Redazione, 3 giugno 2021.

Ciò che non si può fermare, si può copiare entrando in competizione diretta. 

Certo, le Banche Centrali hanno una potenza di fuoco potente e si apre uno scenario fittissimo di dubbi, legati alle nuove correlazioni che una scelta di questo tipo, quasi obbligata, determinerà tra la "moneta" e ogni processo finanziario che la riguarda.

Viene da chiedersi come sarà trattata, per esempio, la variabile tassi, al passivo e al positivo, rispetto alla prassi che conosciamo. 

Viene in mente la finanza islamica, di cui ci siamo occupati, che per ragioni etiche vieta l'applicazione di interessi e che, nel caso, sarebbe, comunque, difficile motivare in un'analisi di tipo razionale e asettico, venendo a mancare qualunque rapporto tra il circolante digitale e i beni reali, per non citare, direttamente le riserve auree delle quali, ormai, si è persa la traccia.

Nella sua RELAZIONE ANNUALE, il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ha riferito, tra l'altro, dell'intenzione della Banca Centrale Europea, di introdurre un Euro digitale che sarebbe affiancato, nella sua circolazione parallela, all'Euro reale.

A tale riguardo, ha detto:

"Con riferimento ai pagamenti transnazionali è stata predisposta una tabella di marcia per il loro sviluppo, con l’obiettivo di renderli meno costosi e più veloci, trasparenti e inclusivi.

Il percorso prevede la definizione di obiettivi quantitativi a livello globale sulle modalità di ampliamento dei collegamenti tra sistemi di pagamento locali, sull’attenuazione di frizioni regolamentari e operative e sulle tecnologie innovative.

Rientrano in tale ambito l’analisi delle implicazioni normative e di vigilanza concernenti le cosiddette global stablecoins e approfondimenti sull’uso di valute digitali e la loro possibile emissione da parte delle banche centrali.

A questo riguardo la Banca d’Italia è impegnata nell’Eurosistema nelle attività di analisi e sperimentazione di possibili soluzioni per l’introduzione di un euro digitale.

È uno sviluppo, questo, da definire con cura tanto nei tempi quanto nelle modalità, anche sulla base delle indicazioni provenienti dalla consultazione pubblica appena conclusa.

L’utilizzo della piattaforma TIPS predisposta dalla Banca per conto dell’Eurosistema per il regolamento dei pagamenti istantanei nell’area dell’euro potrebbe costituirne un fondamentale elemento.

I lavori del G20 sui pagamenti transnazionali intersecano quelli sull’inclusione finanziaria, ambito nel quale la Banca è particolarmente attiva come co-presidente della Global Partnership for Financial Inclusion.

Le analisi in corso mirano a individuare le migliori pratiche in materia di protezione del consumatore ed educazione finanziaria e digitale per il contenimento dei rischi, emersi durante la pandemia, di una digitalizzazione dei servizi finanziari poco inclusiva."

Sul sito della BCE, è stato pubblicato un articolo a firma di Fabio Panetta, Membro del Comitato esecutivo della BCE, e Ulrich Bindseil, Direttore Generale della DG Infrastrutture di mercato e pagamenti, dal titolo:

UNA MONETA DIGITALE DELLA BANCA CENTRALE PER GLI EUROPEI: PREPARARSI AL FUTURO.

"Il progetto avviato dalla BCE riguardo all’eventuale emissione di un euro digitale sta suscitando grandi attese, ma anche dubbi. La BCE attribuisce grande importanza alle preoccupazioni dei cittadini, ed è pertanto impegnata a dissipare ogni possibile equivoco.

Attualmente il dibattito sull’euro digitale è viziato da tre percezioni errate.

La prima è che la BCE intenderebbe eliminare il contante, anche al fine di imporre – per motivi connessi con l’attuazione della politica monetaria – una remunerazione fortemente penalizzante ai detentori dell’euro digitale.

La seconda è che la moneta digitale si rifletterebbe negativamente sull’attività di intermediazione creditizia. La terza è che l’euro digitale sarebbe basato su un modello di attività non sostenibile.

Occorre innanzi tutto chiarire che la BCE non ha preso alcuna decisione definitiva.

Attualmente stiamo analizzando i benefici e i possibili rischi delle diverse opzioni disponibili. Una decisione circa l’introduzione dell’euro digitale sarà presa nei prossimi mesi, al termine della fase di ricognizione.

Ma anche questa decisione non sarebbe definitiva, in quanto avrebbe unicamente l’obiettivo di predisporre le condizioni tecniche, organizzative e legali per essere eventualmente in grado di emettere una valuta digitale. La decisione circa l’effettiva emissione sarebbe presa in una fase successiva.

Le analisi in corso si basano sul presupposto che l’euro digitale affiancherebbe il contante, senza sostituirlo.

I nostri programmi non prevedono l’eliminazione delle banconote, come è stato più volte ribadito dalla Presidente della BCE Christine Lagarde e da altri membri del Comitato esecutivo della BCE, anche alla luce del fatto che le banconote in euro hanno corso legale in base alla normativa europea.

Per di più, la BCE e la Commissione europea son già oggi impegnate affinché il contante continui a essere ampiamente utilizzato nei pagamenti al dettaglio.

Il timore che la BCE possa utilizzare l’euro digitale per spingere la remunerazione della moneta verso valori fortemente negativi è pertanto immotivato.

Data la disponibilità di banconote, i cittadini potranno continuare a detenere moneta a un tasso di interesse pari a zero, e non potranno quindi essere danneggiati dall’introduzione dell’euro digitale.

L’obiettivo dell’euro digitale è quello di offrire ai consumatori la possibilità di utilizzare la moneta della banca centrale per effettuare pagamenti in forma digitale. Si tratta di un obiettivo che non ha nulla a che fare con la politica monetaria.

La preoccupazione che l’euro digitale possa provocare un deflusso di depositi dalle banche è anch’essa ingiustificata.

L’attività di intermediazione creditizia svolta dal settore privato – per il tramite sia delle banche, sia dei mercati – svolge una funzione cruciale nel nostro sistema economico.

Non abbiamo quindi alcuna intenzione di ridisegnare la struttura del sistema finanziario europeo. La raccolta di depositi e l’erogazione del credito sono elementi complementari dell’attività delle banche, che l’euro digitale non separerà.

Abbiamo spiegato, a più riprese, il nostro punto di vista su come configurare l’euro digitale per evitare che esso divenga uno strumento di investimento in grado di condizionare il ruolo delle banche nell’allocazione del risparmio.

Il dibattito pubblico dovrebbe invece concentrarsi sui rischi che insorgerebbero qualora la BCE decidesse di non introdurre l’euro digitale.

Ad esempio, l’Europa potrebbe trovarsi in futuro in una situazione in cui l’offerta di servizi di pagamento sia dominata da operatori esteri quali i giganti tecnologici globali, in grado di offrire su larga scala forme di moneta artificiali.

Una tale situazione potrebbe accentuare la vulnerabilità del nostro sistema finanziario e assoggettare famiglie e imprese alle scelte di un numero ristretto di operatori dotati di un forte potere di mercato.

Prepararsi all’euro digitale rappresenta quindi un modo per tutelare l’autonomia dell’Europa e per evitare scenari indesiderati.

Questi scenari non sono imminenti, ma i cittadini possono non di meno confidare sull’Eurosistema – la BCE e le banche centrali nazionali dell’eurozona – al fine di seguire l’evoluzione di questi rischi e di essere pronti a contrastarli.

Non sorprende che alcuni osservatori oggi non percepiscano i potenziali benefici di un euro digitale.

Ma le istituzioni pubbliche hanno il compito di individuare con tempestività le sfide future e di prepararsi per tempo ad affrontarle; esse devono agire con lungimiranza in difesa dell’interesse dei cittadini, anche se non sempre la via della prevenzione conduce alla gloria.

Al contrario delle imprese private o delle società tecnologiche, che fondano il loro successo sullo sfruttamento di grandi moli di dati, le banche centrali non operano con l’obiettivo di massimizzare i profitti, né traggono benefici reddituali dal possesso di informazioni personali o dall’esercizio del potere di mercato.

L’obiettivo dell’euro digitale sarebbe pertanto quello di offrire ai cittadini uno strumento di pagamento innovativo, sicuro, reso stabile, dall’impegno in suo favore da parte di una banca centrale indipendente.

Esso sarebbe al tempo stesso un presupposto e un elemento integrante, non un’alternativa, allo sviluppo di un moderno sistema dei pagamenti privato. Se introdotto, potrà essere utilizzato senza costi e nel rispetto della privacy, assicurando la possibilità di effettuare pagamenti digitali ovunque nell’area dell’euro.

Per soddisfare queste esigenze, l’euro digitale dovrà essere di facile utilizzo e ampiamente diffuso tra la popolazione.

La BCE sta esaminando come raggiungere questi obiettivi con gli esperti del settore privato, con i rappresentanti del mondo accademico, con l’intera collettività al fine di valutare e comprendere a fondo le esigenze dei cittadini e di facilitare l’eventuale accettazione dell’euro digitale.

Tutto questo richiederà tempo. I nostri doveri nei confronti dei cittadini europei ci impongono di assicurare che la nostra moneta sia pronta per l’era digitale, mantenendo la sicurezza e l’affidabilità dei risultati al centro del nostro impegno."

Il presente post è stato pubblicato come editoriale su Frankfurter Allgemeine Zeitung il 25 marzo 2021.

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