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Categoria: DALL'ITALIA
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Giannina Puddu, 2 luglio 2021.

La "parità di genere" cosiddetta è troppo spesso, più una dichiarazione d'intenti che un fatto.

Una volta, quando alle donne era inibito l'accesso al mondo del lavoro e dello studio, quando non avevano l'opportunità dell'indipendenza economica, quando la forza bruta, fisica, era una tra le discriminanti, le donne erano costrette a subire il potere e la prepotenza degli uomini.

Non sempre, certo, perchè tra gli uomini ci sono sempre stati buoni e ottimi esempi di rispetto e grande considerazione per le loro donne.

Quindi, la storia dell'umanità ha registrato il dominio assoluto degli uomini sulle donne, nell'economia, in finanza, nell'industria, nelle religioni, in politica, nella letteratura, nelle arti, nelle famiglie, ovunque.

Da quando il cervello ha assunto un ruolo dominante, a prescindere dal suo contenitore, maschio o femmina, per le donne si è aperta una nuova era.

L'era della competizione ad armi pari.

Lo studio, nel quale le donne eccellono, rispetto agli uomini, è stato la chiave della svolta.

Io credo che l'obiettivo ancora mancato della "parità di genere" sia, principalmente, colpa delle stesse donne, adesso.

Le donne devono ancora imparare, dagli uomini, grandi maestri in questo esercizio, a fare massa.

Le donne devono ancora capire il vantaggio, per tutte, della loro solidarietà.

Le donne competono, troppo spesso, ancora, tra sé stesse, negandosi il reciproco riconoscimento ed il supporto del gruppo senza il quale ogni donna rimane sola e meno forte.

Gli uomini, accorti, temono il confronto con le donne negli ambiti più disparati, perchè ne capiscono il valore ed il merito e per questo timore competitivo le ostacolano nei centri di potere.

Così, le Istituzioni, pubbliche e non, tentano di rimediare anche scrivendo leggi che dovrebbero indirizzare i comportamenti, forzandoli verso "la parità di genere".

Ma, è chiaro ad ognuno di noi che questo non basta ed il monito suona debole come un lumicino nel momento in cui si scopre che questo non è né anticipato, né seguito dall'esempio coerente di chi lo lancia.

Paolo Sassetti, ha avuto a che fare, recentemente, con i Co.Re.Com. di AGCOM (Allo scopo di assicurare le esigenze di decentramento sul territorio di alcune delle funzioni proprie dell'Autorità, l'articolo 1, comma 13 della legge 31 luglio 1997, n. 249 , recante "Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo" (la stessa istitutiva dell'Autorità), dispone che i Comitati regionali per le comunicazioni (di seguito Co.re.com.) operino come organi funzionali dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.) e si è reso conto di un caso eclatante di disparità di genere ad opera di una Pubblica Istituzione e pure molto autorevole.

Così, ha pensato bene di scrivere al nostro Presidente della Repubblica che aveva appena posto la questione in occasione della celebrazione per la Festa della Repubblica. 

Speriamo, con curiosità massima, che il Presidente risponda così che possiamo pubblicare anche la sua risposta.

Spettabile Presidente Mattarella,

alcuni anni fa, quando era presidente Carlo Azeglio Ciampi, gli inviai una copia del mio CD, Judo Finanziario, un cd che intendeva insegnare ai cittadini i principi della autodifesa finanziaria. Ciampi lo apprezzò e mi inviò un gentile biglietto di ringraziamento. Probabilmente il CD si trova nella libreria del Quirinale.

Voglio regalare un CD anche a Lei.

Mi è molto piaciuto il suo intervento di qualche settimana fa, poco prima del 2 Giugno, sulla parità di genere.

Dobbiamo superare molti ostacoli per realizzarla pienamente, Lei ha ricordato.

È vero, a tal proposito desidero, però, sottolineare che il compito di fare da battistrada dovrebbe essere della Pubblica Amministrazione, la quale dovrebbe, ancor prima del settore privato, assumere comportamenti virtuosi anche nella parità di genere.

In un documento che ho recentemente inviato ai membri dell’AGCOM (che mi pregio di allegarle), ho riportato una statistica da me elaborata alle pagg. 9-10 sulla composizione mediamente squilibrata dei Co.Re.Com. Regionali e delle Provincie Autonome.

Il documento ha altri scopi primari (ovverosia la mia insoddisfazione, documentata, per l’operato di Antitrust e specialmente di AGCOM di cui, incidentalmente, Lei personalmente nomina – su indicazione del Primo Ministro – i Commissari), ma il mio occhio non ha potuto fare a meno di notare lo squilibrio di genere proprio all’interno di questo ramo della Pubblica Amministrazione.

Se i Co.Re.Com. fossero società quotate, in un buon numero sarebbero già stati sanzionati per l’“abolizione” delle donne nei loro organi direttivi. È vero che le società quotate sarebbero sanzionate in base ad una legge dello Stato, ma perché il Settore Pubblico, che vuole regolamentare il settore privato, non si autoregolamenta per primo, assumendo comportamenti virtuosi e responsabili?

Con vive cordialità,

Paolo  Sassetti

Qui sotto il calcolo da me condotto della proporzione tra i generi nei Corecom al Maggio 2021:

Abruzzo 2 uomini 1 donna

Basilicata 1 uomo 5 donne

Bolzano 5 uomini 1 donna

Calabria 5 uomini 0 donne

Campania 3 uomini 0 donne

Emilia Romagna 2 uomini 1 donna

Friuli Venezia Giulia 1 uomo 2 donne

Lazio 3 uomini 2 donne

Liguria 2 uomini 1 donna

Lombardia 3 uomini 2 donne

Marche 3 uomini 0 donne

Molise 2 uomini 1 donna

Piemonte 3 uomini 0 donne

Puglia 2 uomini 3 donne

Sardegna 3 uomini 2 donne

Sicilia 4 uomini 1 donna

Toscana 3 uomini 2 donne

Trento 2 uomini 1 donna

Umbria 1 uomo 2 donne

Valle d’Aosta 4 uomini 1 donna

Veneto 5 uomini 0 donne