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Categoria: DALL'ITALIA
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Giannina Puddu, 30 giugno 2021.

E' stata tutta colpa di Pippo Baudo!

Il Beppe Grillo che conosciamo, nacque infatti, come "personaggio televisivo" nel lontanissimo 1977, a Milano al Cabaret LA BULLONA, dove Pippo Baudo colse il suo talento e se lo portò in TV dove ebbe l'opportunità di coltivare la sua visibilità.

Da "comico", si trasformò, progressivamente in "comico satirico" e la quota di comicità cominciò a cedere il passo alla satira, quella politica.

La passione politica, molto comune tra i genovesi come lui, prese corpo e spazio  come se l'essere attore comico fosse solo, ormai, lo strumento di una nuova lotta, politica appunto, con una mira trasversale che bucava qualunque scudo partitico, colpiva ovunque ritenesse ci fosse corruzione, cattiva gestione, sopruso, abuso, ingiustizia.

Nel 1986, esagerò attaccando il Partito Socialista che aveva Craxi alla Presidenza del consiglio e anticipando le "mani pulite" che seguirono dopo qualche anno.

Aveva ragione, vivevo, al tempo, le segreterie milanesi del PSI e, da Socialista quale ero sempre stata e ancora sono, ero molto infastidita dall'arroganza di alcuni rappresentanti del PSI che facevano brevi apparizioni discorrendo sul nulla come se fosse il tutto e offendendo il credo politico e l'intelligenza dei vecchi e nuovi militanti.

Non mi lascio sfuggire questa occasione per ricordare un vecchio e carissimo amico che non c'è più, Ernesto Malaspina, allora Segretario del PSI di Assago che condivideva, con me, la visione di un PSI milanese fuori rotta.

Ma, Grillo, aveva anche torto.

Il peggio non era quello del PSI di allora, il peggio sarebbe arrivato dopo, dopo che  il PSI fu distrutto.

Era l'epoca della MILANO DA BERE. 

Una Milano, un pò corrotta, ma viva, piena di fascino e di  milanesità espressa più nelle sue virtù che nei suoi limiti, comunque.

Ce n'era per tutti, non solo per quelli che "rubavano", in verità per finanziare l'attività politica che costa cara, nella sua realizzazione oltre gli ideali.

E, "rubavano" tutti, non solo nel PSI.

Grillo, fu cacciato dalla RAI e questo fu un errore politico e tattico clamoroso del PSI di Craxi che trasformò Grillo in un avversario che, invece, avrebbe potuto essere un critico, interno e utile per le pulizie di casa e per la sua stessa solidità, anzichè esporla al crollo, che poi avvenne.

Nello stesso periodo, Giuseppe Conte era uno studente universitario modello, prossimo alla laurea che ottenne nel 1988.

Da quel tempo, Grillo non si è mai fermato e si è fatto supportare dai tecnici, dagli studiosi, per fondare la sua critica satirica su basi solide.

Prima di rompere le palle a chicchessia, studiava, scegliendo i suoi maestri e con questo metodo anticipò il crac della Parmalat e molto altro.

E' stata una successione di azioni di contrasto al "sistema" nelle sue pieghe marcie che lo ha esposto ad una lunga sequela di denunce, di condanne e di assoluzioni.

E, l'incontro a Livorno, con Gianroberto Casaleggio che aprì  il percorso dei 5Stelle fino alla vittoria delle ultime Politiche.

Era il 1 aprile dell'anno 2004, mi pare.

Livorno, è un'altra città italiana, madre politica. Gramsci si era fermato a Livorno, anche lui, per un'iniziativa che avrebbe segnato la nostra storia.

Nel mentre, Giuseppe Conte costruiva il suo curriculum, passando da un'università all'altra, con qualche passaggio discusso e molti incarichi di prestigio crescente.

Un borghese che qualche volta è stato anche critico ma senza spingersi mai oltre il limite che lo avrebbe esposto al rischio di una qualunque macchia.

Credo che Grillo abbia ragione quando dice che Conte "non ha una visione politica".

Basta leggere la storia di Conte.

Tutta tesa verso il consolidamento della sua posizione.

Chi è mosso da "visione politica" va per strade impervie, cade, si fa male, si rialza, ricade, si rialza e colleziona ferite e delusioni.

Per Conte, un passo dopo l'altro, tutti passi fermi, collaudati e appresi, con diligenza, nell'ambiente in cui ha vissuto e vive.

Insomma, Conte è un borghese diligente che ama lo stile di vita borghese, senza strappi.

L'incrocio tra Conte e i 5Stelle ha offerto al prof. un'occasione straordinaria, una messa al centro delle luci della ribalta e Conte è Narciso.

Grandissima occasione figlia del caso e/o della rete di relazioni e non certo del merito per quanto abbia del merito.

Siamo pieni di docenti universitari di talento e di enorme talento che restano nell'ombra perchè nessuno li pesca dal buio per esporli alla luce dei riflettori.

Ma, se anche Conte avesse "una visione politica" e non l'ha, dovrebbe riconoscere, levandosi il cappello, i meriti, la paternità, la leadership di Grillo (e G. Casalleggio che non c'è più ma c'è ancora...) messi insieme in decenni di battaglie e di ferite anche dolorose.

Se Conte avesse "una visione politica", avrebbe anche l'umiltà ed il rispetto verso chi ha fatto, per chi ha creato tutto.

Non potrebbe, se "avesse una visione politica" pretendere una delega piena per la guida di ciò che non gli appartiene.

Se avesse "una visione politica", per questa, mettendo da parte sé stesso, accetterebbe con onore, il ruolo del "secondo", concedendosi il tempo necessario a dimostrare, con le azioni e i comportamenti, di poter essere anche "primo".

Grillo e Casaleggio hanno commesso errori e questi devono essere corretti.

Il primo è nel cercare di sostituire le teste di legno passive con teste di legno attive e consapevoli.

Significa reclutare persone competenti (eliminando le zavorre) nella società civile, che accettino, con piena consapevolezza in quanto necessario, un ruolo di subalternità provvisoria per il tempo utile a coltivare sul campo la credibilità strumentale all'esercizio dei ruoli, di volta in volta messi sul tavolo.

La Politica deve riprendersi il suo primato, in finanza e in economia.

Torna, con prepotenza, l'urgenza della Politica Industriale Italiana e questa è mancata anche nei 5Stelle.

Troppo CASHBACK, troppo reddito di cittadinanza, troppi bonus che hanno sperperato risorse pubbliche senza consolidare risultati.

Insomma, troppe cazzate.

Ma si può crescere, la crescita è un diritto e si può migliorare e molto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le sue esibizioni andarono caratterizzandosi, nel tempo, per una crescente quota di contenuti satirici, espressi in forma sempre più diretta e pungente.[12] Il 15 novembre 1986, durante un varietà televisivo del sabato sera, Fantastico 7, pronunciò una battuta sul Partito Socialista e sul suo segretario Bettino Craxi, all'epoca anche Presidente del Consiglio dei ministri:[13]

«La cena in Cina... c'erano tutti i socialisti, con la delegazione, mangiavano... A un certo momento Martelli ha fatto una delle figure più terribili... Ha chiamato Craxi e ha detto: «Ma senti un po', qua ce n'è un miliardo e son tutti socialisti?». E Craxi ha detto: «Sì, perché?» «Ma allora - ribatte Martelli - se son tutti socialisti, a chi rubano?»»