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Redazione, 7 luglio 2021.

Élisabeth Moreno è una giovane signora, nata nella magnifica terra di CapoVerde, il 20 settembre del 1970.

Dopo essersi trasferita in Francia, ha acquisito la cittadinanza ed è diventata un'imprenditrice che si presta alla politica.

Dal 2020, è in servizio come ministro delegato per l'uguaglianza di genere, la diversità e le pari opportunità presso l'ufficio del primo ministro nel governo del primo ministro Jean Castex.

Ha appena dichiarato alla Francia: "L'universalismo repubblicano va difeso risolutamente contro chi vede in esso solo uno slogan vuoto"

Il suo messaggio sarebbe stato perfetto anche in Italia.

La condizione che denuncia, lei, parte in causa, è diffusa in tutta l'Europa che spinge verso il "pensiero unico" che cerca di farsi largo, appunto, come fosse pubblico ministero permanente...

Secondo la sua autorevole percezione, gli  "antirazzisti portano la voce di un attivismo che ha preso 'una svolta identitaria' e tende a segmentare le comunità, dividendo più che unendo."

Prosegue:

"... ogni forma di discriminazione, qualunque essa sia, deve essere combattuta. 

Tuttavia, una cosa oggi è chiara: l'universalismo è sotto attacco da tutte le parti. 

E con lui si sgretola l'unicità della Repubblica. 

Lungo la strada, è l'origine stessa della nostra patria con un'identità multipla che stiamo distruggendo. 

Questo insieme di strati che in definitiva significa che 'siamo tutti aggiunti' , per citare Romain Gary [1914-1980].

Da donna di colore nata a Capo Verde, prodotto della scuola repubblicana, queste parole risuonano in me con un'eco particolare. 

Tuttavia, da diversi anni, il mio 'mescolamento identitario' è stato preso nella morsa del dibattito pubblico, bistrattato da nuovi termini apparsi nei media, nella politica e nel mondo accademico: 'razzializzato', 'pensiero decoloniale', 'razzismo di Stato', ecc. 

Parole dolorose quelle stesse che dovrebbero qualificare e che installano meccanicamente 'quelle opposte' sulla banchina.

Sostituire la lotta di classe con la lotta delle razze crea discordia in un momento in cui il nostro Paese (la Francia) ha più che mai bisogno di armonia"

La cura è peggio della malattia. 

Segmentando le comunità, essenzializzando, erigendosi a pubblici ministeri permanenti, alcuni dei nuovi sostenitori della lotta antirazzista stanno distruggendo la base universalista su cui si basa il nostro modello repubblicano. 

Di conseguenza, questo nuovo attivismo divide più di quanto unisca, imprigiona più di quanto rilasci, ravviva le ferite più di quanto le sutura."

Chi può dirsi più esperto dei mali che affliggono le eventuali vittime di razzismo delle stesse vittime dell'eventuale razzismo?

Moreno parla anche di un vezzo maldestramente importato dagli Stati Uniti in Europa.

In Europa, in Italia, assistiamo ad una sorta di zuccheroso paternalismo che eleva i suoi attori, per autocompiacimento e auto celebrazione, ponendo ad un livello inferiore quelli che, con ipocrisia massima, affermano di voler difendere mentre, di fatto, ne calpestano la dignità e li espongono ad un nuovo odio alimentato dalla tentazione di imbavagliare tutti gli altri, nel delirio del loro accanimento.

Il paternalismo zuccherino trasforma in "diversi" tutti quelli che vorrebbero essere "uguali".

 

 

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