A proposito della cd "riforma della Giustizia "

A proposito della cd "riforma della Giustizia "
Marta Cartabia, Ministro della Giustizia nel Governo Draghi

Trento, 3 novembre 2025. Di Paolo Rosa, avvocato.

Per 5 mesi, da qui al referendum,  l' elettore sarà bombardato dai si e dai no e per sottrarsi a questo martirio ha una sola domanda da porsi: questa riforma accelera i processi civili e penali?
NO E ALLORA SIA NO perché  il rischio di una deriva autoritaria ci potrebbe essere.
Al momento in Italia, i magistrati possono svolgere la funzione giudicante (giudici) e quella requirente (pubblici ministeri).
La formazione è unica e identica, poi nella carriera i magistrati possono scegliere di cambiare funzione, al massimo una volta ed entro i primi dieci anni della loro attività. 
Prima della riforma Cartabia del 2022, i magistrati potevano cambiare funzione fino a un massimo di 4 volte nella propria carriera. Ne consegue che la separazione delle carriere è già adeguatamente disciplinata.

Attualmente l'articolo 104 della Costituzione prevede che "la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere".

A questa frase la riforma ne aggiunge un’altra, specificando che essa "è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente".

Da qui, dunque, deriverebbe la separazione delle carriere: ogni magistrato dovrà scegliere all’inizio della propria carriera se assumere il ruolo di giudice o quello di Pm, senza la possibilità di cambiamenti successivi.

CON 2 CONSIGLI SUPERIORI.

A ME PARE CONCRETO  il rischio di una deriva autoritaria  e questo non tanto nella possibilità per il Governo, in futuro, di indirzzare l'attività dei  Pm, quanto perchè oggi le funzioni tra Giudice e PM sono già separate dalla legge Cartabia COME CHIARITO PIU' SOPRA e quindi con la separazione si verrà a creare una casta di 1200 PM molto più potenti perchè, oltre ad avvalersi della Polizia Giudiziaria, saranno  in grado di autogovernarsi da soli.
Quindi la separazione delle carriere produrrà più danni che vantaggi.