Milano, 19 luglio 2021 - di Giannina Puddu

Ciro Auriemma, nonostante il suo nome e nonostante il suo cognome,  è Sardo.  E' nato e vive a Cagliari.

"Ha fatto parte, insieme tra gli altri a Francesco Abate e Renato Troffa, del Collettivo Sabot fondato da Massimo Carlotto. Con il Collettivo ha pubblicato: nel 2008 il caso editoriale “Perdas de Fogu” (edizioni e/o), vincitore del premio letterario Nori Ecologista “Jean-Claude Izzo”; nel 2014 per Rizzoli il romanzo “Padre Nostro”, secondo classificato nel 2015 al Premio Nebbia Gialla di Suzzara.
Insieme a Renato Troffa ha pubblicato i romanzi: “Sette giorni di maestrale”, inserito all’interno del trittico “Donne a perdere” (edizioni e/o, 2010) e  finalista al IV Premio del Festival Mediterraneo del Giallo e del Noir; “Piove deserto” (DeA Planeta, 2019).

Suoi racconti sono comparsi su riviste e periodici.
Lavora in qualità di lettore e editor, e insegna tecniche narrative alla Scuola Baskerville. Per Book Advisor cura la rubrica di libri e scrittura "Niente trucchi da quattro soldi".

Il 20 aprile 2021 è tornato in libreria con “Il vento ci porterà”, pubblicato da Piemme.

Ho trovato notizia di questa sua ultima pubblicazione, per caso e, amando il vento, mi ha incuriosita il titolo del suo libro: IL VENTO CI PORTERA', appunto.

L'ho cercato e gli ho rivolto quattro domande.

1) Mi piace il titolo, forse perchè amo il vento. Mi sarebbe piaciuta anche la sua prima idea: L'ODORE DELLA NEVE che non ha odore ma ha una sua forte identità che porta perfino a percepire un odore che non c'è, nel nostro immaginario.  Perchè, questo titolo?
 
Il titolo è stato suggerito dalla mia compagna, dopo una lunga discussione con l'editor della Piemme alla quale il titolo originario (L'odore della neve) non era piaciuto.
Su questo, invece, ci siamo trovate e trovati tutti: il vento può gonfiare le vele del nostro destino, ma sta a noi governare le scotte e tracciare una rotta.
E, quando il vento si fa bufera o tempesta, decidere che è meglio stare con le vele al lasco ad aspettare che passi.
Così è per Anne Marie, la mia protagonista, che dovrà imparare a governare la propria vita, senza far sì che a decidere siano i venti oscuri che soffiano sull'Europa degli anni trenta, ma nemmeno quelli che, dall'interno della famiglia, vorrebbero determinarla invece che aiutarla a crescere.
 
2) sono colpita, in particolare, dalla chiosa finale: "ma ci pone anche di fronte alla difficile formazione e affermazione di una donna in un momento storico in cui la scelta di un ideale definiva l'identità delle persone."
 
Secondo la sua interpretazione, la scelta di un ideale, appartiene solo a certi periodi storici? E, adesso?
 
Oggi è molto più difficile che l'idealità e l'idealismo determinino le persone.
Credo che siamo tutti un po' più soli;
che fallite le grandi rivoluzioni, i grandi movimenti, i grandi ideali, i grandi partiti, quel che resta è davvero piccolo e conta poco nella Storia (magari conta di più, anzi, certamente lo fa, nella storia umana di ciascuno).
Oggi quale ideale può raggruppare milioni di persone come accadeva un secolo fa, e determinare non solo il pensiero, ma anche l'azione?
Io, all'orizzonte, non ne vedo. Vedo tanti individui soli e un po' spauriti.
 
3) Anne Marie, al di là del nome che può essere di fantasia e non lo sappiamo, è un personaggio veramente esistito? In Sardegna?
 
Anne Marie è la somma di tanti personaggi realmente esistiti, pur non essendo mai esistita.
Ma credo sia questo il miracolo della letteratura: dare vita a donne e uomini così profondi che ci aspettiamo di poterli incontrare da un momento all'altro.
Io, infatti, ogni tanto, a Santa Lucia, mentre passeggio sulla spiaggia, mi aspetto di poter incontrare un Santiago Sardo che ha appena riportato dal largo un Marlin spolpato dai pescicani...
 
4) Vuole aggiungere altro per i lettori di ifanews.it che potrebbero essere interessati all'acquisto del suo libro?
 
Il vento ci porterà è un romanzo sulla Libertà, quella che appartiene a tutti, essenziale come l'aria;
è la storia di formazione di una ragazza chiamata anzitempo a farsi donna;
ed è una dichiarazione d'amore: per una donna, per una terra, per un ideale.
Forse per questo mi ha richiesto tre anni di scrittura "matta e disperatissima".
Spero che vi possa fa viaggiare nel tempo e nello spazio.
 
 
 
 
 
 
 
 
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