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Redazione, 28 maggio 2021

In questi giorni, notizia principe sui media è la tragedia del Mottarone.

Pare siano già state arrestate, a Verbania, 4 persone presunte responsabili e, tra queste, il gestore dell'impianto.

La procuratrice incaricata ha riferito che  “Per evitare disservizi hanno manomesso il sistema di freni di emergenza” aggiungendo che, comunque, "non si esclude l'errore umano".

Le ipotesi di reato nei confronti del direttore di servizio e del capo operativo sono di  omicidio colposo aggravato

Secondo la ricostruzione degli inquirenti il forchettone (o pinza) che blocca il funzionamento del freno di emergenza non sarebbe stato dimenticato inserito, ma potrebbe essere stato lasciato volutamente in quella posizione per consentire di aggirare un blocco e sfruttare la domenica di sole sul Lago Maggiore in attesa della riparazione nei giorni successivi.

Quindi, la riparazione era in programma.

Nel contesto, si torna al decreto del Ministero dei Trasporti (25 gennaio) che aveva concesso una proroga di un anno delle scadenze delle revisioni generali e speciali quinquennali per gli impianti a fune di tutta Italia.

Perchè? La ragione la conosciamo tutti.

Questi operatori appartengono all'infinito elenco delle attività bloccate per decreto da oltre un anno.

Zero lavoro, zero entrate, costi fissi incomprimibili comunque e grande disperazione che è montata nella mente e nelle case di tutti quelli che sono stati coinvolti da questa valanga di divieti per Covid.

Dalla primavera del 2020, molti, troppi imprenditori di ogni misura, si sono tolti la vita trovandosi, loro malgrado, in un cul de sac.

Chi ha tolto, a tutte queste persone, il diritto di lavorare, avrebbe dovuto intervenire con ristori reali e coerenti con i danni provocati.

Chi genera disperazione deve sapere, prima, che questa può esprimersi in vario modo.

Con il suicidio, appunto e magari con qualche azzardo, come nel caso di Mottarone.

Noi crediamo che, in cuor loro, i gestori della funivia di Mottarone, pregassero, in ogni istante e con le mani giunte, sperando che tutto potesse funzionare, senza problemi e, soprattutto, senza danni per i loro clienti, passeggeri.

Il Vescovo di Novara ha affermato che "La manutenzione deve essere sempre garantita".

Certo, signor Vescovo, ma ci vogliono i soldi!

Nel mese di gennaio di quest'anno, Nicola Bosticco, AD di Colomion S.P.A. (gestore del comprensorio di Bardonecchia con 22 impianti sciistici) e vice Presidente della Arpiet (associazione Piemonte delle società che offrono il "trasporto a fune"), aveva dichiarato:

«Speriamo che i ristori siano congrui perché, a questo punto, con il rinvio al 15 febbraio credo davvero si sia sancita la fine della stagione sciistica. Io, come ripeto oramai da settimane, vedo un futuro drammatico che si abbatterà su tutta l’economia della zona, da sempre collegata all’attività delle stazioni sciistiche. Noi, per esempio saremo “sotto” di almeno 5 milioni di euro».

Quindi, la ricerca delle colpe e delle responsabilità, deve essere allargata.

La disperazione apre a qualunque scenario. Chi è disperato non è lucido e ha anche diritto di esserlo.

Chi ha la presunzione di essere in grado di "governare" ha l'obbligo di questa consapevolezza.

Deve avere chiara la dinamica che si può scatenare tra la causa (che determina) e i suoi effetti, misurandone la probabilità e assumendo decisioni e provvedimenti adeguati a prevenirli e fermarli.

Dovrebbero provare questa condizione tutti quelli che hanno speso parole e insulti, dalla loro comoda condizione di "neutralità" nel nuovo ambiente corrotto dal Covid, esentati dal pagamento di qualunque costo per finanziare la "salute pubblica".

Secondo la nostra lettura, i gestori del Mottarone, hanno agito da disperati e la loro disperazione ha raggiunto l'apice, adesso, contando i morti che non avrebbero mai voluto.

 

 

 

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