Redazione, 28 maggio 2021

E' notizia di ieri,

fresca, fresca,

Macron è volato in Ruanda per ammettere, pubblicamente, la responsabilità della sua Francia nel genocidio di Kigali.

Nel suo intervento, ha detto:

"Vengo qui a riconoscere le nostre responsabilità" sul genicidio del 1994 in Ruanda: lo ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron, durante il discorso al Memoriale del Genocidio a Kigali. Durante il suo intervento di circa 20 minuti al Memoriale di Kigali, Macron ha detto che la Francia "non si è resa complice" ma ha fatto "per troppo tempo prevalere il silenzio sull'esame della verità".

Dando per scontato (con la solita arroganza francese...) il suo successo diplomatico, dichiara il suo obiettivo: "Tappa finale della normalizzazione delle relazioni" e aggiunge:

"Questo percorso di riconoscimento, attraverso i nostri debiti, i nostri doni, ci offre la speranza di uscire da questa notte e di camminare nuovamente insieme. Su questo cammino - ha proseguito Macron - solo coloro che hanno attraversato la notte possono, forse, perdonare, farci il dono di perdonarci".

Ottimo! Grande mossa diplomatica e strategica.

Era ora, speriamo, però, che non scompigli tutto come fece Sarkozy in Libia, al tempo, e i cocci sono ancora tra le mani italiane.

Il Ruanda è uno stato di piccola dimensione,  montagnoso, che si sviluppa nell'Africa centrale, senza sbocchi verso il mare.

Funestato nel 1994 da un genocidio ai danni soprattutto dei tutsi, con oltre 800.000 morti.

Ha vissuto una difficile situazione politica e di conflitto fra i due gruppi etnici prevalenti del Paese e questo ha  influito negativamente sul suo sviluppo economico.

Povero, potenzialmente ricco.

Registra un certo sviluppo dell'attività estrattiva che ebbe inizio con la dominazione belga. 
 
Ma, non è in grado di mettere a frutto il suo patrimonio minerario che pare importante.
 
Il Ruanda, possiede giacimenti di:
 
* Cassiterite, il minerale principale dello stagno che viene commercialmente utilizzato per produrre bronzo ed altre leghe speciali utili per le saldature.
 
*Tungsteno che si usa  nei filamenti di bulbi di lampade incandescenti, per contatti elettrici e per elettrodi ad arco.
 
E' usato in leghe, come l'acciaio, al quale conferisce grande resistenza.
 
Serve per produrre il cemento al carbonio che ha la resistenza del ferro da getto e se ne ricavano  eccellenti attrezzi per il taglio nella lavorazione dell'acciaio.
 
I tubi per l'emissione di raggi-X per uso medico hanno un emettitore in tungsteno e lo schermo usato per vedere i raggi X sfrutta il tungsteno fosfato di calcio e di magnesio per trasformare i raggi X in luce visibile blu.
 
Il tungsteno è usato anche nei microchip e nei cristalli dei display.

* Columbite, il minerale a predominanza del niobio nel coltan è la columbite (dopo il nome americano originario del niobio columbium), e il minerale a predominanza del tantalio è la tantalite. 

Il tantalio del coltan viene utilizzato per produrre condensatori al tantalio necessari per la produzione di telefoni cellulari, personal computer, elettronica automobilistica e fotocamere.

* Tantalite, che, appunto, come tantalio del coltan viene utilizzato ancora per produrre condensatori al tantalio.

Oro!

* Gas naturale che, per, la carenza di capitali,  il Ruanda non estrae dalle sue riserve dell'area del lago Kivu, stimate consistenti.

Nel 2018, il governo del Ruanda offrì molte opportunità di collaborazione agli imprenditori  italiani, nel campo degli investimenti e delle attività sostenibili da un punto di vista ambientale.

Erano stati organizzati, nel giugno 2020, due webinar dedicati a tale collaborazione, dal Global Green Growth Institute (GGGI) di Kigali e dall’Autorità Ruandese di Gestione ambientale (REMA), in collaborazione con il Ministero italiano per l’Ambiente e Africa e Affari.

Un progetto di cooperazione per lo sviluppo e gli investimenti in settori quali turismo, trasporti, agricoltura, energia e produzione.

Il secondo incontro, del 10 giugno, già di taglio operativo, in un confronto diretto tra aziende italiane e ruandesi, con queste ultime che avevano presentato i loro  progetti industriali in cerca di partner e di know-how italiano.

“Lo sviluppo della crisi mondiale causata dalla diffusione di COVID-19 impone un riesame delle politiche in materia di salute, protezione ambientale, biodiversità e cambiamenti climatici. Le misure applicate in Ruanda, come in molti altri paesi, per contenere il virus e proteggere la salute della popolazione stanno avendo gravi ripercussioni sulle attività economiche e nelle comunità imprenditoriali, colpendo i lavoratori in molti settori.

Queste conseguenze hanno evidenziato la necessità di sforzi concertati per mitigare una maggiore vulnerabilità e realizzare iniziative più sostenibili e legate alla crescita verde” aveva dichiarato  l’Ufficio GGGI di Kigali.

Lo scopo dei due seminari online e degli incontri b2b tra aziende  era e resta proprio quello di esplorare e promuovere il potenziale clima di investimento del Rwanda, favorendo il trasferimento di tecnologie verdi e creando piattaforme di incontro e conoscenza tra aziende private italiane e ruandesi nelle aree di intervento più rilevanti.

Alla luce di quanto sopra, conoscendo la Francia e i francesi, ecco che, l'iniziativa di ieri, di Emmanuel Macron, più che un tardivo rigurgito di coscienza, fa vedere un progetto di insediamento francese in Ruanda, in aperta competizione con gli imprenditori italiani già attivi sul posto. 

Speriamo che i nostri imprenditori abbiano piantato radici profonde e che il vento del Ruanda, spinto da correnti francesi, non ne indebolisca la presenza, ampiamente meritata.

 

 

 

 

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