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A cura di Giannina Puddu, 28 maggio 2021 

L'avvocato Marco Festelli, è attratto dalla Giustizia e la cerca,

nei Tribunali e fuori dai Tribunali, la invoca ovunque si annidi un'offesa o un danno contro l'interesse dei consumatori e dei risparmiatori. Chapeau!

E' nato il 4 ottobre 1971 a Grosseto, dove ha sempre vissuto e lavorato. Si è laureato in legge all'Università di Siena nell'ottobre 1995. Dal 1995 in poi ha svolto la pratica legale a Grosseto. 

Dalla fine del 1995 è il responsabile provinciale della Confconsumatori - Confederazione generale dei consumatori ed utenti  assumendo anche l'incarico di Vice Presidente Nazionale.

Sia come avvocato che come presidente provinciale della Confconsumatori si è occupato in questi anni di numerose battaglie in favore d consumatori e utenti.

Dal 1997 è consigliere della Camera di Commercio di Grosseto in rappresentanza delle Associazioni dei consumatori.

Dal 1998 è stato nominato presidente della Camera Arbitrale e di conciliazione della Camera di Commercio.

Dalla fine del '99 alla primavera del 2000 ha fatto parte della Commissione consultiva tecnico-scientifica istituita dal Comune di Grosseto per il fenomeno dell'inquinamento da onde elettromagnetiche.

Recentemente è stato pubblicato un suo saggio all'interno della rivista "Consumatori diritto e mercato", edita dalla Rizzoli, sulle funzioni di regolazione del mercato svolte dalle Camere di Commercio, con particolare riferimento ai metodi alternativi di risoluzione delle controversie tra consumatori e imprese.

Molto apprezzato un suo articolo del 1996 nella rivista medico-giuridica "Tagete" sul risarcimento del danno biologico.

Gent.mo avvocato Festelli, abbiamo letto ed apprezzato del vostro impegno, in difesa dei risparmiatori clienti di Poste Italiane e delle decine di vittorie in sede Arbitrale relative alla mancata erogazione dei frutti tra il 21mo ed il 30mo anno, per i buoni postali della serie Q/P. Ci sono novità?

L’unica novità è che anche il Tribunale di Asti, dopo quelli di Benevento e Milano, ha fatto propria la giurisprudenza ed i principi dell’arbitro bancario ed ha riconosciuto il diritto alla fruttificazione, in quel periodo, secondo quanto indicato nella parte posteriore dei buoni (non cancellata da timbri o altro).

Qual è la ragione espressa da Poste Italiane per giustificare il mancato pagamento degli interessi degli ultimi 10 anni?

Poste sostiene in sostanza che quanto scritto a tergo dei buoni della serie q/p non vale nulla in quanto la fruttificazione era regolata da un precedente D.M. del 1986 che, i malcapitati, risparmiatori avrebbero dovuto conoscere e quindi non dovevano fare affidamento su quello scritto a tergo.

Nonostante abbia perso, ripetutamente, al cospetto dell'ABF, Poste Italiane continua a non pagare. Poste Italiane non riconosce il ruolo dell'istituzione ABF?

Esattamente continua a non pagare, da fonti informali, pare che sia una decisione sostanziale assunta dal MEF e CDP che sono i sostanziali beneficiari della massa di miliardi che ogni anno gli italiani lasciano in poste.

La Confconsumatori, circa 15 giorni fa, ha chiesto una formale presa di posizione sulla problematica ai 3 enti coinvolti, senza avere ancora oggi una risposta ufficiale.

Ci colpisce particolarmente la circostanza che degli enti (sostanzialmente) pubblici (Poste- Ministero e Cassa depositi) non si conformino alle decisioni di un arbitrato sostanzialmente pubblico, certamente super partes, come l’arbitro della Banca d’Italia.

E' chiaro che, a questo punto, i risparmiatori siano spinti a bussare alle porte dei Tribunali che risultano già intasati. Quali sarebbero i costi di causa ai quali sarebbero esposti? E, i tempi? 

L’arbitrato presso la Banca d’Italia costo poco (20 euro) come spese vive e si può fare addirittura senza la presenza di un legale ed anche in presenza del legale le competenze sono ridotte in ragione di un’attività limitata senza udienze (l’arbitrato si svolge su base documentale con soli 2 atti per parte).

Invece nei tribunali va versato in anticipo il contributo unificato allo Stato, il cui importo è variabile a secondo del valore della domanda. Ad esempio se un risparmiatore pretendesse circa 10 mila euro di interessi non pagati dovrebbe versare subito 237,00 euro.

Anche le spese legali in tal caso, anche ai minimi di tariffa, sarebbero notevoli rispetto a quelle dell’Abf.

Per i tempi diciamo che in Italia, nella migliore delle ipotesi, un processo civile non dura mediamente meno di 4 anni.

A fronte dei pareri espressi dall'ABF, i giudici chiamati a rispondere nei Tribunali, si limiteranno a far applicare il disposto dell'ABF?

Le decisioni dell’ABF non vincolano le parti e men che mai i Giudici che possono liberamente decidere secondo il loro convincimento.

Tuttavia l’anomali sta nel fatto che Poste (società controllata dallo stato) non si conforma alle decisioni della Banca d’Italia (autorità sostanzialmente pubblica ed indipendente).

Dobbiamo aspettarci altro, nella solita "alea" di causa che porta, troppo spesso, alla lettura di sentenze eterogenee, di giudice, in giudice, di tribunale, in tribunale, pur rispondendo allo stesso quesito? 

La giurisprudenza sul punto è purtroppo eterogenea anche se, temporalmente, rileviamo 2-3 sentenze consecutive favorevoli ai risparmiatori.

Come Confconsumatori stiamo monitorando costantemente la giurisprudenza sull’argomento e teniamo “caldo” l’argomento per vedere di evitare un massiccio contenzioso e convincere Poste-MEF- CDP al pagamento o quanto meno ad uniformarsi alle decisioni ABF.

Poste Italiane, già nel 2017, aveva fatto notizia per i Fondi Immobiliari che aveva collocato tra il 2002 e il 2007, facendo perdere, ai suoi clienti, percentuali superiori all' 80%. Che succede in Poste Italiane? 

Quelli nel 2017 sono i Fondi Immobiliari Europa1, nel 2018 poi c’è stato il Fondo Obelisco.

In questi sciagurati investimenti, rifilati a pensionati e famiglie che prima di allora investivano i pochi risparmi nei libretti postali od in buoni postali, per fortuna sono stati interamente compensati (in varie maniere e con varie modalità) con soldi di Poste che evidentemente si è resa conto di aver fatto un torto ai propri clienti (famiglie italiane e prevalentemente pensionati).

Mi lasci vantare di aver contribuito al “ravvedimento spontaneo” di Poste Italiane dato che in prima battuta Confconsumatori ha avviato una massiccia campagna contenziosa dinanzi all’arbitro delle controversie finanziare di Consob, depositando in pochi mesi circa 300 ricorsi (in varie parti d’Italia), ricorsi quasi tutti accolti.

Quello che è successo è semplicemente il frutto della volontà di Poste di porsi sul mercato finanziario provvedendo a collocare strumenti finanziari diversi dai tradizionali BFP, senonchè ha collocato fondi immobiliari chiusi, non quotati, ad altissimo rischio ad una clientela fatta appunto di pensionati.

 E' il cambio di passo introdotto da Passera che amministrò, a suo modo, proprio fino al 2002?

Questo non lo posso dire e non posso dire se dipenda da una persona o, ad esempio, dalla volontà dell’azionista di riferimento che è lo Stato. 

Posso solo riferire i fatti evitando convinzioni personali.

Il 17 maggio, Confconsumatori, la sua Associazione, ha scritto, sul punto, ai diretti interessati alla vicenda, quindi al Mef, a Cassa Depositi e Prestiti, a Poste Italiane,  chiedendo che sia sbloccata la vicenda, che sia dia corso ai pareri arbitrali, che non si contribuisca, con tale cinismo e scarso senso civico, all'ulteriore intasamento dei Tribunali. Cosa vi aspettate, in risposta?

Come detto prima Confconsumatori si attende soltanto che gli enti pubblici non contribuiscano allo sviluppo del contenzioso e si conformino alla Banca d’Italia (questo non mi sembrerebbe un grande sforzo).

La prima cosa che Confconsumatori si attende è comunque una qualsivoglia risposta atteso che per il momento gli interlocutori restano silenti facendo un muro di gomma.

 

 

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