Tra crisi petrolifera e investimenti nell'IA: l'incertezza torna sui mercati

Tra crisi petrolifera e investimenti nell'IA: l'incertezza torna sui mercati

Milano, 24 marzo 2026. A cura del team strategico di DJE Kapital AG, che monitora e valuta costantemente i mercati con il metodo interno FMM secondo criteri fondamentali, monetari e tecnico-mercantili.

Il trend rialzista è proseguito nel mese di febbraio dopo un avvio d'anno positivo.

Il mercato azionario globale ha mostrato una lieve tendenza al rialzo, i mercati tedesco ed europeo hanno registrato performance più dinamiche e il Giappone ha riportato il risultato mensile più solido. Al contrario, l'ampio mercato azionario statunitense è rimasto arretrato, penalizzato dalla performance più debole di molti titoli tecnologici USA.

A livello settoriale, a febbraio la domanda globale si è concentrata in particolare sui comparti energetico, delle materie prime e delle utility, mentre quelli tecnologico, finanziario e dei beni di consumo ciclici hanno deluso le aspettative.

In Europa sono stati particolarmente richiesti i titoli delle telecomunicazioni, dei consumi difensivi e dei titoli petroliferi e del gas, mentre i media, i finanziari e i tecnologici sono rimasti indietro.

Guardando ad aprile, il profilo di rischio-rendimento del mercato è peggiorato. In questo contesto, una strategia più difensiva appare attualmente appropriata.

Il complesso mix tra il conflitto in Iran, la crisi petrolifera, le preoccupazioni sui tassi di interesse e gli investimenti in semiconduttori legati all'IA sta guidando l'attività di mercato.

In questa fase non è chiaro quanto dureranno il blocco dello Stretto di Hormuz e le ostilità. Un conflitto prolungato non è ancora scontato dai mercati.

Indipendentemente dal conflitto in Medio Oriente, gli investimenti nell'IA e nelle infrastrutture dei data center rimangono un motore importante per l'ulteriore sviluppo del mercato.

Selezionati titoli nei settori tecnologia e IA continuano quindi ad apparire promettenti. Anche le società energetiche dovrebbero beneficiarne, poiché possono attendersi revisioni positive degli utili grazie all'aumento dei prezzi. 

A livello regionale, i mercati limitrofi dovrebbero risentire più pesantemente della guerra in Iran rispetto agli Stati Uniti. Nel mercato obbligazionario, l'attenzione rimane concentrata sulle scadenze a medio termine.

Opportunità di investimento: tecnologia resiliente e slancio delle commodity

Gli investimenti nei settori dell'intelligenza artificiale, dei semiconduttori e dei data center appaiono oggi relativamente indipendenti dalle tensioni in Medio Oriente, tanto che i piani di spesa delle principali società tecnologiche rimarranno con ogni probabilità invariati.

Gli hyperscaler continuano infatti a puntare su un aumento della capacità produttiva, rendendo particolarmente promettenti i titoli tecnologici che beneficiano direttamente di questo trend di espansione.

Spostando lo sguardo al contesto geografico, gli Stati Uniti godono di una maggiore indipendenza energetica rispetto all'Europa o all'Asia, poiché sono in grado di produrre internamente la maggior parte del petrolio e del gas necessario avvalendosi di reti di raffinazione all'avanguardia.

Questa condizione strutturale permette all'economia americana di attutire in modo più efficace l'impatto di eventuali shock sui prezzi causati da carenze di offerta, diversamente da quanto accade in Giappone o nel Vecchio Continente. Inoltre, gli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) statunitensi mostrano una performance molto robusta.

Parallelamente, l’aumento dei prezzi di petrolio e gas registrato dall'inizio dell'anno sta trainando il comparto agricolo, che storicamente tende a seguire tali dinamiche. In particolare, è lecito attendersi revisioni positive degli utili per i titoli petroliferi nelle prossime settimane, dato che le attuali quotazioni di mercato non sembrano ancora aver incorporato pienamente i recenti rialzi delle materie prime.

Rischi globali: tensioni geopolitiche e inflazione energetica

L'attuale scenario globale è delineato da diverse criticità interconnesse, a partire da un'escalation geopolitica che vede nel persistere delle tensioni in Iran un rischio particolarmente insidioso. Più il conflitto si protrae, maggiore è la probabilità che i prezzi dell'energia restino elevati, con tutte le ripercussioni economiche del caso per Europa e Asia.

Una simile dinamica potrebbe innescare nuove frizioni tra Stati Uniti e Cina, data la forte dipendenza di quest'ultima dalle forniture mediorientali, che potrebbe persino arrivare a causare interruzioni della produzione asiatica per carenza di gas.

Questa instabilità energetica alimenta una rinnovata pressione inflazionistica, poiché storicamente i rincari del petrolio anticipano fasi di alta inflazione. Trattandosi però di un fattore esogeno, le banche centrali difficilmente interverranno con i tassi di interesse per compensarlo. In questo contesto, le valutazioni di alcuni mercati e settori appaiono preoccupanti: diversi comparti scambiano infatti ai massimi storici, senza riflettere adeguatamente i rischi di un conflitto prolungato, i tassi inflattivi crescenti e le ridotte prospettive di crescita.

Infine, il comparto del private equity continua a mostrare una marcata fragilità nell'ambiente attuale.

Il settore risente pesantemente delle incertezze derivanti dal segmento del private credit e mostra segnali di debolezza sempre più evidenti, rendendo estremamente complesso, nelle condizioni odierne, il raggiungimento di exit di successo per gli investitori.