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Categoria: Interviste
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In un momento storico in cui la sfiducia regna sovrana in tutti gli aspetti della vita umana, la professione dell’analista finanziario diventa particolarmente difficile. Quella dell’analista finanziario indipendente diventa una missione. Se è giusto pensare che a livello macroeconomico stiamo vivendo la peggiore crisi di sistema e non vi sono nemmeno le condizoni di temporaneità per definirla crisi, ma, piuttosto, rischia di esser e il fallimento di un modo distorto di fare politica economica, allora ci si può auspicare che l’indipendenza dell’analista finanziario offra la grande chance di riequilibrare le dinamiche della domanda di investimento e di offerta di debito. Se “indipendenza” significasse libertà di espressione di uno spirito critico maturo, allora l’analista finanziario indipendente potrebbe forse denunciare che oggi in Italia, come in Europa e in America, il macro ha smesso di essere la somma delle micro realtà, che si è persa aderenza tra la fonte produttiva delle fabbriche e il sistema finanziario che avrebbe dovuto sostenerne gli investimenti attraverso il debito e il sistema bancario che avrebbe dovuto regolarne i flussi monetari. 
 
Le banche sono diventate a tutti gli effetti aziende multicanale e multiprodotto, i finanziatori sono diventati alibratori che scommettono sulla tempistica di vita della vittima designata e le aziende sono diventate sempre meno produttive, trasformandosi da attrici principali in comparse a servizio dello speculatore di turno, sia sulla scena economica quanto sulla scena politica. Poi se si raffinasse l’analisi si potrebbe scoprire, che questa dinamica, che ogni giorno si accartoccia su stessa sempre più, diventa addirittura strangolante per le PMI italiane, la cui storia quasi sempre coincide con la biografia dell’imprenditore fondatore, il quale pensava di fare l’impresa perché aveva avuto una visione, tutta e solo produttiva. E invece il poveretto scopre che solo il 5% della sua giornata lo può dedicare al suo sogno visionario, in realtà deve capire come muoversi in un mercato molto globale, con sfide mondiali ma capillarmente regolato da norme sempre più locali, quasi puntuali. E non potendosi dedicare all’operosità della sua impresa, è costretto a sopperire alla capacità di autofinanziamento (derivante esclusivamente da una buona gestione della produzione, della vendita e dell’incasso – tutte attività prevalentemente di Conto Economico) con una sorta di caccia al tesoro per poter racimolare la liquidità che copra i costi di produzione. Ed ecco che generosamente sul mercato si affacciano interlocutori bancari e parabancari che di questo bisogno hanno fatto il business. Peccato che creino dipendenze sine die (e infatti finiscono in Stato Patrimoniale). 
 
Eh già… dicevamo infatti che le banche sono diventate aziende multicanale e multiprodotto ed ecco quindi che sostengono il debito, ma solo se il cliente compra anche un prodottino ad hoc che aiuta a mitigare il rischio di esposizione, cosicché anche il rating di Basilea 2 e 3 è a posto. Poi per rimediare ai mancati incassi da parte dei clienti si può sempre cedere il credito, così quel debito è libero di lievitare, anzi riusciamo anche a farlo diventare produttivo e quasi quasi ci conviene che i mancati incassi aumentino, così società di factoring, leasing e recupero credito possono tranquillamente veder lievitare il volume d’affari e la cultura del debito si diffonde a macchia d’olio. Ora, il piccolo imprenditore non può che rassegnarsi e prendere atto che il sistema è questo: o lo accetta o che vada. Ma sia che lo accetti sia che no, la frustrazione è tale per cui alla fine si mette anche in testa che vuole cambiare il sistema e si dedica alla politica. A quel punto non solo economica. Se questo è, allora è evidente che da questo momento in avanti la sfiducia verso tutto e tutti si può abbattere solo ripristinando l’ordine fisiologico delle cose. Per una rinnovata fiducia è necessario aumentare il livello di consapevolezza di tutti gli operatori del mercato, sottrarsi a logiche economiche e di business che non riescono a creare valore vero e perdurante nel tempo, cercando maggiore aderenza con le logiche operative produttive della capacità di autofinanziamento. 
 
Formare imprenditori e gestori , di azienda come di banche, capaci e competenti per istituire un linguaggio condiviso e dialogare in modo comprensibile . Il credito è un gioco win-win dove tutti i giocatori per definizione possono vincere. Ecco che gli analisti finanziari, grazie alla loro indipendenza dal sistema, già oggi potrebbero svolgere la strategica e indispensabile funzione di efficientare l’incontro tra domanda e offerta e iniziare un nuovo gioco. Più sano. Anzi, sano. Mi scuso con il mio occasionale lettore per il linguaggio volutamente informale di questo mio articolo, che non vuol essere affatto irrispettoso della sua persona, ma dissacrante verso questo sistema sì. Lo ringrazio per l’attenzione e auguro a lui quanto a me che sia il promotore di una nuova Scuola. 
 
Antonella Simone - analista finanziario indipendente 
Partner ADZ MORISON