Verso un possibile rialzo dei tassi BCE, ma l’economia europea resta fragile.
Milano, 10 giugno 2026. Di Roger Rüegg, Head of Multi-Asset Solution Zkb/Swisscanto.
Per comprendere la situazione attuale, è utile guardare al percorso seguito dalla Banca Centrale Europea (BCE) negli ultimi anni.
A partire da luglio 2022, l’istituto ha avviato un deciso ciclo di rialzi, portando il tasso sui depositi da -0,5% al 4% attraverso dieci incrementi consecutivi, completati nel settembre 2023.
Successivamente, la BCE ha invertito la rotta, effettuando otto tagli dei tassi che hanno riportato il tasso di riferimento all’attuale livello del 2% (giugno 2026). Ora la banca centrale ha preparato i mercati a quello che sarebbe il primo rialzo dei tassi da settembre 2023. La domanda è se questo rappresenti l’inizio di una nuova fase restrittiva.
Anche noi prevediamo un aumento dei tassi al 2,25%, ma rientriamo tra coloro che dubitano della sostenibilità di questa scelta nel medio periodo.
L’inflazione è infatti risalita dal 2% al 3% negli ultimi mesi, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia.
A nostro avviso, resta da capire se una politica monetaria più restrittiva sia davvero in grado di impedire che le pressioni inflazionistiche si estendano ad altri beni e servizi, senza al tempo stesso aggravare le difficoltà di un’economia già fragile.
Per questo motivo abbiamo rivisto al ribasso le nostre stime di crescita per il 2026: prevediamo un’espansione inferiore all’1% nell’area euro e prossima allo zero in Germania.
In un contesto congiunturale di questo tipo, riteniamo concreto il rischio di assistere a uno scenario simile a quello del 2011, quando la BCE aumentò i tassi per poi essere costretta a ridurli nuovamente poco tempo dopo.
Un rialzo al 2,25% favorirebbe le obbligazioni denominate in euro con scadenze più lunghe, mentre potrebbe penalizzare i titoli azionari dei settori più ciclici e orientati alla domanda interna, in particolare quelli legati ai consumi.