SARLUX: IL SISTEMA DI MONITORAGGIO CONTINUO E' ANCORA IN FASE DI "VALIDAZIONE", QUINDI NON RISULTA IN ESERCIZIO
Giannina Puddu, 2 dicembre 2025.
Con estremo garbo, il COMITATO CIVICO PER LA TUTELA AMBIENTALE E DELLA SALUTE DI SARROCH ha scritto che Il Comitato sottolinea che l’obiettivo non è accusare nessuno, ma: “ottenere la verità, pretendere trasparenza e garantire sicurezza alla popolazione.”
Atteggiamento encomiabile anche se, interrogata l'IA su ARPAS, la risposta è stata che:
- Monitoraggio delle matrici ambientali: ARPAS monitora la qualità di acqua, aria e suolo.
- Controllo delle emissioni: Effettua ispezioni sugli impianti che producono emissioni inquinanti.
- Controllo degli scarichi: Monitora gli scarichi idrici e lo spandimento dei fanghi di depurazione.
- Controllo dei rifiuti: Esegue ispezioni sulle attività di gestione dei rifiuti per conto delle Province.
- Controllo amianto: Effettua sopralluoghi per il prelievo di fibre aerodisperse di amianto.
- Acque potabili: Analizza campioni di acque destinate al consumo umano.
E, dunque, come si giustifica il fatto che, per ben 8 anni (!), dai documenti ufficiali analizzati dal suddetto Comitato sia emerso che: ARPAS abbia dichiarato di non aver mai ricevuto i dati dei sensori delle torce industriali?
Se la risposta dell'IA fosse corretta, si dovrebbe dedurre che ARPAS avrebbe dovuto agire, senza indugio, per ottenere i "dati sensori" delle torce industriali, quindi, valutarli, quindi, fare ispezioni in loco, quindi, adottare le misure conseguenti per la tutela della salute pubblica.
ARPAS non avrebbe dovuto assumere tale atteggiamento passivo, se l'IA avesse ragione...
Dal canto suo, la società proprietaria della gigantesca raffineria di Sarroch, oggi Sarlux (ex Saras) ha ammesso formalmente che nel 2025 il sistema di monitoraggio continuo è ancora in fase di “validazione”, e quindi non risulta in esercizio.
Conclude il Comitato:
Ciò significa che per l’intero periodo 2017–2025 non è mai esistito un sistema di controllo continuo certificato in grado di misurare:
- composizione dei gas inviati in torcia,
- efficacia della combustione,
- eventuali emissioni anomale,
- dispersione reale degli inquinanti in atmosfera.
Un impianto classificato come RIR (Rischio di Incidente Rilevante) ha quindi operato senza la principale misura di sicurezza ambientale prevista dalla normativa europea e italiana.
Questo "quadro" è, a dir poco, imbarazzante.
Si suppone che la stuttura di ARPAS, che oggi conta 313 dipendenti (mentre, pare, che fino al 2019 fossero 364), abbia un costo rievante che pesa sul Bilancio della Regione.
Purtroppo, alla gran faccia della "trasparenza", il costo annuale della struttura di ARPAS non è disponibile pubblicamente.
Si tratta di un'agenzia regionale, i suoi costi operativi e di bilancio sono solitamente dettagliati nei documenti di bilancio regionale, ma non sono accessibili come cifra assoluta.
Buio assoluto anche sull'Organigramma dell'Agenzia.
Noto solo il nome del Direttore Generale, Nicoletta Vannina Ornano nominata a ottobre 2024.
L'incarico del DG ha una durata che va da tre a 5 anni.
Prima di Ornano, il direttore generale di ARPAS Sardegna era Antonio Casula, mentre l'ing. Alessandro Sanna, nominato con decreto del Presidente della Regione nell'ottobre 2014, è stato in carica fino al 6 ottobre 2020.
Un video-intervento dell'Ing. Alessandro Sanna, pubblicato nel 2020 per spiegare il ruolo di ARPAS:
https://www.facebook.com/watch/?v=2850036491699983
Non c'è modo di sapere quanti siano gli altri dirigenti e funzionari in carica, quale sia il loro compenso, nè quale sia il loro nome.