Sovranità, crescita, innovazione: perché le materie prime critiche e strategiche sono fondamentali

Sovranità, crescita, innovazione: perché le materie prime critiche e strategiche sono fondamentali
Céline Sustandal, Gestore, LFDE

Milano, 1 aprile 2026. Di Céline Sustandal, Gestore, LFDE

Non ci sarebbero transizione energetica, intelligenza artificiale o sistemi avanzati di difesa senza il rame, il nichel, l’uranio, le terre rare e il platino.

Le grandi trasformazioni tecnologiche del nostro secolo nascondono una realtà finora sottovalutata: la sempre maggiore dipendenza da materie prime ormai critiche e strategiche.

La sovranità si gioca ora nel sottosuolo, nell’accesso a determinati materiali indispensabili per il potere economico, tecnologico e militare.

Siamo dell’avviso che questa tematica, diventata centrale, apra delle opportunità economiche a lungo termine.

Vulnerabilità e dipendenza: il valore reale delle risorse

A determinare la criticità e la natura strategica di una materia prima non è la rarità geologica bensì il contributo indispensabile al funzionamento dell'economia oltre alla disponibilità, che sia fragile, concentrata o politicamente esposta.

Abbiamo assistito negli ultimi anni a esempi concreti di questa vulnerabilità.

Nel 2023-2024, l'eccezionale siccità a Panama ha influito sul livello dell'acqua del canale determinando una riduzione notevole del traffico marittimo e un rallentamento duraturo delle consegne mondiali di rame, argento e bauxite.

È bastato un singolo evento climatico localizzato per mettere a repentaglio le catene di approvvigionamento globali, essenziali per le infrastrutture e per l’industria.

Sommati agli effetti delle tensioni geopolitiche e alla concentrazione di alcune produzioni, questi fenomeni accentuano la pressione sui prezzi.

Le terre rare ne sono un esempio emblematico.

Il prezzo del neodimio, una terra rara necessaria per la produzione di magneti permanenti per motori elettrici, hard disk o turbine eoliche, è aumentato del 55% nel 2025 a causa di una produzione estremamente concentrata e di una domanda in forte crescita.

L'autonomia tecnologica e militare come pilastro della sicurezza nazionale

La questione della sovranità è fondamentale dato che la maggior parte delle catene del valore di queste materie prime – estrazione, raffinazione, produzione – è concentrata in Cina.

La loro criticità rappresenta una sfida in termini di dipendenza economica e strategica, di cui vi è una maggiore consapevolezza alla luce delle recenti evoluzioni nel campo della difesa.

Aerei da combattimento, sottomarini o sistemi di comunicazione sicura contengono diverse tonnellate di metalli critici e di terre rare, senza un accesso sicuro a queste materie prime non vi è alcuna autonomia militare possibile.

Non si tratta ormai più, per gli Stati, di una semplice questione industriale bensì di un pilastro della sicurezza nazionale, ragion per cui gli Stati Uniti stanno dispiegando strategie offensive per rilocalizzare alcune capacità, garantire l’accesso alle risorse e ricostruire intere catene del valore, dalla miniera all’industria della difesa.

L'investimento di Apple in MP Materials, l'unica miniera di terre rare attiva negli Stati Uniti, testimonia bene la volontà di assicurarsi il controllo di risorse ormai vitali.

Un approccio simile si ritrova in Francia, a La Rochelle, dove Solvay ha lanciato una linea di produzione di neodimio e praseodimio basata sul riciclo di magneti permanenti, confermando che anche l'economia circolare può contribuire in modo concreto a garantire l'approvvigionamento strategico.

Il collo di bottiglia dell'estrazione tra tempi lunghi e vincoli reali

Il fabbisogno strategico sta esplodendo, ma la sfida per gli investitori sta nel capire che l'offerta rimane limitata.

Lo sfruttamento delle miniere si rivela sempre più complesso, mentre svilupparne una nuova richiede dai 10 ai 15 anni, ingenti investimenti e una stabilità politica e normativa ormai rara, a cui si aggiunge la necessità legittima di tenere conto dei vincoli ambientali.

Una minima perturbazione dell’offerta basta, in questo contesto, per creare tensioni durature mentre continua a intensificarsi il consumo di materiali nei settori dell’AI, della difesa, della transizione energetica, dell’elettrificazione o delle infrastrutture critiche.

Pertanto, in assenza anche di un’esplosione significativa della domanda, l’aumento delle esigenze strategiche esercita una pressione duratura su catene di approvvigionamento già in tensione.

Oltre la speculazione: identificare i protagonisti della catena del valore

Poiché investiamo nelle aziende non intendiamo speculare sul prezzo delle materie, bensì capire chi controlla l’offerta e individuare dei player in grado di affermarsi nel tempo.

Non investiamo nelle materie prime in sé ma nelle aziende che le estraggono, le trasformano o ne garantiscono la disponibilità.

Grazie alla qualità dei loro asset, alla loro disciplina finanziaria e al loro posizionamento strategico questi leader possono generare valore anche in periodi di stabilità dei prezzi.

Eterogeneo e ciclico, l’universo delle materie critiche è esposto a numerosi rischi operativi e la gestione attiva può rivelarsi decisiva in questo campo.

Contrariamente a un approccio indicizzato in grado di diluire i rischi e nascondere le vere sfide della sovranità, la gestione attiva punta a identificare gli attori chiave che dispongono di asset strategici e di visibilità operativa, e che svolgono un ruolo centrale nelle catene del valore. In questo contesto, lo stock picking non è un’opzione ma una necessità.

Indispensabili per la competitività economica, la transizione energetica e la capacità degli Stati di garantire la propria sicurezza, le materie critiche e strategiche offrono un forte potenziale di crescita.

Per noi investitori a lungo termine, rappresentano un tema di diversificazione in forte espansione e una fonte di opportunità.