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Giannina Puddu - 28 giugno 2021.

Sabato 26 giugno, ho seguito, su Rainews24, la diretta dalla piazza di Torino

e l'intervento di Maurizio Landini, Segretario CCGL.

Ho visto anche gli altri due segretari, ma non trovo ragione per citarli.

La richiesta del blocco dei licenziamenti, pronti a scattare tra pochi giorni, per decine di migliaia di persone che vedrebbero compromesso il loro futuro e quello delle loro famiglie, è l'ammissione della sconfitta, dei sindacati innanzitutto e della loro enorme responsabilità.

Se siamo a questo punto, non è per caso.

Se siamo a questo punto è perchè la gran parte di ciò che si sarebbe dovuto fare, prima, non è stato fatto.

Landini, mi è anche parso fermo a 127 anni fa, quando, nel 1894, Friedrich Engels, pubblicò il terzo libro de IL CAPITALE di Karl Marx. ormai morto.

Terzo Libro, Sezione IV, Capitolo 17 dedicato da Marx al Profitto.

Quando Marx scrisse la sua opera celeberrima, c'era un altro mondo.

Le parole di Landini ripescano il "profitto" come valore negativo, ancora opposto al valore del lavoro.

E sembra chiedere che sia sacrificato il primato del profitto a vantaggio del lavoro.

Ma, non c'è impresa senza profitto e non c'è lavoro senza impresa.

Si torna, ancora, alla questione vera: non c'è stato un impegno dei sindacati (nè di altri) per la scrittura di un PIANO INDUSTRIALE per L'ITALIA.

L'Italia, in questo momento, vive una fase sulla quale incombe una domanda: di cosa potremmo vivere d'ora in poi? Di quali lavori?

Per rispondere a questa domanda, è necessario studiare e al fianco di chi abbia le competenze, teoriche e tecniche/pratiche.

Ciò che è disponibile non basta e si vede.

Assistiamo, da tempo, alla sequenza che durerà, di aziende che chiudono o che devono alleggerire il costo del lavoro, licenziando.

E, per i licenziati non c'è un'alternativa di ricollocazione pronta, né c'è sul punto di esserlo.

La "Riforma degli ammortizzatori sociali" prevede un finanziamento pubblico e non è la soluzione.

Il debito pubblico italiano è già troppo alto.

Servono nuove opportunità di lavoro che creino valore e che questo lavoro contribuisca anche al rifinanziamento delle risorse pubbliche.

Dai tre palchi, di Torino, Firenze e Bari il tempo che si chiede è per questo.

Ma, questa, non è una soluzione.

Questa è una toppa per chiudere la falla nella diga che prima o poi crollerà travolgendo tutto.

Landini ha ricordato il senso del "sindacato", "insieme con Giustizia".

Bello, se fosse vero e per essere vero deve essere realizzabile.

Ma, non è realizzabile. 

Non lo è nè nel breve, nè nel medio termine.

Perchè non si sono create le condizioni, prima, quando ci sarebbe stato il "tempo".

Ora, si può decidere di continuare su questo percorso che sarà di sangue o si può mettere mano al progetto della NUOVA POLITICA INDUSTRIALE ITALIANA, prendendo il tempo necessario per pensarla e scriverla e, finalmente, realizzarla, tra qualche anno.

Nel mentre, molti soccomberanno ma, almeno in futuro, piangendo come coccodrilli sulle loro tombe, si potrà tornare a trovarsi "insieme con Giustizia".

Questa impietosa ma oggettiva lettura vale anche per i morti sul lavoro, lavoratori che stanno cadendo come mosche.

I sindacalisti potrebbero e avrebbero potuto fare sopralluoghi nei posti di lavoro, nelle campagne pugliesi, campane, siciliane e tutte e in ogni luogo di lavoro.

Se lo avessero fatto, se lo avessero fatto con il fermo obiettivo di impedire le morti per lavoro, avrebbero capito con semplicità che lavorare a 40° può essere pericoloso e mortale ed avrebbero potuto denunciare, prima e non dopo, a morti avvenute.

In questo senso la "sinistra italiana" deve essere rifondata.

Per essere meno "sinistra" come aggettivo e "sinistra" come sostantivo.

E, perchè sia, molti indirizzi UE, che massacrano le nostre attività, la nostra produzione, dovranno essere rivisti, senza tentennamenti. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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