Quei depositi, tuttavia, alimentano – attraverso la Cassa Depositi e Prestiti – investimenti anche nel settore delle grandi infrastrutture energetiche e delle rinnovabili, un comparto che in Sardegna è al centro di un acceso dibattito sulla speculazione e sull’impatto nel territorio.
Negli ultimi mesi, secondo diversi comitati locali, non pochi risparmiatori sardi avrebbero già iniziato a ritirare parte delle somme depositate.
Nel pieno di questo clima, l’avvocato Michele Zuddas, tra i promotori della proposta di legge regionale “Pratobello”, ha pubblicato sui social un duro intervento contro quella che definisce “la filiera finanziaria e industriale che sta trasformando la Sardegna in un terreno di conquista”.
Il professionista punta l’attenzione su Terna S.p.A., gestore della rete elettrica nazionale e protagonista dei maxi-progetti che interesseranno l’isola nei prossimi anni, dal Tyrrhenian Link al Sardinian Link.
La sua analisi si concentra sulla struttura dell’azionariato: la Cassa Depositi e Prestiti detiene, tramite CDP Reti S.p.A., la quota più rilevante della società con il 29,85% del capitale, pari a 599.999.999 azioni.
Il restante capitale è distribuito tra grandi gruppi finanziari internazionali come BlackRock, Vanguard, Lazard, Pictet, Atlas Infrastructure Partners e Norges Bank Investment Management.
“È importante conoscere il nemico ed avere il coraggio di farne il nome”, scrive Zuddas.
A suo avviso, la presenza simultanea dello Stato, della finanza globale e delle multinazionali dell’energia rappresenterebbe “una comunione d’interessi che trasforma il territorio sardo in una merce di scambio”.
“Lo Stato italiano e i player della finanza internazionale sono soci d’affari.
La merce è la nostra terra”, sostiene l’avvocato, che lega questa dinamica ai progetti di esproprio, alle servitù e agli impatti ambientali derivanti dalle nuove infrastrutture: stazioni di conversione, elettrodotti, cavi terrestri e sottomarini che attraverseranno la Sardegna da nord a sud.
“Terna entra nella Sardegna con la complicità delle istituzioni, trasformando il territorio in un bottino da spartire”, aggiunge Zuddas, che associa il fenomeno alla più ampia corsa alle energie rinnovabili e alla progressiva concentrazione degli impianti nelle mani di grandi player finanziati anche da capitali pubblici.
Il riferimento alla Cassa Depositi e Prestiti è centrale: l’ente investe anche grazie ai fondi raccolti da Poste Italiane tramite libretti e conti postali, strumenti largamente utilizzati in Sardegna.
Per Zuddas, questo legame mette in luce la connessione tra risparmio popolare e grandi operazioni energetiche che stanno ridisegnando l’isola.
L’avvocato conclude il suo intervento richiamando alla “consapevolezza collettiva” e alla necessità di un confronto pubblico più trasparente sulle ricadute territoriali dei progetti in corso: “Non è solo una questione energetica o ambientale, ma di dignità.
Si tratta di scegliere se essere uomini liberi o caporali del sistema”.