L'ITALIA HA DETTO "NO"

L'ITALIA HA DETTO "NO"

Giannina Puddu, 23 marzo 2026.

L'Italia che si è recata al voto per rispondere al quesito referendario ha fatto prevalere il numero dei NO.

La Riforma Costituzionale, voluta dal Ministro Nordio, ha completato l'iter parlamentare nell'autunno 2025.
Avrebbe introdotto due CSM distinti (giudicanti e requirenti) e nuove modalità di nomina.
Non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi, il testo è soggetto a referendum confermativo nel 2026.
Iter Parlamentare: Il disegno di legge costituzionale è stato presentato il 13 giugno 2024.
La Camera aveva dato il primo via libera il 16 gennaio 2025, con successivi passaggi chiusi a settembre 2025.
L'approvazione definitiva, con la seconda lettura al Senato, è avvenuta a ottobre 2025.
  • Contenuto della Riforma: Modifica gli artt. 104 e 105 della Costituzione per sdoppiare il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) in un Consiglio per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
  • Selezione dei Membri: I membri non eletti saranno estratti a sorte da elenchi, non più votati dai magistrati stessi.

Il voto referendario, previsto per il 22-23 marzo 2026 ha bocciato la legge.

Il passaggio tra le funzioni era già limitato dalla Riforma Cartabia con un cambio possibile solo una volta nei primi 10 anni e con trasferimento.
Il Procuratore Gratteri: "La vittoria del no è un segnale forte e chiaro"

"La vittoria del No al referendum rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali.

È stata una scelta consapevole, in difesa della Costituzione e dell'equilibrio delle istituzioni. Non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo. La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie. Le riforme sono necessarie, ma vanno costruite con responsabilità e rispetto dei diritti".

Il Ministro Nordio: "Prendo atto della decisione del popolo sovrano"

"Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano.

Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall'articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale.

Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma.

Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico.

Ringraziamo la parte dell'elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l'alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia".

Il Presidente del Consiglio Meloni: Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione.

Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia.

Il "Rispetto verso il Popolo italiano e verso l'Italia" sarebbe effettivo se Giorgia Meloni facesse, esattamente (o circa...), ciò che aveva promesso in Campagna Elettorale.

Vero è che manchi l'obbligo di mandato imperativo ma è altrettanto vero che, in un rapporto leale, alla parola sia dovuto il massimo rispetto.

Nel mondo occidentale si afferma che questa regola è stata prevista per assicurare che il parlamentare sia libero di decidere la soluzione migliore nelle diverse situazioni, senza essere rigidamente legato alle direttive di un partito.