"Ma così viene meno un pezzo di sicurezza e sovranità alimentare, dato che il terreno è fattore di produzione primario per il settore agricolo"

"Ma così viene meno un pezzo di sicurezza e sovranità alimentare, dato che il terreno è fattore di produzione primario per il settore agricolo"
(Fonte: Ismea in Rapporto Snpa, dati riferiti al suolo consumato nel 2024)

Giannina Puddu, 30 giugno 2026.

"Ma così viene meno un pezzo di sicurezza e sovranità alimentare, dato che il terreno è fattore di produzione primario per il settore agricolo"  rincara la dose Zaccarini.

Premesso che attualmente, In Italia, la superficie totale occupata dagli impianti fotovoltaici a terra ammonta a circa 17.700 ettari e che di questi, oltre l'80% sorge su terreni agricoli, il 27 ottobre 2025, su agronotizie.imagelinenetwork.com, era stato pubblicato un pezzo di Dario Del Bene che aveva citato  Camillo Zaccarini dell'area gestione del rischio di Ismea - intervenuto alla presentazione dei dati del Rapporto Snpa e Ispra, sulla base dei quali aveva sintetizzato che "Il suolo netto consumato nel 2024 è uguale a 7.800 ettari, ma più di tre quarti del consumo - pari a 6.021,20 ettari - è in area rurale. In questo 77% di suolo consumato in aree agricole, il 40,22% è rappresentato da seminativi, il 31,41% da prati pascoli, il 19,08% da colture arboree permanenti, e il 5,7% è territorio agroforestale".

Scriveva Del Bene:

Consumo di suolo, il 77% è terra sottratta all'agricoltura

I dati del Rapporto Snpa e Ispra, corredati dall'analisi di Ismea parlano chiaro: oltre 6mila ettari sottratti al settore nel solo 2024 e una tendenza all'aumento mettono a rischio la sovranità alimentare e i servizi ecosistemici resi dall'agricoltura.

Nel 2024 persi altri 78 chilometri quadrati con un incremento del 16% rispetto all'anno precedente.

Del Bene aveva dedicato un passaggio al ripristino del suolo in Italia, spiegando che  con la parola ripristino si intendono quelle aree in cui il suolo da una condizione artificializzata torna ad una naturalizzata, spesso dovuta alla rimozione delle aree di cantiere.

Tale processo, lento a prendere piede nel nostro Paese, nel 2024 interessa una superficie complessiva di 5,2 chilometri quadrati, in calo rispetto agli 8,2 chilometri quadrati del 2023.

Questa posizione opposta a quella di chi ritiene che le aree degradate siano irrimediabilmente perse e dunque predisposte ad accogliere quanto di peggio si possa concepire come inquinante.

Citava il caso particolare dell'Emilia Romagna, che ripristina, invece,  durante lo scorso anno 143 ettari di suolo, grazie soprattutto alla rinaturalizzazione di cave dismesse e alla chiusura di cantieri legati alla realizzazione di metanodotti e di altre opere.

Del Bene aveva snocciolato i numeri:

Al 2024 in 15 regioni risulta ormai consumato più del 5% di territorio, con massimi in Lombardia (12,22%), Veneto (11,86%) e Campania (10,61%). Il maggiore consumo di suolo annuale si osserva in Emilia Romagna, che, con poco più di 1.000 ettari consumati (86% di tipo reversibile), è la regione con i valori più alti sia per le perdite sia per gli interventi di recupero, in Lombardia (834 ettari), Puglia (818 ettari), Sicilia (799 ettari) e Lazio (785 ettari).

La crescita percentuale maggiore dell'ultimo anno è avvenuta in Sardegna (+0,83%), Abruzzo (+0,59%), Lazio (+0,56%) e Puglia (+0,52%), mentre l'Emilia-Romagna si ferma al +0,50%.

Anche la Valle d'Aosta, che resta la regione con il consumo inferiore, aggiunge comunque più di 10 ettari di nuovo consumo.

La Liguria (28 ettari) e il Molise (49 ettari) sono le uniche regioni, insieme alla Valle d'Aosta, con un consumo al di sotto di 50 ettari.

L'evidenza di Del Bene sulle "Aree a rischio dissesto, coste e aree protette"

Confermata, anche per l'anno preso in considerazione, la tendenza al rialzo della superficie di suolo consumato nelle aree a rischio dissesto dove il fenomeno, dopo il rallentamento registrato nel 2023, torna a correre: +1.303 ettari nelle zone a pericolosità idraulica media e +600 ettari nelle zone a pericolosità da frana.

Prosegue l'impermeabilizzazione lungo le fasce costiere, dove la percentuale di suolo consumato nei primi 300 metri dal mare è più del triplo del resto del territorio nazionale (22,9%), nelle pianure (11,4%), nei fondi valle e nelle aree a vocazione agricola vicino a quelle urbane. Diminuisce ancora la disponibilità di verde in città: il 2024 registra una perdita ulteriore di oltre 3.750 ettari di aree naturali.

In crescita il consumo di suolo nelle aree protette nelle quali si ricoprono altri 81 ettari dei quali oltre il 73% riguarda i parchi naturali nazionali (28,7 ettari) e regionali (30,8 ettari). Nelle aree Natura 2000, infine, le nuove superfici artificiali ammontano a 192,6 ettari (+14% rispetto allo scorso anno).

E, la sua puntuale osservazione sul "Fotovoltaico a terra":

Nel 2024 il consumo di suolo dovuto ai nuovi pannelli fotovoltaici risulta quadruplicato: si passa dai 420 ettari del 2023 a oltre 1.700 ettari del 2024  di suolo ricoperto, un aumento notevole se si considerano i 75 ettari e i 263 rilevati rispettivamente nel 2021 e nel 2022. E l'80% delle superfici coperte da fotovoltaico precedentemente erano utilizzate ai fini agricoli). Tra le regioni che destinano più territorio a questo tipo di impianti spiccano Lazio (443 ettari), Sardegna (293 ettari) e Sicilia (272 ettari).