SPANEDDA. A FIRENZE "TRANSIZIONE EQUA E INCLUSIVA", A CAGLIARI "TRANSIZIONE INIQUA E DISPOTICA"

SPANEDDA. A FIRENZE "TRANSIZIONE EQUA E INCLUSIVA", A CAGLIARI "TRANSIZIONE INIQUA E  DISPOTICA"
L'assessore degli Enti locali e Urbanistica Spanedda.

Cagliari, 13 novembre 2025. Di Elia Sanna

Le parole dell’assessore regionale all’Urbanistica, Francesco Spanedda, secondo cui “la Regione ha introdotto criteri chiari per la localizzazione degli impianti, processi partecipativi e strumenti di flessibilità per conciliare sviluppo energetico e tutela del territorio”, sembrano oggi molto lontane dalla realtà che la Sardegna vive ogni giorno.

Mentre l’assessore si prepara a parlare a Firenze, alla 22ª edizione di Urbanpromo – Progetti per il Paese, di “transizione equa e inclusiva”, l’isola continua a subire una pressione enorme da parte delle multinazionali delle energie rinnovabili. 

È un vero e proprio assalto: impianti eolici e fotovoltaici spuntano nelle campagne, vicino a siti archeologici, lungo le coste e nei paesaggi storici che rappresentano l’identità stessa della Sardegna.

Nonostante la Legge regionale 20/2024 e la retorica della “transizione democratica”, la Regione non è riuscita a frenare progetti speculativi che minacciano un patrimonio ambientale e culturale di valore inestimabile.

Le autorizzazioni e le procedure, spesso imposte o accelerate con l’appoggio del Governo nazionale, continuano a ignorare la voce delle comunità locali: sindaci, agricoltori e associazioni che chiedono di difendere il paesaggio e il diritto dei sardi a decidere sul proprio futuro.

Le dichiarazioni dell’assessore pesano perché dipingono un’immagine di efficienza e pianificazione che non corrisponde alla realtà. 

In verità, le azioni della Regione non hanno fermato la speculazione energetica né garantito una programmazione seria di tutela.

A questo si aggiunge una carenza di conoscenza e applicazione delle norme urbanistiche e paesaggistiche previste dalla Costituzione, dalle leggi nazionali e dalla Convenzione europea del paesaggio.

Dietro le parole sulla “transizione verde” si nasconde un modello di sviluppo calato dall’alto, che rischia di trasformare la Sardegna in una piattaforma energetica al servizio di altri, senza benefici concreti per cittadini, imprese locali e ambiente.

La Sardegna non ha bisogno di nuove leggi o slogan, ma di una vera politica di pianificazione: chiara, rigorosa e coraggiosa. 

Una politica che sappia decidere dove e come produrre energia rinnovabile, mettendo al primo posto la tutela del paesaggio e delle comunità.

Solo così si potrà parlare davvero di una transizione energetica “equa e inclusiva”, e non di una nuova forma di colonizzazione mascherata da sostenibilità.