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Categoria: DALL'ITALIA
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A cura di Ufficio Stampa - Credito Emiliano SPA

L’indagine nasce all’interno di Opinion Leader 4 Future,

progetto triennale tra l’Ateneo e Gruppo Credem, volto ad osservare il ruolo dei leader di opinione nel panorama comunicativo ed informativo;

● l’approfondimento, svolto su un campione di donne, si inserisce nella più ampia ricerca “Patteggiare con la pandemia” che analizza i cambiamenti della pandemia sulla vita degli italiani;

● il 77% delle donne intervistate ritiene che la pandemia abbia cambiato positivamente il proprio modo di informarsi;

● disciplinate (45%), rassegnate (37%), reattive (17%) sono tre declinazione del ruolo della donna in seguito ad un anno di pandemia.

Donne e tecniche di sopravvivenza durante la pandemia, è questo il tema trattato da “Lo sguardo femminile sul Covid”, l’approfondimento svolto su un campione di donne* relativo al cambiamento nel loro stile di vita durante la pandemia. In particolare, gli ambiti che sono stati approfonditi sono i cambiamenti principali avvenuti nella vita quotidiana e il rapporto con l’informazione, che hanno permesso di definire tre categorie del ruolo della donna.

L’indagine si inserisce all’interno di Opinion Leader 4 Future, programma di ricerca triennale dell’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (Almed), in collaborazione con le Media Relation di Credem Banca, finalizzato ad analizzare la rilevanza ed il ruolo dei nuovi opinion leader nel panorama informativo nazionale ed internazionale.

La ricerca Più nello specifico, l’approfondimento è stato effettuato all’interno di un più ampio campione di italiani interpellati nell’ambito della ricerca Patteggiare con la pandemia.

Tale indagine riguarda i cambiamenti di questi mesi nella percezione sociale e nei consumi informativi degli italiani ed è stata condotta dall’Università Cattolica e dall’Istituto 2b Research & Analysis, guidato dall’amministratore delegato e docente dell’Università Marialuisa Bionda.

I cambiamenti principali Nell’anno della pandemia le donne hanno avuto un ruolo complessivamente normativo ed adattivo rispetto al proprio gruppo familiare di riferimento: una percentuale più alta di donne (27%) rispetto al 18% degli uomini dichiara di essere ancora molto preoccupata e solo il 6% di loro mostra un atteggiamento positivo rispetto all’13% degli uomini. Infatti, Il 51% afferma di avere ancora un atteggiamento molto scrupoloso nell’adottare misure di prevenzione (rispetto al 41% degli uomini); il 46% dichiara di non aver assunto un atteggiamento più rilassato nei confronti delle misure di prevenzione; e solo il 13% è tornata a ospitare familiari o amici in casa, percentuale che sale al 22% sugli uomini.

Tuttavia, dalla ricerca emerge come le donne continuino a gestire la pandemia e a “patteggiare” con essa. La donna ha assunto, nel corso dei mesi di emergenza, il ruolo di figura di riferimento nella gestione della crisi: strutturando routine, pianificando attività e proteggendo il proprio nucleo familiare dal contagio.

Le donne si sono ritrovate a dover gestire la propria vita e quella dei propri cari in un ambiente completamente diverso, questo, secondo la ricerca, ha ridisegnato le loro abitudini e i comportamenti: cambiare il modo di fare la spesa (55%), modificare le dinamiche lavorative (41%) e riadattare l’abitudine di cura verso se stessa (31%).

Anche il modo di vivere la casa ha subito delle modifiche per il 41% delle donne, tra queste il 29% ha deciso di apportare modifiche alla propria abitazione, percentuale che sale al 35% quando si tratta di donne con figli.

Rapporto con l’informazione L’informazione rappresenta, in generale e soprattutto durante uno stato di emergenza, la forma più esplicita di negoziazione con il mondo. Complessivamente, il 77% del campione femminile ritiene di aver cambiato positivamente il proprio modo di informarsi.

Questa informazione è stata nel corso della pandemia segnata da marcati picchi attenzionali per ben il 40% del campione e in misura leggermente maggiore per le donne (42%) vs gli uomini (37%).

Le donne in particolare sono state capaci di trasformare l’informazione in una risorsa pratica: informandosi in modo mirato in relazione ai nuovi DPCM (che hanno rappresentato un picco informativo per il 71% del target femminile rispetto al 64% del target maschile), ma anche astenendosi con più frequenza dalle informazioni quando ritenute ridondanti (19% rispetto all’11% del target maschile).

Tre cluster Alla luce di quanto emerso dalla ricerca, i cambiamenti nella gestione della vita personale e familiare e nell’approccio all’informazione da parte della donna hanno generato tre diverse macro declinazioni del loro ruolo:

● le disciplinate (45%), sentono di avere trovato delle modalità di gestione più o meno stabili e che le rassicurano. Rispetto all’universo informativo sono i soggetti che si aggiornano in maniera più mirata e puntuale;

● le rassegnate (37%), molto spaventate all’inizio, hanno nel tempo percepito la fatica del dover trovare costantemente nuove risorse per far funzionare la quotidianità. Sono le più critiche nei confronti delle misure di prevenzione e dubbiose verso le news relative alla pandemia;

● le reattive (17%), percepiscono la fatica della quotidianità, ma cercano di affrontarla in modo il più proattivo possibile. Nei confronti dell’informazione sembrano presentare un atteggiamento più positivo, consultando spesso più fonti. “La donna e il suo ruolo performativo rispetto alla realtà è culturalmente, antropologicamente e socialmente al centro di rappresentazioni e narrazioni molteplici che ne enfatizzano il ruolo cruciale nel processo di negoziazione con la realtà.

Far emergere un senso, rielaborare, comprendere e – soprattutto – attivare una profonda comprensione della natura delle cose sono le funzioni spesso attribuite agli archetipi femminili”, ha dichiarato Maria Luisa Bionda, docente dell’Università Cattolica e Amministratore Delegato di 2b Research & Analysis.

“Il periodo attuale dà una nuova visione di questo ruolo, rendendo evidente la centralità della donna (delle donne) nella negoziazione di senso con una realtà complessa, frammentata, da ricostruire nella quotidianità e nelle prassi.

Le donne sono oggi l’epicentro attorno al quale fluttua una realtà che ha perso di fondamento perdendo ritualità e prassi che la definivano e la orientavano.

Ritrovare un senso, accettare, normalizzare, valorizzare la nuova quotidianità è un compito che le donne hanno assunto in modo diffuso e trasversale in questo periodo pandemico, caricandosi del peso emotivo della disgregazione, ma allo stesso tempo vivendo con orgoglio e rinnovata consapevolezza il proprio ruolo”.

“Durante la pandemia il flusso informativo si è concentrato maggiormente attorno all’ambito sanitario, ma fenomeni di attenzione selettiva si verificano storicamente su tutte le tematiche che irrompono improvvisamente nella nostra vita quotidiana dal settore economico a quello sociale ed ambientale”, spiega Lucio Dionisi, Responsabile Media Relation del Gruppo Credem.

“Questa ricerca ci fa capire come la comunicazione influisca sul nostro processo decisionale sia per questioni di ordine quotidiano che su temi di estrema rilevanza per il nostro futuro”.

La ricerca è stata effettuata su un campione di 300 donne all’interno di un panel più ampio di 600 persone che è stata alla base della Ricerca “Patteggiare con la Pandemia”.

Il Gruppo Credem, tra i principali istituti bancari italiani e tra i più solidi d'Europa, è presente sul territorio in 19 regioni con 598 tra filiali, centri imprese, centri small business e negozi finanziari, 6.288 dipendenti, 839 consulenti finanziari e 490 tra agenti e collaboratori di Avvera.

Il Gruppo opera con 14 società specializzate in diversi settori di attività quali wealth management, leasing, factoring, finanziamenti ai privati, assicurazioni. L'Università Cattolica del Sacro Cuore, fondata nel 1921 è l’unica Università italiana che vanta una dimensione nazionale con i suoi cinque Campus: Milano, Piacenza, Cremona, Brescia e Roma ed è articolata in 12 facoltà e 7 alte scuole oltre che composta da una rete di strutture sanitarie tra cui il policlinico Agostino Gemelli. 2B Research nasce nel 2005, raccogliendo una competenza professionale sviluppata in 20 anni di ricerche e avendo come obiettivo l’innovazione degli approcci nel rispetto della dimensione euristica della ricerca.

In particolare oggi si muove nel territorio della raccolta dati con un approccio il più possibile correlato ad una dimensione di engagement, considerando l’intervistato un vero e proprio partner nel processo di conoscenza a cui le ricerche sono finalizzate. ALMED, Alta Scuola in Media, comunicazione e spettacolo è la struttura dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di formazione post-laurea nel campo dell’informazione giornalistica e della comunicazione al servizio delle imprese, dei media, delle istituzioni e dei territori.