Partecipate pubbliche: rifiuti, trasporti e fiere confermano il divario Nord-Sud
Milano, 15 arile 2026. Comunicato dell'Osservatorio Italiano sulle Partecipate Pubbliche
Il campione del report dell’Osservatorio delle Partecipate Pubbliche che ha coperto quasi il 30 per cento delle partecipate italiane, ha mostrato redditività in crescita e divari strutturali persistenti tra macro-aree.
“Le società a partecipazione pubblica rappresentano un presidio essenziale per l’erogazione di servizi strategici e per la tenuta economica e sociale dei territori.”
Lo dichiarano Ivo Allegro e Melina Nappi membri del Comitato Tecnico Scientifico dell'Osservatorio Italiano sulle Partecipate Pubbliche e Partner di Iniziativa nel presentare il report dell’Osservatorio delle Partecipate Pubbliche presentato oggi a Roma al Reale Circolo Canottieri Tevere Remo.Questi temi sono al centro del convegno dell’Osservatorio, “Partecipate Pubbliche: come bilanciare sostenibilità, impatto sociale, performance e rischi”, svoltosi questa mattina a Roma presso il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo.
TPL, partecipate e sostenibilità: dove siamo e cosa manca
Il trasporto pubblico locale (TPL)- secondo lo studio- resta un’infrastruttura cruciale per la coesione economica e sociale: il comparto vale circa 12 miliardi di euro, impiega oltre 115 mila addetti e trasporta più di 5 miliardi di passeggeri l’anno (stima 2023-24). Dopo il Covid la domanda recupera, ma cambia: nel 2024 resta sotto i livelli del 2019 e nel 2025 si consolida una mobilità di prossimità, con più viaggi ma percorrenze ridotte; l’auto mantiene una quota modale dominante e il TPL fatica a recuperare la share pre-pandemica. Sul fronte ambientale, il PNRR indirizza oltre 8 miliardi su flotte a basse e zero emissioni, ferro regionale e trasporto rapido di massa, con età media degli autobus in calo; persiste tuttavia il gap infrastrutturale, soprattutto sulle metropolitane, rispetto alla media europea. La tenuta economica poggia su un Fondo Nazionale Trasporti oltre 5,1 miliardi (2024), non indicizzato e quindi soggetto a erosione reale: da qui la necessità di Livelli Adeguati di Servizio (LAS) e riparti legati a performance e impatto.
“I dati - spiega Ivo Allegro- confermano il ruolo centrale delle partecipate nella tenuta economica del TPL. In questa chiave, la sfida è trasformare risorse e investimenti in risultati misurabili, ancorando contratti e finanziamenti a KPI di performance ed ESG, dal rinnovo delle flotte alla riduzione del divario infrastrutturale territoriale. In questo contesto, le partecipate pubbliche restano lo zoccolo industriale del TPL: pur minoritarie per numero, concentrano una quota rilevante dell’attività e del servizio, arrivando a coprire circa il 67% del valore della produzione complessivo del comparto”.
Nel perimetro analizzato dall’Osservatorio, il campione di società a partecipazione pubblica sviluppa 4,87 miliardi di euro di valore della produzione nel 2024, ma con una distribuzione geografica marcata: il Nord pesa il 57%, il Sud e Isole il 32% il Centro il 10%, confermando una forte concentrazione del perimetro economico nelle regioni settentrionali.
Anche sul piano della produttività emergono differenze nette. L’indice di rendimento dei dipendenti (valore della produzione/costo del lavoro) risulta significativamente più elevato al Nord, più contenuto nel Centro e strutturalmente basso nel Sud e Isole, suggerendo modelli operativi e condizioni di contesto molto diversi tra macro-aree: dove la scala e l’organizzazione industriale sono maggiori, la produttività del fattore lavoro tende a essere più alta, mentre nelle aree meridionali permane un profilo più fragile, compatibile con bacini meno densi, organizzazioni più frammentate e maggiore eterogeneità delle gestioni.
Il triennio 2022–2024 conferma inoltre una dinamica positiva dei ricavi del campione (da 4,60 a 4,87 miliardi) e un rafforzamento della marginalità: l’EBITDA medio cresce da 4,4 a 6,6 milioni e il rapporto EBITDA/Vendite sale dal 10,8% al 14,6%, segnalando un miglioramento della redditività operativa.
Rifiuti e igiene urbana: servizi essenziali, occupazione e impatto
Nel waste urbano, le partecipate locali confermano un ruolo centrale sia sul piano economico sia su quello occupazionale. Anche la geografia del valore evidenzia differenze marcate: il Nord concentra la quota più ampia (45%), seguito dal Centro (37%), e infine dal Sud (18%). Le divergenze emergono anche sul fronte della redditività operativa: il rapporto EBITDA/Vendite è più elevato al Nord (9,84%), contro valori più contenuti nel Sud (6,16%) e nel Centro (5,73%), a fronte di una media del campione pari a 7,58%.
In parallelo, la misurazione dell’impatto sociale – ottenuta incrociando tonnellate raccolte e popolazione servita e confrontando i risultati con i benchmark nazionali ISPRA – conferma una asimmetria territoriale, con livelli di performance leggermente più elevati nel Nord.
Nel complesso, l’analisi conferma che nel waste urbano le partecipate pubbliche rappresentano un asse portante della tenuta economica e operativa del servizio, ma anche che la geografia delle performance resta diseguale. A fronte di volumi pro-capite sostanzialmente allineati tra Nord e Centro, e solo leggermente inferiori nel Sud, persistono differenze marcate in termini di valore generato e marginalità, segno che il nodo non è solo quantitativo ma soprattutto strutturale. Come osserva Melina Nappi, partner di Iniziativa, “la sfida è trasformare la gestione del ciclo dei rifiuti in una vera politica industriale territoriale: rafforzare la capacità impiantistica, anche attraverso partenariati pubblico-privati, integrare i servizi lungo la filiera e introdurre standard minimi omogenei, legando risorse e affidamenti a KPI misurabili. Solo così sarà possibile ridurre i divari territoriali e rendere verificabile il valore pubblico generato. In questa chiave ne discendono priorità nette di policy: rafforzare la capacità impiantistica anche attraverso partenariati pubblico-privati, integrare i servizi e introdurre standard minimi omogenei, come leva per ridurre i divari territoriali e rendere più efficace l’azione pubblica”.
Il campione analizzato dall’Osservatorio esprime 4,45 miliardi di euro di valore della produzione – circa un terzo del giro d’affari complessivo del servizio rifiuti urbani – e 321 milioni di EBITDA, con oltre 34 mila addetti, a testimonianza di un peso industriale non marginale.
Sistemi fieristici: valore economico, sostenibilità degli spazi e sviluppo dei territori
Il sistema fieristico si conferma un’infrastruttura di politica industriale e territoriale: 4.285 imprese, oltre 16.800 addetti e circa 4 miliardi di valore della produzione, con la mappa degli eventi di rango internazionale concentrata nel Nord, dove i poli di scala trainano afflussi, espositori e filiere ad alta specializzazione. All’interno di questo perimetro, il campione dell’Osservatorio evidenzia come poche società partecipate pubbliche generino una quota significativa del valore complessivo (~555,5 milioni, ~14%), con baricentro settentrionale sul piano economico-organizzativo e presidio più sottile nel Centro-Mezzogiorno.
“Oltre alla dimensione economica, i sistemi fieristici- spiegano Allegro e Nappi- attivano sviluppo locale: generano indotto turistico e ricettivo, rafforzano l’attrattività urbana, sostengono l’internazionalizzazione delle imprese e contribuiscono al posizionamento competitivo delle città nei circuiti globali. Sul fronte della sostenibilità dell’uso del suolo, l’Indicatore di Efficienza Spaziale (superficie espositiva/visitatori) segnala performance positive anche fuori dai grandi hub: la competitività non dipende solo dalla dimensione degli impianti, ma da programmazione, integrazione logistica e infrastrutturale con il contesto urbano e upgrading dei format, per aumentare l’intensità d’uso degli spazi e ridurre il consumo relativo di risorse territoriali. In questo quadro, il presidio pubblico, pur minoritario in termini di numerosità, è strategico perché concentra massa critica, abilita partenariati pubblico-privati e orienta le scelte di investimento in una logica di medio-lungo periodo. La sostenibilità dei sistemi fieristici si gioca su due piani: efficienza economica e spaziale e contributo allo sviluppo equilibrato dei territori, riducendo i divari e rafforzando il legame tra infrastrutture espositive, città e sistemi produttivi locali.
L’Osservatorio
“Quello di oggi- spiegano Allegro e Nappi- è stato un momento di confronto tra istituzioni, accademici e operatori sui modelli di governance e sugli strumenti quantitativi necessari per coniugare equilibrio economico e valore pubblico. In questo quadro, l’Osservatorio delle Partecipate Pubbliche analizza dal 2020, grazie ad una banca dati costruita su quasi il 30% delle Partecipate Pubbliche, quelle delle amministrazioni di più grandi dimensioni, le interrelazioni tra sostenibilità, performance economico-finanziaria e impatto sociale, sviluppando indicatori quantitativi per misurare e rendere confrontabile il valore generato dalle partecipate. L’analisi, riferita al 2025, si fonda su dati di bilancio, relazioni sulla gestione e report di sostenibilità e riguarda imprese di diverse dimensioni, con un focus sui settori a maggiore impatto sulla vita quotidiana: gestione dei rifiuti, trasporto pubblico locale e sistemi fieristici. Un elemento trasversale che emerge è la crescente centralità della misurazione quantitativa dell’impatto, possibile solo in presenza di dati affidabili e comparabili: l’estensione degli obblighi di rendicontazione europei spingerà un numero crescente di partecipate a strutturare sistemi evoluti di monitoraggio delle performance ESG, rafforzando trasparenza, accountability e confrontabilità tra modelli gestionali”.
L’evento
L'evento ha riunito dirigenti di aziende municipalizzate, professionisti legali e fiscali, accademici e rappresentanti del mondo finanziario per discutere le sfide della gestione delle società a partecipazione pubblica in Italia.
“E’ un momento di confronto- spiega Allegro- tra istituzioni, accademici e operatori sui modelli di governance e sugli strumenti quantitativi necessari per coniugare equilibrio economico e valore pubblico.
I lavori sono stati aperti da Riccardo Mercurio, professore di Organizzazione Aziendale all'Università di Napoli Federico II e Universitas Mercatorum. L'intervento introduttivo è stato tenuto da Ivo Allegro, partner founder di Iniziativa, membro del Comitato tecnico-scientifico dell'Osservatorio e professore a contratto di Project Cycle Management e accesso a fondi pubblici presso l'Università di Roma Unitelma Sapienza.
La prima tavola rotonda – "Le sfide delle società partecipate: sostenibilità, sviluppo territoriale e gestione dei rischi" – ha visto la partecipazione di Francesco Gianni, founder e senior partner di Gianni & Origoni; Luca Miele, of counsel STS Deloitte e professore a contratto di diritto tributario all'Università Roma Tre; Claudio Gori, responsabile Amministrazione, Finanza e Compliance di ATAC Roma; Enzo Ruini, sales manager strategico Sustainability di Banca Generali Private; Francesca De Santis, responsabile della Pianificazione Strategica e Risk Management di ANM Napoli; e Marcello Marino, direttore generale dell'Agenzia per il Trasporto Pubblico Locale del Bacino di Bergamo. La seconda tavola rotonda – "Governance e valore pubblico: le società partecipate nei settori a forte impatto sulla collettività" – ha visto gli interventi di Thomas Mur, direttore generale della Fiera di Bolzano; Bruno Manzi, presidente del consiglio di amministrazione di AMA Roma; Domenico Ruggiero, amministratore unico di ASIA Napoli; Francesco Monaco, capo dipartimento Supporto ai Comuni e Studi Politiche Europee della Fondazione per la Finanza e l'Economia Locale (IFEL); e Sandro Baraggioli, presidente di Confservizi Nord Ovest. Le conclusioni sono state affidate a Raoul Nacamulli, professore di Organizzazione Aziendale presso l'Università Bicocca di Milano
Lo dichiarano Ivo Allegro e Melina Nappi membri del Comitato Tecnico Scientifico dell'Osservatorio Italiano sulle Partecipate Pubbliche e Partner di Iniziativa nel presentare il report dell’Osservatorio delle Partecipate Pubbliche presentato oggi a Roma al Reale Circolo Canottieri Tevere Remo.Questi temi sono al centro del convegno dell’Osservatorio, “Partecipate Pubbliche: come bilanciare sostenibilità, impatto sociale, performance e rischi”, svoltosi questa mattina a Roma presso il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo.
TPL, partecipate e sostenibilità: dove siamo e cosa manca
Il trasporto pubblico locale (TPL)- secondo lo studio- resta un’infrastruttura cruciale per la coesione economica e sociale: il comparto vale circa 12 miliardi di euro, impiega oltre 115 mila addetti e trasporta più di 5 miliardi di passeggeri l’anno (stima 2023-24). Dopo il Covid la domanda recupera, ma cambia: nel 2024 resta sotto i livelli del 2019 e nel 2025 si consolida una mobilità di prossimità, con più viaggi ma percorrenze ridotte; l’auto mantiene una quota modale dominante e il TPL fatica a recuperare la share pre-pandemica. Sul fronte ambientale, il PNRR indirizza oltre 8 miliardi su flotte a basse e zero emissioni, ferro regionale e trasporto rapido di massa, con età media degli autobus in calo; persiste tuttavia il gap infrastrutturale, soprattutto sulle metropolitane, rispetto alla media europea. La tenuta economica poggia su un Fondo Nazionale Trasporti oltre 5,1 miliardi (2024), non indicizzato e quindi soggetto a erosione reale: da qui la necessità di Livelli Adeguati di Servizio (LAS) e riparti legati a performance e impatto.
“I dati - spiega Ivo Allegro- confermano il ruolo centrale delle partecipate nella tenuta economica del TPL. In questa chiave, la sfida è trasformare risorse e investimenti in risultati misurabili, ancorando contratti e finanziamenti a KPI di performance ed ESG, dal rinnovo delle flotte alla riduzione del divario infrastrutturale territoriale. In questo contesto, le partecipate pubbliche restano lo zoccolo industriale del TPL: pur minoritarie per numero, concentrano una quota rilevante dell’attività e del servizio, arrivando a coprire circa il 67% del valore della produzione complessivo del comparto”.
Nel perimetro analizzato dall’Osservatorio, il campione di società a partecipazione pubblica sviluppa 4,87 miliardi di euro di valore della produzione nel 2024, ma con una distribuzione geografica marcata: il Nord pesa il 57%, il Sud e Isole il 32% il Centro il 10%, confermando una forte concentrazione del perimetro economico nelle regioni settentrionali.
Anche sul piano della produttività emergono differenze nette. L’indice di rendimento dei dipendenti (valore della produzione/costo del lavoro) risulta significativamente più elevato al Nord, più contenuto nel Centro e strutturalmente basso nel Sud e Isole, suggerendo modelli operativi e condizioni di contesto molto diversi tra macro-aree: dove la scala e l’organizzazione industriale sono maggiori, la produttività del fattore lavoro tende a essere più alta, mentre nelle aree meridionali permane un profilo più fragile, compatibile con bacini meno densi, organizzazioni più frammentate e maggiore eterogeneità delle gestioni.
Il triennio 2022–2024 conferma inoltre una dinamica positiva dei ricavi del campione (da 4,60 a 4,87 miliardi) e un rafforzamento della marginalità: l’EBITDA medio cresce da 4,4 a 6,6 milioni e il rapporto EBITDA/Vendite sale dal 10,8% al 14,6%, segnalando un miglioramento della redditività operativa.
Rifiuti e igiene urbana: servizi essenziali, occupazione e impatto
Nel waste urbano, le partecipate locali confermano un ruolo centrale sia sul piano economico sia su quello occupazionale. Anche la geografia del valore evidenzia differenze marcate: il Nord concentra la quota più ampia (45%), seguito dal Centro (37%), e infine dal Sud (18%). Le divergenze emergono anche sul fronte della redditività operativa: il rapporto EBITDA/Vendite è più elevato al Nord (9,84%), contro valori più contenuti nel Sud (6,16%) e nel Centro (5,73%), a fronte di una media del campione pari a 7,58%.
In parallelo, la misurazione dell’impatto sociale – ottenuta incrociando tonnellate raccolte e popolazione servita e confrontando i risultati con i benchmark nazionali ISPRA – conferma una asimmetria territoriale, con livelli di performance leggermente più elevati nel Nord.
Nel complesso, l’analisi conferma che nel waste urbano le partecipate pubbliche rappresentano un asse portante della tenuta economica e operativa del servizio, ma anche che la geografia delle performance resta diseguale. A fronte di volumi pro-capite sostanzialmente allineati tra Nord e Centro, e solo leggermente inferiori nel Sud, persistono differenze marcate in termini di valore generato e marginalità, segno che il nodo non è solo quantitativo ma soprattutto strutturale. Come osserva Melina Nappi, partner di Iniziativa, “la sfida è trasformare la gestione del ciclo dei rifiuti in una vera politica industriale territoriale: rafforzare la capacità impiantistica, anche attraverso partenariati pubblico-privati, integrare i servizi lungo la filiera e introdurre standard minimi omogenei, legando risorse e affidamenti a KPI misurabili. Solo così sarà possibile ridurre i divari territoriali e rendere verificabile il valore pubblico generato. In questa chiave ne discendono priorità nette di policy: rafforzare la capacità impiantistica anche attraverso partenariati pubblico-privati, integrare i servizi e introdurre standard minimi omogenei, come leva per ridurre i divari territoriali e rendere più efficace l’azione pubblica”.
Il campione analizzato dall’Osservatorio esprime 4,45 miliardi di euro di valore della produzione – circa un terzo del giro d’affari complessivo del servizio rifiuti urbani – e 321 milioni di EBITDA, con oltre 34 mila addetti, a testimonianza di un peso industriale non marginale.
Sistemi fieristici: valore economico, sostenibilità degli spazi e sviluppo dei territori
Il sistema fieristico si conferma un’infrastruttura di politica industriale e territoriale: 4.285 imprese, oltre 16.800 addetti e circa 4 miliardi di valore della produzione, con la mappa degli eventi di rango internazionale concentrata nel Nord, dove i poli di scala trainano afflussi, espositori e filiere ad alta specializzazione. All’interno di questo perimetro, il campione dell’Osservatorio evidenzia come poche società partecipate pubbliche generino una quota significativa del valore complessivo (~555,5 milioni, ~14%), con baricentro settentrionale sul piano economico-organizzativo e presidio più sottile nel Centro-Mezzogiorno.
“Oltre alla dimensione economica, i sistemi fieristici- spiegano Allegro e Nappi- attivano sviluppo locale: generano indotto turistico e ricettivo, rafforzano l’attrattività urbana, sostengono l’internazionalizzazione delle imprese e contribuiscono al posizionamento competitivo delle città nei circuiti globali. Sul fronte della sostenibilità dell’uso del suolo, l’Indicatore di Efficienza Spaziale (superficie espositiva/visitatori) segnala performance positive anche fuori dai grandi hub: la competitività non dipende solo dalla dimensione degli impianti, ma da programmazione, integrazione logistica e infrastrutturale con il contesto urbano e upgrading dei format, per aumentare l’intensità d’uso degli spazi e ridurre il consumo relativo di risorse territoriali. In questo quadro, il presidio pubblico, pur minoritario in termini di numerosità, è strategico perché concentra massa critica, abilita partenariati pubblico-privati e orienta le scelte di investimento in una logica di medio-lungo periodo. La sostenibilità dei sistemi fieristici si gioca su due piani: efficienza economica e spaziale e contributo allo sviluppo equilibrato dei territori, riducendo i divari e rafforzando il legame tra infrastrutture espositive, città e sistemi produttivi locali.
L’Osservatorio
“Quello di oggi- spiegano Allegro e Nappi- è stato un momento di confronto tra istituzioni, accademici e operatori sui modelli di governance e sugli strumenti quantitativi necessari per coniugare equilibrio economico e valore pubblico. In questo quadro, l’Osservatorio delle Partecipate Pubbliche analizza dal 2020, grazie ad una banca dati costruita su quasi il 30% delle Partecipate Pubbliche, quelle delle amministrazioni di più grandi dimensioni, le interrelazioni tra sostenibilità, performance economico-finanziaria e impatto sociale, sviluppando indicatori quantitativi per misurare e rendere confrontabile il valore generato dalle partecipate. L’analisi, riferita al 2025, si fonda su dati di bilancio, relazioni sulla gestione e report di sostenibilità e riguarda imprese di diverse dimensioni, con un focus sui settori a maggiore impatto sulla vita quotidiana: gestione dei rifiuti, trasporto pubblico locale e sistemi fieristici. Un elemento trasversale che emerge è la crescente centralità della misurazione quantitativa dell’impatto, possibile solo in presenza di dati affidabili e comparabili: l’estensione degli obblighi di rendicontazione europei spingerà un numero crescente di partecipate a strutturare sistemi evoluti di monitoraggio delle performance ESG, rafforzando trasparenza, accountability e confrontabilità tra modelli gestionali”.
L’evento
L'evento ha riunito dirigenti di aziende municipalizzate, professionisti legali e fiscali, accademici e rappresentanti del mondo finanziario per discutere le sfide della gestione delle società a partecipazione pubblica in Italia.
“E’ un momento di confronto- spiega Allegro- tra istituzioni, accademici e operatori sui modelli di governance e sugli strumenti quantitativi necessari per coniugare equilibrio economico e valore pubblico.
I lavori sono stati aperti da Riccardo Mercurio, professore di Organizzazione Aziendale all'Università di Napoli Federico II e Universitas Mercatorum. L'intervento introduttivo è stato tenuto da Ivo Allegro, partner founder di Iniziativa, membro del Comitato tecnico-scientifico dell'Osservatorio e professore a contratto di Project Cycle Management e accesso a fondi pubblici presso l'Università di Roma Unitelma Sapienza.
La prima tavola rotonda – "Le sfide delle società partecipate: sostenibilità, sviluppo territoriale e gestione dei rischi" – ha visto la partecipazione di Francesco Gianni, founder e senior partner di Gianni & Origoni; Luca Miele, of counsel STS Deloitte e professore a contratto di diritto tributario all'Università Roma Tre; Claudio Gori, responsabile Amministrazione, Finanza e Compliance di ATAC Roma; Enzo Ruini, sales manager strategico Sustainability di Banca Generali Private; Francesca De Santis, responsabile della Pianificazione Strategica e Risk Management di ANM Napoli; e Marcello Marino, direttore generale dell'Agenzia per il Trasporto Pubblico Locale del Bacino di Bergamo. La seconda tavola rotonda – "Governance e valore pubblico: le società partecipate nei settori a forte impatto sulla collettività" – ha visto gli interventi di Thomas Mur, direttore generale della Fiera di Bolzano; Bruno Manzi, presidente del consiglio di amministrazione di AMA Roma; Domenico Ruggiero, amministratore unico di ASIA Napoli; Francesco Monaco, capo dipartimento Supporto ai Comuni e Studi Politiche Europee della Fondazione per la Finanza e l'Economia Locale (IFEL); e Sandro Baraggioli, presidente di Confservizi Nord Ovest. Le conclusioni sono state affidate a Raoul Nacamulli, professore di Organizzazione Aziendale presso l'Università Bicocca di Milano
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