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Milano, 15 giugno 2021 - di Luca Cerchiari -  Musicologo, Critico Musicale, Accademico Italiano

 

I dati sull’ascolto musicale negli ultimi anni potrebbero riservarvi forti sorprese.

Da essi emerge una situazione contraddittoria, caratterizzata da un lato da una progressiva distrazione e allontanamento della maggioranza degli utenti dai contenuti di genere e dalla concentrazione su repertori, interpreti e brani, e dall’altro, all’opposto, da un recupero di materialità e qualità.

Al centro delle novità di questi anni c’è lo streaming, che ha superato largamente la fruizione e l'acquisto del supporto tradizionale, ossia il “disco”.

Ascoltare in streaming, privilegiando la dimensione digitale, significa fruire musica dai computer o da tablets e smartphones attingendo a piattaforme che con abbonamenti e offerte attraenti (è il caso della società più agguerrita, la svedese Spotify) offrono l’ascolto di migliaia o fors’anche di milioni di brani, continuamente caricati a seguito di regolari accordi con le società di produzione discografica.

Ma è un ascolto limitato, qualitativamente mediocre date le fonti sonore, spesso distratto, confinato a sottofondo, relegato a colonna sonora di attività casalinghe, e che depriva l’ascoltatore di quel minimo di informazione sui contenuti di un brano (esecutori, luoghi, date, elementi critici) che invece non mancano, tradizionalmente, nelle confezioni dei dischi.

Questi rappresentano il curioso contraltare alla “dissoluzione” o “smaterializzazione” del supporto in atto in epoca digitale: il fenomeno del recente sorpasso-in termini di mercato-dell’LP rispetto al CD è in tal senso a dir poco sorprendente.

Lo è anche se consideriamo che il costo di un LP di nuova generazione, più pesante, più nitido come qualità sonora, più elegante nella confezione, è piuttosto elevato, e che il suo successo non è ascrivibile solo alle nostalgie di cinquanta-settantenni per gli LP dei bei tempi andati, ma va ricondotto anche alle scelte della generazione dei ventenni, come indicano le più recenti indagine e statistiche sui consumi discografici.

Che l’LP possa rappresentare, come in parte accadde già negli anni Sessanta e Settanta, un oggetto di culto, è indubbio, ma che esso sia in primo luogo un oggetto da ascoltare con le dovute attenzioni è altrettanto indiscutibile.

Il che tuttavia non modifica il quadro d’assieme, sempre più spostato (dato che la quota di vendita dei supporti “fisici” è minoritaria) verso un ascolto generico, distratto, intermittente, poco informato, tendenzialmente passivo.

Il fenomeno era stato pioneristicamente anticipato da Umberto Eco nel 1964, nel suo ormai classico saggio (Bompiani) Apocalittici e integrati, nel quale il semiologo e narratore notava come la società stesse muovendo verso una dimensione nella quale non c’è momento o luogo della giornata nella quale l’uomo non sia circondato da fonti e stimoli sonori, ma che questi vadano ricondotti più alla dimensione del rumore di sottofondo che a quello della musica intesa come attenzione, riconoscimento di forme e linguaggi e partecipazione critica ed emotiva.

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