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Milano, 30 marzo 2021 - di Annastella Gambini - docente di didattica della biologia - Università degli Studi di Milano - Bicocca

La soluzione dei grandi problemi dell'ambiente esige una riflessione profonda dell’idea di sostenibilità.

La storia dell’evoluzione biologica a cui dobbiamo la nostra esistenza sulla terra è proceduta con tempi e mezzi molto diversi da quelli oggi accelerati dalle tecnologie a nostra disposizione.

Se avessimo, della nostra storia umana, una visione diversa, se ci vivessimo molto più vicini ai nostri antichi progenitori così come a coloro che verranno, potremmo intraprendere meglio una strada di atteggiamenti sostenibili.

Una simile visione, infatti, dovrebbe rendere più facile e più spontaneo adottare atteggiamenti e scelte sostenibili, per lasciare alla vita che verrà la possibilità di esistere ancora sulla Terra.

Stiamo consumando ormai da tempo le risorse naturali più velocemente di quanto la biosfera le possa rigenerare (Wackernagel et al., 2002).

Per contrastare questo aspetto è stato realizzato dagli anni ’60 in Europa uno strumento di politica ambientale (EIA: environmental impact assessment ) che valuta l’impatto ambientale dei singoli Stati.

Questo parametro è accompagnato da risultati di diversa efficienza: ottimi nel caso di Giappone, Korea, Olanda, scarsi nel caso di USA, Cina, Russia e Peru.

Si invocano da più parti prassi di sostenibilità, per le quali occorre attuare un nostro grande cambiamento: assumere atteggiamenti e abitudini – definiti stili di vita – diversi da quelli che abbiamo adottato.

Dobbiamo “cambiare”, dobbiamo cambiarci e cambiare la nostra vita e, da questo punto di vista, la pandemia ci sta “allenando”. Alcuni riescono bene, altri faticano a trovare un diverso equilibro esistenziale.

Non basta capirlo o intuirlo a livello singolo o di comunità, occorre piuttosto dedicare risorse a studiare a fondo tale aspetto e le sue caratteristiche, cosa difficilmente affrontabile se non in modo transdisciplinare.

Solo così si potranno veramente attuare aspetti sostenibili nelle scelte quotidiane.

Un chiarimento appare qui necessario: l’accezione più comune con la quale si utilizza il termine sostenibilità è quella con cui ci si riferisce a qualcosa che si ritiene di “essere in grado di fare”, ma il termine, coniato in occasione della Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo (WCED: ) nel 1987, sta a significare il mettere in atto azioni e scelte virtuose i cui effetti possono perdurare nel tempo fino a raggiungere i nostri discendenti futuri e che sono indipendenti dal nostro benessere attuale.

Non è sostenibile o meno la cifra da pagare per una merce o le ore di lavoro da dedicare a un’attività; è sostenibile l’organizzazione di pratiche sociali per cui le risorse siano equamente distribuite in modo che la qualità della vita migliori per tutti che siamo i potenziali predecessori di coloro che verranno.

È sostenibile l’apprendimento di pratiche colturali che prevedano un minor consumo di acqua o una dieta senza abuso di carne per ridurre il riscaldamento atmosferico, l’inquinamento e la sottrazione di suolo da parte degli allevamenti intensivi.

È sostenibile la conservazione di ambienti che garantiscono grandi serbatoi di biodiversità come le foreste, le acque oceaniche e quelle interne.

Come scrive Fritjof Capra: la sostenibilità consiste nell’organizzare la comunità in modo che gli stili di vita, le attività economiche e le tecnologie non ostacolino l’intrinseca capacità della natura di sostenere la vita. (Capra 1996)

Molte autorevoli fonti sia in campo ecologico sia economico affermano, che senza questo cambiamento epocale, le generazioni future pagheranno il nostro egoismo e i nostri errori, come noi oggi stiamo in parte pagando quelli di quanti ci hanno preceduto, anche se lo scenario del futuro appare estremamente più grave.

Per frenare il prelievo incommensurabile di risorse e per conservare quello che rimane del nostro ambiente naturale, pena la distruzione della vita sull’intero pianeta, sembra imprescindibile riconsiderare la relazione uomo-ambiente.

Come afferma Sandro Pignatti (2000), se si intende per “ambiente” un sistema complesso che si mantiene grazie al funzionamento delle sue componenti in una condizione tale da consentire la vita al suo interno, non lo si deve considerare il luogo in cui l’uomo vive, ma il sistema di cui fa parte e di cui condivide inevitabilmente le sorti. L’autore spiega inoltre come siano incompatibili, anche dal punto di vista termodinamico, il sistema produttivo attuale e quello ecologico e di come sia impossibile attuare la compensazione dei prelievi di risorse costanti da parte del primo dal secondo.

Per affrontare tutto ciò, nella speranza di risolvere o diminuire l’impatto antropico sull’equilibrio ormai precario del nostro Pianeta, occorrerebbe coinvolgere i grandi poteri della società nella pratica di una visione sistemica della realtà e nell’immaginazione di quella futura.

Due sono gli ostacoli fondamentali a tutto ciò: anzitutto questo ribaltamento, perché sia efficace e durevole, deve essere capito e a ciò devono concorrere conoscenze provenienti da discipline diverse che spesso appaiono molto lontane tra loro e con epistemologie peculiari – economia, storia, fisica, chimica, ecologia, ecc.

Una vera interdisciplinarità, molto spesso proclamata a parole, non è facile da praticare in una cultura che in cui prevale la separazione delle diverse discipline, piuttosto che la loro integrazione.

L’altro ostacolo è quello di come trasmettere una visione positiva di questo drastico mutamento di stile di vita. La decrescita, cioè il passaggio da un’economia basata solo sul presente a un’economia del futuro (Costanza 2015), è generalmente vissuta come una limitazione: «Avrò meno cose da possedere, meno denaro da spendere, meno vestiti, ecc.».

D’altra parte l’acquisto di tempo, la diminuzione della velocità nell’ottenere le cose assaporando lentamente il desiderio, il sentirsi fittamente intrecciati con tutto il resto della vita sul pianeta – con le foreste e i ghiacci, con i fiumi e l’acqua che scorre, con la libertà di molte persone che oggi non l’hanno, con l’aria pulita ecc. – sono solo alcuni dei valori acquisibili, ma che difficilmente appaiono come appetibili.  (Jackson 2009)

Su questo punto appare necessaria una premessa educativa che si avvii precocemente nella vita dei singoli. Sterling (2014)

L’educazione alla sostenibilità risulta la più importante e urgente forma di educazione da attuare oggi (che è in parte conoscenza, in parte esperienza e assimilazione di essa nella propria vita quotidiana e nelle proprie abitudini).

Una delle strategie per mettere in atto questo aspetto fondamentale è lavorare sulla creatività. A scuola, nella società dei consumi, nella vita di chi amministra le nostre città e i nostri luoghi di cultura la creatività sembra non trovare lo spazio che si merita.

Occorre un grande lavoro che prima di essere informativo dovrebbe essere formativo: una vera e propria educazione alla sostenibilità dovrebbe anzitutto coincidere con l’alfabetizzazione a un linguaggio nuovo, da apprendere totalmente.

Stephen Sterling (Sterling 2009), direttore del Dipartimento di educazione allo sviluppo sostenibile di Plymouth e consulente di organizzazioni internazionali per l’educazione ambientale e alla sostenibilità, afferma: «La qualità, la profondità e il livello dell’apprendimento che avranno luogo su scala mondiale nei prossimi dieci o venti anni saranno fondamentali per il futuro dell’umanità».

Egli conferisce un grande valore all’educazione e alla diffusione ad ampio raggio della necessità del cambiamento invocato da tutte le pratiche di sostenibilità.

Alcune idee, qui elencate solo come titoli, si potrebbero proporre:

magazzino creativo (Gambini 2017), disegni con i semi, passi nel bosco, storie di piante (proposte “Dentro al mondo delle piante” SBI-LO: Società Botanica Lombarda 2021).

Bibliografia

  • Wackernagel M.et al. (2002) Tracking the ecological overshoot of the Human economy. PNAS 99, 14 http://www.pnas.org/content/99/14/926

  • Capra F. (1996) The Web of Life: A New Scientific Understanding of Living Systems 

  • Pignatti S., Trezza B. (2000) Assalto al pianeta. Bollati Boringhieri.

  • Costanza R., Cumberland John H, Daly Herman, Goodland Robert, Norgaard Richard B, Kubiszewski Ida, Franco Carol, CRC Press Taylor and Francis Group. 2015

  • Sterling, S. (2009) ‘Towards ecological intelligence’ in Stibbe: The Handbook of Sustainability Literacy – Skills for a changing world, Green Books, Dartington.

  • Gambini A. (2017) Un magazzino creativo come prassi di sostenibilità. In Materie intelligenti a cura di M. Guerra. Ed Junior

  • Jackson T. (2009) Prosperity without Growth: Economics for a Finite Planet. Earthscan.

  • The World Commission on Environment & Development (1987) Our Common Future.

  • Sterling S. (2014) Educazione sostenibile Anima Mundi

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