Redazione, 16 luglio 2021.

Gorman ha dichiarato, rivolto ai suoi dipendenti, "Se puoi andare in un ristorante a New York, puoi entrare in ufficio."

 
L'aspettativa di Gorman è che i suoi dipendenti tornino tutti a lavorare in ufficio dal 6 settembre, giorno della festa del Labor Day.
 
Non vede bene i dipendenti che rifiutano di lavorare regolarmente presenti in ufficio e striglia: "Se vuoi essere pagato a New York, lavori a New York. " 
 
Come Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, Gorman spiega la sua posizione: 

 “Il ritorno in ufficio è stato particolarmente importante per i membri più giovani del personale che si stavano formando sul posto di

lavoro. “[L'ufficio è] dove insegniamo, dove imparano i nostri stagisti. È così che sviluppiamo le persone. 

Dove costruisci tutti i segnali morbidi che accompagnano una carriera di successo che non riguardano solo le presentazioni Zoom."

Questo atteggiamento è prevalente nelle banche della vecchia scuola.

Diversa è la posizione delle aziende a forte contenuto tecnologico che favoriscono, invece, un modello ibrido e flessibile.

Il CEO di Google, Sundar Pichai, ha previsto un piano che prevede che circa il 60% dei Googler si riuniscano in ufficio per alcuni giorni alla settimana, un  20% lavorerà in nuove sedi ed il restante  20% lavorerà da remoto. 

Sul fronte bancario, anche David Solomon, amministratore delegato di Goldman Sachs, ha dichiarato mercoledì che vuole che i suoi 40.000 dipendenti tornino in ufficio. 

Ha definito il lavoro a distanza una "aberrazione". 

Ha detto che il lavoro da remoto "per un'azienda come la nostra, che è una cultura dell'apprendistato innovativa e collaborativa,

questa non sia la soluzione ideale.

E' un'aberrazione che correggeremo il prima possibile."

Ed ancora: "La maggior parte dei professionisti impara il proprio lavoro attraverso un modello di apprendistato, che è quasi

impossibile da replicare nel mondo Zoom. 

Nel tempo, questo inconveniente potrebbe minare drasticamente il carattere e la cultura [delle persone e della società]."

Anche da JPMorgan, "Le riunioni Zoom in realtà rallentano il processo decisionale perché c'è poco seguito.

Con il lavoro a distanza, c'è un'assenza di "apprendimento spontaneo e creatività perché non incontri persone alla macchina del

caffè, parli con i clienti in scenari non pianificati, non viaggi per incontrare clienti e dipendenti per un feedback sui tuoi prodotti e servizi". 

Certo, le modalità Zoom possono essere utili in occasioni particolari ma non possono sostituire il lavoro del gruppo fisico ed il suo patrimonio di scambio sociale. 
 
Siamo dalla parte di Solomon e degli altri: il lavoro a distanza è un'aberrazione, isola le persone, comprime o azzera l'opportunità del confronto, priva dell'arricchimento culturale e professionale reciproco.
 
 
 
 
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