Milano, 4 luglio 2021. Di Fabrizio Brasili, esperto di Scenari e Mercati Finanziari.

Quando nessuno se l' aspettava, forse solo gli attenti arbitraggisti, il Petrolio ha dato scacco matto a tutti i mercati e gli asset,
ormai stanchi e senza spunti notevoli, tali da assurgere alla cronaca pur rarefatta di questo inizio d' estate.
 
Dopo aver dominato le cronache dalla primavera 2020,il petrolio, andato anche, per motivi tecnici soprattutto, in quotazione negativa, aveva fatto base, nel passaggio fra contratto Aprile e Maggio, fra 10 e 12 dollari il barile.
 
Aveva poi fatto una rincorsa ordinata, quasi tecnicamente teleguidata dalle forti mani che contano, come gli stessi più importanti produttori, fino a superare il mese scorso, anche i 65/70 dollari il barile, unanimemente livello tecnico che avrebbe messo tutti d' accordo.
Produttori, che nei vari incontri Opec+, avevano piu' o meno sempre rispettato i tagli produttivi, i consumatori stessi alle prese con una forte ripresa, cominciata dalla Cina, oltre che gli USA, che potevano ricominciare, fra l' altro, ad estrarre Shale oil, ad un prezzo concorrenziale (fra i 40 e 45 dollari il barile), competitivo e commercializzarlo ancora con forti utili, visto i recenti prezzi.
 
Tutto bene quindi....anche oltre!
 
Nel frattempo le materie prime iniziavano la loro forte ripresa,  influenzate anche dall' indebolirsi del dollaro contro euro arrivato anche sulle forti resistenze di 1,2250 contro euro, ma che sostanzialmente continuava a fluttuare in base al solito logico tiro alla fune fra FED e BCE, fra detto livello e 1,18.
 
Il re dollaro, come tutti gli altri mercati ed asset, incominciavano a essere stanchi di queste continue e costanti salite anche oltre il pre Pandemia.
 
Come fare allora ...per creare inflazione stabile, tale da fare scattare in anticipo un ragionevole aumento dei tassi, dare un segnale ancora più forte, da parte della Cina, ma soprattutto dagli USA ed a seguire dall' Europa?
 
Far salire artificiosamente, aiutati si dal vertiginoso aumento dei noli marittimi e delle conseguenti materie prime, ...il petrolio! Ma come? Essendo ormai il prezzo favorevole ed equo  un po' per tutti, come abbiamo detto.
 
Iniziare, creando una specie di continuo arbitraggio fra prezzo greggio USA (WTI), con noli più costosi ed avvicinarlo con sapienti arbitraggi al prezzo del Brent, mare del Nord, più raffinato e con noli molto meno cari.
 
Si e ' quindi passati da uno spread di quasi 10 dollari, con valori assoluti molto bassi come nella prima parte del 2020, ai 2 dollari circa del primo semestre 2021.
 
Ma evidentemente non bastava...il lavoro andava completato!
 
Con la fine del suddetto primo semestre, alle prime sedute di Luglio lo strappo dei prezzi e' pervenuto per entrambi( WTI e Brent) a 75/75,50...equiparandoli.
 
Sarà un errore presto ricomposto dagli stessi bravi arbitraggisti che lo hanno creato?
 
Noi crediamo in una ricomposizione  più lunga e laboriosa che potrebbe portare il petrolio anche poco sotto i 100 dollari il barile,  entro il prossimo autunno inverno, aiutato dalla stagionalità favorevole, oltre che dai consumi dovuti alla ripresa ( effetto cane che si morde la coda o contagio che dir si voglia).
 
Inflazione quindi, quasi senza controlli, con grandi soddisfazioni per il sistema bancario( tassi in aumento) e per buona pace e rassegnazione dei soliti noti e delle generazioni future che ne pagheranno le conseguenze.
 
 
 
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