LA POTENZA DELL'ANTICA SARDEGNA. DAL LIBRO, AL VIDEO-RACCONTO. Prima parte
Giannina Puddu, 27 gennaio 2026.
Il 22 gennaio u.s., con immenso piacere, vi ho parlato della recente pubbicazione di Roberto Timo:
https://www.ifanews.it/roberto-timo-quando-la-sardegna-era-una-grande-potenza
Lo stesso autore, partendo dal presupposto che sia più frequente e gradita l'osservazione passiva di un video, rispetto alla lettura attiva di un libro e volendo superare questa "barriera" alla conoscenza, ha deciso di sintetizzare il contenuto del suo "Quando la Sardegna era una grande potenza", attraverso tre video-interviste condotte, con raffinato stile asciutto da Antonio Cossu Rocca.
Vi invito, comunque, a comprare il libro perchè con il suo contenuto, entrato in casa, vi rimarrà per sempre come parte preziosa del vostro Patrimonio Culturale.
Roberto Timo:
Nella preistoria, la Sardegna ospitò la più antica e longeva civiltà avanzata del Mediterraneo occidentale.
Una civiltà nata quando Etruschi, Cartaginesi e Romani non esistevano ancora, e quando il resto d’Europa muoveva appena i primi passi.
Poco prima del 5000 avanti Cristo, un piccolo gruppo di agricoltori di lontana origine anatolica, arrivò in Sardegna. Furono i progenitori di tutti Sardi antichi e di buona parte di quelli di oggi. Portarono con sé le piante e gli animali che sono alla base dell’alimentazione mediterranea. Trovarono una terra favorevole allo sviluppo umano e in breve tempo popolarono l’intera Sardegna. Al centro della loro religione vi era il culto della Dea Madre, patrona della fertilità. Le sue rappresentazioni molto simili a quelle delle altre culture del Mediterraneo: è significativo come la sarda Dea Madre di Cuccuru assomigli alla Dea Madre di Çatalhöyük, in Turchia. Queste comunità vivevano in nuclei sparsi, legati ai propri campi e pascoli, ma avevano bisogno di luoghi di aggregazione e di culto. Nella cultura del Mediterraneo il più antico e famoso è l’anatolico Göbekli Tepe. Il suo corrispondente sardo, inteso come il più antico e famoso è l’Altare solare di Monte d’Accoddi, che, in competizione con il tempio di Ġgantija (Gozo) è considerato il più antico edificio del continente europeo, precedente di sette secoli alle Piramidi egizie. A partire dal IV millennio a.C. iniziarono a scavare tombe sotterranee monumentali, spesso articolate in più ambienti e affrescate: le Domus de Janas, oggi Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO. In Sardegna ne sono state censite oltre tremila, con una cronologia che precede di tre millenni le equivalenti tombe etrusche. Lo stesso periodo ha lasciato una delle più alte concentrazioni europee di menhir e dolmen. La Sardegna non era isolata. È dimostrata l’esistenza di intensi scambi economici e culturali con il resto del Mediterraneo. L’ossidiana del Monte Arci, materiale strategico prima dell’uso dei metalli, venne estratta ed esportata in modo continuativo e organizzato in un arco territoriale che andava dalla Toscana a tutta la Catalogna. Parallelamente, l’isola partecipò a un grande linguaggio artistico condiviso: quello dell’arte cicladica. Ne sono testimonianza le numerose statuette in pietra del IV millennio a.C., raffiguranti la Dea Madre in forma stilizzata, dette “cruciformi”. La più celebre è la Venere di Turriga. Lo stile è sorprendentemente affine a quello che, nello stesso periodo, fioriva nell’Egeo. Eppure, questa storia è quasi sconosciuta. Perché? Perché le popolazioni della Sardegna nuragica non hanno lasciato testi scritti. E perché, ancora oggi, non siamo stati capaci di raccontarle. Le pietre non parlano da sole. Serve una narrazione. Questa non è una storia marginale. È la storia della principale civiltà avanzata del Mediterraneo occidentale, nata quando il resto dell'Europa muoveva i primi passi. Se questa storia ti è nuova, non è perché non sia mai esistita. È perché non è mai stata raccontata come meritava. Da oggi, iniziamo a farlo insieme. Iscriviti al canale per non perdere i prossimi capitoli!