensibili e/o, addirittura strategiche, così che l'asset strategico numero uno è diventato proprio questo, il potere di raccogliere informazioni, condurre informazioni, archiviare, tutto. 
 
 
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