Cagliari, 15 gennaio 2026. Di Elia Sanna
Con una sentenza emessa il 14 gennaio 2026 dal Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Sardo, riunito presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma, è stata dichiarata la colpevolezza di don Valerio Manca, della diocesi di Tempio-Ampurias, noto in passato come padre Emanuele.
Il collegio giudicante ha riconosciuto provato il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo con minore, ai sensi del canone 1395 §2 del Codice di Diritto Canonico.
Per questo motivo è stata inflitta la pena più grave prevista dall’ordinamento ecclesiastico: la dimissione dallo stato clericale.
Don Valerio Manca è stato quindi definitivamente allontanato dal ministero sacerdotale e non fa più parte del clero della Chiesa cattolica.
Gli adempimenti successivi alla sentenza restano di competenza del Tribunale ecclesiastico interdiocesano sardo.
Il procedimento canonico ha preso avvio dalle denunce presentate da padre Paolo Contini, una delle vittime degli abusi, che ha scelto di rompere il silenzio e di intraprendere un percorso complesso e doloroso, determinante per l’apertura delle indagini e per l’avvio del processo.
“Sono state riconosciute vere le denunce e gli abusi.
Il prete della diocesi di Tempio-Ampurias don Valerio Manca, da frate noto come padre Emanuele, è stato dimesso dallo stato clericale, cioè non è più sacerdote della Chiesa cattolica” ha commentato padre Paolo Contini, sottolineando l’importanza di una verità finalmente accertata anche sul piano ecclesiastico.
Padre Paolo Contini è attualmente parroco delle comunità di Ghilarza, Abbasanta e Norbello.
La sua testimonianza, insieme all’esito del procedimento canonico, segna un passaggio significativo nel percorso di accertamento delle responsabilità e di giustizia all’interno della Chiesa.
Ben 37 casi di abusi censiti in Sardegna nell’ultimo quinquennio: 11 a Cagliari, 11 a Sassari, 8 a Oristano e 7 a Nuoro, 196 vittime sopravissute, di cui 171 erano minorenni al momento dell’abuso.
Sono i dati che riguardano la Sardegna pubblicati dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso” censiti tra il 2020 e il 2025.
“La situazione degli abusi sui minori nella nostra isola, anche in ambito ecclesiastico, è allarmante” ha detto la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Carla Puligheddu, “la Chiesa deve intervenire”.
In una lettera all’Arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, ha quindi sollecitato un suo autorevole intervento anche in Sardegna per arginare un fenomeno la cui vera entità è ancora sommersa.
“In Sardegna” scrive la garante Puligheddu nella lettera all’ Arcivescovo, “la maggior parte dei casi non è denunciata contribuendo a lasciare impuniti gli autori di questi orrendi reati, ancora più gravi in quanto perpetrati da persone che proprio perché indossano l’abito talare dovrebbero essere più affidabili”.
Carla Puligheddu chiede alla Chiesa sarda un atto di coraggio evangelico e civile: la piena e incondizionata collaborazione con la Magistratura, , rinunciando a gestioni interne che hanno finora prodotto solo oblio e prescrizione: “Il tempo del silenzio è finito, deve cominciare quello della tutela dei minori.
In Sardegna, il dato più allarmante riguarda l'impunità: su 37 casi, 30 appartengono al sommerso.
A fronte di quasi duecento vittime note, si contano appena 5 condanne definitive.
Questo significa che la quasi totalità delle vittime non ha ottenuto giustizia né in sede civile né in quella canonica, dove per 35 casi su 37 non si ha notizia di alcun processo mai avviato.
Secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio la situazione anche nel resto d’Italia è drammatica.
Si rilevano 1.250 casi tra sacerdoti e indotto laico, che hanno prodotto un numero spaventoso di vittime note, ben 4.625.
L’incidenza dei soli sacerdoti coinvolti (1.106 su 31.000 attivi) è pari al 3,57%: una percentuale altissima, che emerge spontaneamente anche senza inchieste governative, e che nasconde un sommerso di 839 casi mai denunciati all'autorità giudiziaria, spesso a causa dei tempi dilatati dei tribunali canonici che portano alla prescrizione dei reati.