Milano, 30 aprile 2021 - di Luca Cerchiari, scrittore, docente universitario, dirige dal 2014 il Master universitario di primo livello in "Editoria e produzione musicale" presso l'Università IULM di Milano.

Giuseppe “Pippo” Barzizza,

nato a Genova nel 1902 e scomparso nel 1994, divenne noto non solo perché l’Eiar, la Rai di allora, gli affidò nel 1935 la direzione di una delle due principali orchestre musica leggera (l’altra, votata al repertorio melodico italiano, era affidata a Cinico Angelini, nome d’arte di Angelo Cinico), ma anche perché, dopo gli studi classici, si era innamorato del jazz, e aveva saputo coniugare elementi di questo nuovo genere con l’estetica della canzone italiana e dei brani ballabili, dando vita a uno stile che piaceva molto al pubblico e che il regime fascista tollerò per ignoranza, nonostante le sue crescenti avversioni alla cultura internazionale e statunitense.

Grazie alla popolarità radiofonica Barzizza e Angelini sono entrati per almeno vent’anni nell’immaginario del grande pubblico, realizzando in parallelo una nutrita serie di incisioni discografiche su 78 giri .

La carriera di Pippo Barzizza, ora raccontata da un documentato e piacevole libro di Freddy Colt, inizia nel capoluogo ligure, dove dopo studi classici il dotato violinista si butta anima e corpo a suonare quel jazz che arriva in città sulle navi che fanno la spola tra il porto cittadino e quelli d’Oltreoceano, e che in termini orchestrali egli ha iniziato ad apprezzare anche seguendo il modello del “re del jazz” americano, Paul Whiteman.

E’ a Milano, dove poi si trasferisce, città pullulante di attività dal vivo ed editoriali, che Pippo  fonda il suo primo complesso, i Blue Star, che a un certo punto include anche Cinico Angelini.

E sulla scorta dei primi successi discografici ed editoriali (per la Fonit, la Carisch, la Suvini e Zerboni e altri marchi ancora celebri) Barzizza approda quindi alla radio pubblica, sostituendo un direttore inglese nominato e licenziato-per ragioni politiche-nel giro di pochi mesi, Claude Bampton.

L’Eiar gli offre un posto sicuro e non molto remunerato, ma che nel tempo gli darà fama e guadagni collaterali, facendone un piccolo “re del jazz” in formato nazionale, e soprattutto una celebrità in termini mediatici.

Barzizza va a Torino e assembla una formazione di 16-17 musicisti cui conferisce affiatamento e vigore, e che ospita, nello stile Swing del tempo, voci rese note dalla diffusione radiofonica, incidendo in parallelo per la Cetra, la casa discografica pubblica consociata dell’Eiar, e pubblicando per le relative edizioni, che hanno sede come la radio e la società discografica in via Arsenale.

E’ l’epoca d’oro della sua notorietà, quella di canzoni, con i suoi arrangiamenti, come Ma le gambe, Bambina innamorata, Non dimenticar le mie parole, Mille lire al mese, che riescono a coniugare l’italianità di testi e melodie con ritmi e armonie di gusto jazzistico, sovente mutuate dal grande modello di Duke Ellington, e poi anche di Glenn Miller.

Le voci sono quelle di Nunzio Filogamo, del Trio Lescano, di Ernesto Bonino, e poi ancora di Alberto Rabagliati, e, a partire dagli anni Quaranta, anche di un giovane gruppo vocale nato a Roma, il Quartetto Cetra.

Il gruppo, che nel tempo farà squadra con un altro musicista italiano di questo periodo molto legato anche al jazz, Gorni Kramer, tra il 1942 e il 1949 (quando nella formazione entra Lucia Mannucci), deve molto della sua ascesa alla notorietà al rapporto con Barzizza, col quale incide brani quali Oggi ho visto un leon e l’americano Route 66.

Come mette in luce il riuscito libro di Colt, nome d’arte di un musicista e pubblicista ligure, la lunga carriera di Barzizza non si conclude con l’esperienza radiofonica, per indirizzarsi, a Roma, al cinema e alla relativa attività di compositore di colonne sonore, firmando le musiche di quasi trenta film di Mario Mattoli (tra cui Fifa e arena, con Totò), Vittorio Metz, Carlo Ludovico Bragaglia e Camillo Mastrocinque.

E’ l’epilogo di una lunga vita, gli ultimi anni della quale Barzizza ha trascorso serenamente, con la famiglia, a Sanremo.

Freddy Colt, L’astro di Pippo Barzizza. Vita e opere del “re del jazz” italiano, Carocci.

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