LFDE - Il trattamento dei rifiuti: un settore fondamentale per la transizione
Milano, 21 maggio 2026. Di Pierre Schang, Gestore, e Jisia Ranaivosoa, Gestore/Analista, LFDE
Raccogliere, differenziare, valorizzare e trattare flussi di rifiuti sempre più consistenti e complessi: queste le esigenze di lungo termine determinate dalla crescita demografica, il cambiamento climatico, il costo delle materie prime e l’inasprimento delle norme sanitarie.
In assenza di interventi significativi, la produzione mondiale di rifiuti domestici potrebbe attestarsi, nel 2050[1], a 3,4 miliardi di tonnellate, l’equivalente della città di Bruxelles sepolta sotto 25 metri di immondizia. Il trattamento dei rifiuti costituisce un anello centrale ormai della transizione ambientale. Alcuni investitori all’avanguardia hanno affrontato queste sfide, affiancando le aziende coinvolte perché le considerino alla stregua di vere e proprie leve strategiche e di competitività.
La circolarità al centro dell’ecosistema
I danni della plastica a carico dell’ambiente sono un’illustrazione concreta di queste sfide. Le emissioni derivanti dal ciclo di vita della plastica dovrebbero infatti triplicare entro il 2026[2]. La difficoltà non sta quindi solo nel raccogliere di più, bensì nel produrre un materiale riciclato di qualità sufficiente per poter essere reinserito nelle catene di packaging. Al di là dell’aspetto ambientale, questa stessa esigenza risponde a una domanda crescente da parte delle industrie e delle collettività: flussi tracciati meglio, meno sensibili alle contaminazioni e valorizzabili nelle catene di approvvigionamento circolari. Ad esempio, Republic Services, uno dei leader americani nel trattamento dei rifiuti, ha creato a Las Vegas un Polymer Center dedicato alla selezione secondaria della plastica post-consumo al fine di produrre materiali riciclati pronti per essere riutilizzati in nuovi imballaggi.
La capacità annunciata del sito supera le 45.000 tonnellate di plastica riciclata all’anno, mentre l’azienda sta sviluppando un secondo impianto a Indianapolis. In questa catena del valore, fondamentale è anche il ruolo dei fornitori di attrezzature. L’azienda norvegese Tomra sta mettendo a punto dei sistemi di restituzione automatizzata e tecnologie di selezione ottica che consentono di individuare e separare i materiali con grande precisione: imballaggi, plastica, metalli, rifiuti alimentari. Una migliore qualità dei flussi è fondamentale per garantire l’efficacia della circolarità: più un materiale viene correttamente isolato a monte, maggiore è il suo reintegro in applicazioni a valore aggiunto invece dello smaltimento.
Verso il recupero energetico
Il recupero energetico rappresenta un secondo pilastro della circolarità e della crescita. Basta una semplice constatazione: le discariche emettono metano, un potente gas serra che - se catturato e trattato – può trasformarsi in gas naturale rinnovabile, utilizzato nelle reti o come carburante. Il gruppo nordamericano Waste Management prevede quindi di investire 3 miliardi di dollari nelle sue infrastrutture di riciclaggio e di gas naturale rinnovabile all’interno di una quarantina di centri moderni di riciclaggio. Nel 2024, l’azienda ha così convertito 58 milioni di MMBtu[3] di gas di discarica in energia, pari a un volume in grado di soddisfare il fabbisogno di elettricità di una metropoli come Parigi per un anno. Il gruppo punta a un aumento significativo della sua produzione grazie a nuovi impianti. Republic Services si è invece prefissata l’obiettivo di aumentare il riutilizzo del proprio biogas del 50% entro il 2030, un esempio emblematico di trasformazione di un’esternalità ambientale in una fonte di ricavi ricorrenti, riducendo al contempo le emissioni legate allo smaltimento in discarica.
Per noi investitori, gli operatori del trattamento dei rifiuti vantano caratteristiche simili a quelle delle utilities, conservando però una loro dinamica. Trattandosi di mercati locali, la raccolta e lo smaltimento in discarica sono spesso oggetto di contratti a lungo termine. Le barriere all’ingresso sono importanti: autorizzazioni scarse, limitata accettabilità sociale di nuove discariche o termovalorizzatori, densità logistica, nonché economie di scala nella raccolta differenziata e nel trattamento. Una struttura, questa, che crea situazioni di monopolio o di oligopolio locale, con una buona visibilità sui volumi e la capacità di trasferire i costi sui prezzi. A differenza delle utilities regolate, queste imprese dispongono di una maggiore flessibilità tariffaria e operativa. All’interno di un portafoglio, tali imprese vanno quindi, a nostro avviso, a completare i titoli più direttamente esposti alle energie rinnovabili o all’efficienza energetica.
La transizione ambientale non si limita a produrre energia più pulita ma presuppone anche una migliore gestione delle materie che le nostre economie estraggono, consumano e scartano. Il settore del trattamento dei rifiuti, la cui crescita è legata a esigenze fisiche e normative di lungo termine, si colloca proprio all’intersezione tra resilienza, circolarità e crescita industriale.