Milano, 9 giugno 2026. Di Alexis Bienvenu, gestore di La Financière de l'Echiquier
Negli ultimi dieci anni il PIL cinese è cresciuto mediamente del 5,5% all’anno, quello degli Stati Uniti della metà: il 2,4%.
Eppure, in questo periodo l’indice di riferimento delle grandi capitalizzazioni statunitensi ha messo a segno il 255%, contro il 72% dell’MSCI China (in dollari), pari a un aumento annuo del 15% rispetto al 6%[1]!
La strepitosa crescita della Cina non si traduce quindi automaticamente in risultati borsistici nonostante alcuni campioni cinesi esercitino un dominio incontestato nei loro settori rispettivi: BYD nei veicoli elettrici, CATL nelle batterie, Huawei nelle apparecchiature per le telecomunicazioni, senza contare i primi posti occupati nelle terre rare, il litio, l’edilizia, le piattaforme commerciali (Alibaba), il trasporto marittimo (Cosco), l'elettronica (Foxconn), il petrolio (Sinopec), ecc.
Ci si può quindi interrogare sul motivo di questa discrepanza in Cina tra successi industriali e performance degli indici.
Tre, in particolare, sono i fattori che si possono individuare.
Il primo è insito nella concezione del ruolo dell’economia.
Il regime cinese poggia, schematicamente, su un capitalismo di Stato dove la sovranità geopolitica e la stabilità sociale sono gli obiettivi primari[2].
Negli Stati Uniti, al contrario, prevale la creazione di valore per gli azionisti non statali.
Questa differenza nelle priorità trova logicamente un’eco nelle performance borsistiche.
Da un punto di vista più congiunturale, da diversi anni ormai la Borsa cinese risente della crisi immobiliare che attanaglia il Paese dal 2021.
Non solo sono crollati grandi promotori immobiliari come Evergrande provocando un calo dell’attività edilizia e della capacità delle banche di concedere prestiti, ma la flessione dei prezzi ha determinato anche un effetto ricchezza negativo per le famiglie che sono state costrette a moderare i consumi e aumentare i risparmi. In un Paese in cui il settore immobiliare rappresenta la parte essenziale del patrimonio delle famiglie si osserva una profonda perdita di fiducia da parte delle stesse e delle banche, che frena gli investimenti.
Infine, la dinamica recente degli utili è compromessa dalla dicotomia che si è fatta strada tra lo stato di relativa buona salute di alcuni settori industriali, nei materiali o nella tecnologia ad esempio, e il ristallo dei consumi di beni e servizi.
Negli ultimi mesi, gli utili dei primi sono stati rivisti al rialzo, mentre sono calate le aspettative sul consumo interno[3].
Ne consegue che l'indice MSCI China, fortemente ponderato sui titoli di consumo e sulle piattaforme Internet come Tencent o Alibaba, sottoperforma nettamente dall'inizio dell'anno rispetto a quelli più domestici come il CSI 300.
Più orientato all’industria, quest’ultimo è ampiamente positivo dal 1° gennaio[4].
Nonostante un PIL che continua a crescere, alla luce di queste delusioni in borsa potrebbe sembrare allettante investire nei grandi titoli trascurati del settore dei consumi cinese.
Tuttavia, anche se una ripresa prima o poi ci sarà, ci vorrà del tempo.
Il settore immobiliare fatica a stabilizzarsi, soprattutto nelle città di medie dimensioni[5] mentre la ripresa dei consumi costituisce un obiettivo centrale del piano quinquennale 2026-2030.
Eppure, le misure annunciate sono orientate al medio-lungo termine.
Non si tratta tanto di stimolare massicciamente i consumi quanto di riorientare l’intero modello cinese, il che richiederà necessariamente tempo.
Di conseguenza, nel breve termine la dicotomia tra crescita economica e andamento del mercato azionario in Cina potrebbe persistere, almeno nei settori legati ai consumi.
Occorrerà sicuramente attendere alcuni anni prima che si possa stabilire un nesso tra crescita e andamento del mercato.
Fino ad allora, converrà distinguere attentamente i settori che beneficiano appieno della crescita cinese, sempre impressionante, da quelli che dovranno attendere la piena espressione del nuovo modello di consumo cinese.
[2] “Party-State Capitalism in China”, M. Pearson, M. Rithmire, K. Tsai, Harvard Business School Working Paper 21-065 - Novembre 2020
[3] BNP Paribas “China’s great production/consumption divergence”, William Bratton, 02.06.2026
[4] Performance dall’inizio dell’anno: +9,8% per il CSI 300, contro -7,2% per l’MSCI China al 04.06.2026, in dollari.