Di Antonella Simone, Partner di ADZ MORISON e collaboratrice di Ifanews

Ieri durante la puntata di Ballarò dedicata ai risparmiatori, è andata in onda un’intervista a Giannina Puddu, la quale con precisione,  numeri alla mano e atteggiamneto pacifico e sorridente ha espresso il suo parere in veste di Presidente di Assofinance, l’associazione nazionale dei consulenti finanziari indipendenti. Nel commentare il servizio e le osservazioni della Puddu, il signor Abete, presidente della banca BNL, palesemente irritato dai pareri sulla concentrazione dei rischi bancari che ha innegabilmente impoverito i portafogli di tutti, si riferiva alla bravissima Puddu con l’epiteto “signora”.
Ebbene, da amica di Giannina Puddu, sua estimatrice e ammiratrice e soprattutto da donna lavoratrice non ho potuto che provare un certo fastidio nel vedere che permangono tracce di una cultura maschilista e arrogante e un uomo navigato come il signor Abete, il  cui curriculum su Wikipedia lascia facilmente desumere che sappia essere un uomo di buone relazioni, non  ha nemmeno il pudore di nascondere la sua irriverenza nei confronti di una preparata professionista, che non rinnega la sua femminilità e si sa presentare al pubblico con un look curato e un bel sorriso, come si conviene ad una vera signora.
Lungi dal fare un’elegia a Giannina, ma volendo capire come si sta al mondo da donne lavoratrici, durante la pausa pubblicitaria ho fatto un giro di telefonate a madre, sorella e alcune amiche che avevo invitato a seguire la trasmissione. Siccome mi piace fare analisi, ho scelto delle interlocutrici estranee al mondo della finanza e dell’economia e mi sono divertita a verificare le loro reazioni. Con grande piacere e soddisfazione ho scoperto che a tutte l’atteggiamento del signor Abete è parso fuori luogo, maleducato e reo confesso!
E’ altamente probabile che la presidente Puddu abbia punto sul vivo un uomo di banca e questo ci fa professionalmente tanto piacere, soprattutto per chi scrive su Ifanews….
Il fatto che vi sia stata unanime impressione, mi ha rafforzata nella convinzione che oggi il giornale doveva fare una nota, non sul piano tecnico, ma formale.
In Italia ci sono troppi dottori e pochissimi signori, per cui essere chiamati signori è certamente una grande lusinga.  Proprio perché le parole hanno un senso e un peso, non possiamo far finta di nulla quando sono fuori contesto. E in Italia la cultura è quella del titolo: per mostrare rispetto si apostrofa dottore chiunque. Come ben sanno i parcheggiatori abusivi del meridione che chiamano dotto’ qualunque automobilista sotto tiro…
In effetti non mi è parso di aver mai letto sui giornali nazionali o sentito nelle trasmissioni televisive rivolgersi al signor Monti, ma al professore, né al signor Berlusconi, ma al cavaliere, né al signor Mentana  ma al dottore. Persino Malinconico ha conservato il titolo di sottosegretario o avvocato dopo la sua miserrima fuoriuscita dal governo.
Invece la Puddu no, pare ieri sera Abete l’abbia scippata del meritato titolo. 
Eppure è stata tra i pionieri della promozione finanziaria negli anni ’80, ha ricoperto prestigiosi incarichi manageriali in Sim e banche Nazionali, è imprenditrice e ha fondato la sua società di consulenza finanziaria indipendente, l’associazione di cui è presidente, oltre che aver dato vita al prestigioso progetto di ifanews attraverso la sua società editrice.
Ifanews ambisce a dare consapevolezza ai suoi lettori attraverso la competenza. Ebbene questa competenza è possibile che le donne l’abbiano.  
Ma ovviamente non è sufficiente per una donna, né per un uomo essere competente per meritare un conseguente incarico. A parità di competenza, la donna deve dimostrare di esserlo (per l’uomo spesso basta un”autocertificazione”), essere carina (la sensibilità al senso estetico pubblicamente osannato dal nostro ex-premier è ampiamente condivisa), essere sorridente (per non essere noiosa)  e saper stare un passo indietro quando l’uomo parla, anche se non si tratta del proprio compagno. Se si è anche madri, bisognerebbe preferibilmente nasconderlo, altrimenti il senso dell’efficienza che si trasmette è molto compromesso. Se si sta a casa per seguire il figlio, meglio dire che si sta aspettando il tecnico del satellitare.
Qualunquismo? Demagogia? Ovvietà? Sono tutti concetti con cui liquidare la mia semplice osservazione.
Purtroppo però permane la triste realtà: il mondo lavorativo è maschilista e non so quanto questo sia un bene. Non so se questa crisi sarebbe stata così nella gravità e nel meccanismo di trasmissione, se nei centri di potere ci fossero state più donne, geneticamente meglio predisposte a gestire una pluralità di problemi. 
Ad ogni modo, se non possiamo pretendere di piacere, di avere il giusto riconoscimento, semplicemente di lavorare, pretendiamo però il rispetto. Pertanto mi auguro che il il signor Abete, quando si riferiva a quella signora Puddu, ci abbia messo almeno la S maiuscola.
 
QUI potete trovare il nostro articolo sulla puntata del 10/01/2012 di Ballarò alla quale si fa riferimento.
 
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