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Redazione, 8 settembre 2021.

Il 7 dicembre del 2017 si raggiunse l'accordo, non semplice,  sulle norme che fanno BASILEA III.

Era il tempo in cui Mario Draghi era Presidente della BCE e del Ghos (Group of Governors and Heads of Supervision) che guida il Comitato di Basilea.

La partenza era stata legata alla verifica della dimensione assunta dal Sistema Finanziario, della presenza di banche troppo grosse per lasciarle fallire (TBTF - Too Big To Fail) e dell'uso eccessivo di leverage.

L'obiettivo era e resta quello di potenziare la capacità di resistenza delle banche all'urto degli shock finanziari.

Si potrebbe anche tradurre nella volontà di assumere meno rischi di credito da parte del sistema bancario.

Draghi disse allora:

Un risultato sofferto, che mette la parola fine alla fase della costruzione dell’impianto di Basilea 3 e che apre adesso una fase di transizione di 5 anni nel corso dei quali ci si dovrà concentrare sull’implementazione della cornice normativa creata a partire dalla crisi finanziaria del 2008 per rendere più solide le banche.

Basilea III, prevede:

· la quota di capitale proprio, in particolare quella del “nocciolo duro” del core capital, chiamata anche “Tier I”, viene gradualmente innalzata dall’attuale 2% al 4,5%;

· il supplemento del core capital, costituita dai conferimenti taciti e dalle obbligazioni proprie, deve essere pari almeno all’uno e mezzo percento;

· a partire dal 2015, il core capital complessivo dev’essere pari almeno al 6%;

· il rapporto tra capitale complessivo e attività ponderate a rischio deve risultare almeno pari all’8%.

In sostanza, un incremento sostanziale dei requisiti patrimoniali delle banche.

Per molte, tra queste, grossi problemi a livello sistematico con un aut-aut che si è aperto:

· incrementare il capitale proprio, con difficoltà;

· negare finanziamenti più rischiosi, riducendo così l’attività creditizia ed anche gli utili derivanti.

Dal punto di vista degli osservatori più critici, BASILEA III porterà alla contrazione dell'attività creditizia.

Con BASILEA III, solo le aziende con rating “ottimi” avranno accesso al sistema creditizio, mentre le altre saranno escluse o costrette a pagare interessi più elevati.

Data l'attuale situazione, peggiorata dall'avvento dei limiti imposti con provvedimenti-Covid, l'Economia Europea, per risollevarsi, avrebbe bisogno dell'esatto contrario o circa.

Lo scenario che si profila è di clienti con rating “AAA” che continueranno a pagare interessi del 3,5%;  i clienti con rating “CCC”,  potrebbero pagare interessi  dell’8-10% o potrebbero essere espulsi dal sistema finanziario.

Le critiche nei confronti di Basilea III, evidenziano anche che le attività speculative messe in atto con derivati e strumenti finanziari analoghi siano interessate solo marginalmente o per nulla.

Tant'è che insigni esperti chiedono che Basilea III sia integrata e ampliata, così da includere tra le operazioni soggette a valutazione tutte quelle messe in atto dalla banca, comprese le attività speculative.

Alcuni chiedono che le attività speculative siano fortemente circoscritte o addirittura vietate.

I banchieri faranno orecchie da mercante per molte ragioni e tra queste, gli utili come priorità da perseguire, che è la più ovvia.

Se viene meno dall'attività creditizia si compensa con quella speculativa.

The Economist definì le norme per contenere l'attività speculativa bancaria: “not particulary tough”.

In questo contesto abbiamo visto i pessimi affari fatti dai Governi Nazionali che hanno "salvato" le banche e i managers delle stesse banche proseguire allegramente nella loro condotta spregiudicata con due certezze in tasca:

  • se va male ci salva il governo con fodni pubblici;
  • se va bene, utili a manetta e bonus galattici.

Gli economisti sintetizzano con “moral hazard”.

 

 

L'UE dovrebbe attenersi all'accordo di Basilea III
La Commissione europea sta attualmente preparando una proposta legislativa per attuare le parti finali del quadro di Basilea III 
concordato a livello globale per le banche.
La crisi finanziaria globale del 2007-2010 ha chiaramente dimostrato la necessità di rafforzare il trattamento prudenziale delle
banche e ci sono voluti circa 8 anni per
concordare tutti gli aspetti dell'accordo di Basilea III. Noi, in qualità di autorità di vigilanza prudenziale e di banche centrali dell'UE,
sosteniamo fortemente
un'attuazione completa, tempestiva e coerente di tutti gli aspetti di questo quadro. A nostro avviso, questa attuazione dovrebbe
aderire sia alla lettera che allo spirito
dell'accordo di Basilea III. Diluire il quadro non sarebbe nel migliore interesse dell'Europa. La pandemia mostra che le banche
più resilienti sono in grado di sostenere
meglio l'economia reale, anche durante i periodi di crisi. Garantire la resilienza delle banche è quindi positivo per la crescita
economica, cosa di cui l'Europa ha
chiaramente bisogno. L'adesione al quadro di Basilea faciliterebbe anche il monitoraggio del mercato, poiché semplifica i
confronti tra le diverse banche. Ciò, a sua volta,
aiuterebbe nella ristrutturazione tanto necessaria del settore bancario europeo.

Il 7 settembre, sui siti di tutte le Banche Centrali UE è stato pubblicato il testo della missiva:
Sia la crisi finanziaria globale che la pandemia hanno dimostrato le interdipendenze tra le economie a livello globale. 

Quello che succede nel mercato dei subprime statunitensi o a Wuhan ci riguarda tutti.

In un ambiente del genere, stiamo tutti meglio implementando gli standard minimi per garantire la resilienza di cui tutti abbiamo
bisogno.

L'UE non fa eccezione.

Inoltre, se l'UE si discosta dall'accordo, l'attuazione può anche fallire in altri paesi.

È pertanto nell'interesse a lungo termine dell'UE attuare le norme concordate a livello mondiale, compresi tutti gli aspetti
dell'accordo Basilea III, in modo completo, tempestivo e coerente.

Questo ha tre importanti implicazioni.

In primo luogo, l'output floor dovrebbe essere attuato come concordato a Basilea, con tutte
le misure patrimoniali basate sul rischio
e le riserve calcolate sulla base di un unico insieme di attività ponderate per il rischio. 

Questo ha diversi vantaggi.

È semplice e trasparente.

Riduce la variabilità delle attività ponderate per il rischio.

Si costruisce fiducia nelle strutture patrimoniali delle banche.

Migliora la parità di condizioni tra banche che utilizzano modelli interni e banche che utilizzano modelli standardizzati, nonché tra
banche diverse che utilizzano modelli interni in tutto il mondo.

Aumenta anche l'utilizzabilità dei buffer di capitale.

Un approccio a stack parallelo all'output floor non ottiene questi vantaggi e pertanto non dovrebbe essere perseguito.

Inoltre, si dovrebbe considerare di applicare l'output floor a tutti i livelli di consolidamento, coerentemente con altri requisiti
prudenziali, come il coefficiente di leva finanziaria.

In secondo luogo, il nuovo approccio standardizzato di Basilea per il rischio di credito dovrebbe essere attuato come concordato a
livello globale.
Questo nuovo
approccio è più sensibile al rischio rispetto al vecchio. Comporta un delicato equilibrio tra i rischi nei diversi tipi di
esposizione e dovremmo preservare tale
equilibrio.
In terzo luogo, le deviazioni specifiche dell'UE dovrebbero essere ridotte al minimo. 

Ci sono già alcune deviazioni da Basilea e queste dovrebbero essere rivalutate.

Inoltre, l'UE dovrebbe astenersi dal fare ulteriori esenzioni da Basilea III o dal rendere più complesso il quadro normativo bancario.
Per concludere, vogliamo sottolineare la necessità di un'attuazione completa, tempestiva e coerente di tutti gli standard di Basilea III.

Questo è stato concordato a livello globale, sia dai governatori e capi della vigilanza dei membri del Comitato di Basilea1, sia dai
leader del G202.

L'UE dovrebbe mantenere questo impegno.

È nel nostro comune interesse.
 
 
 
 
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