Ora, la schiacciante vittoria di Péter Magyar, nuovo Primo Ministro ungherese, preoccupa l'UE...

Ora, la schiacciante vittoria di Péter Magyar, nuovo Primo Ministro ungherese,  preoccupa l'UE...
Peter Magyar, nuovo Primo Ministro ungherese

Giannina Puddu, 14 maggio 2026.

La vittoria di Péter Magyar alle elezioni legislative ungheresi del 12 aprile 2026 è stata accolta con "evidente soddisfazione" dall'establishment europeo, segnando la fine dei 16 anni di governo di Viktor Orbán. 
Eppure, i professionisti della Politica sanno che le parole spese se le porta via il vento e che, dunque, prima di cantare vittoria sia indispensabile la prova dei fatti che seguono.
Tant'è che, chiusa la campagna elettorale, eletto al vertice del Governo, la posizione di Magyar, secondo gli osservatori più avveduti, potrebbe esprimere una forte continuità rispetto alle politiche di Orban sulle questioni chiave.
Nell' UE, adesso, non si escludono sorprese negative, opposte alle ragioni della prima "evidente soddisfazione" coltivata da Magyar con le sue precedenti esternazioni.
  • Continuità su questioni chiave: Analisi evidenziano che, nonostante la retorica europeista, il programma di Magyar include posizioni come la contrarietà all'immigrazione, la contrarietà ai prestiti a Kiev e la volontà di non cambiare i rapporti con la Russia.
  • Dubbi sul cambio di rotta: Sebbene Magyar si sia presentato come un alleato forte dell'UE e della NATO, alcuni osservatori lo descrivono come un ex esponente cresciuto nell'ambiente di Orbán, sollevando interrogativi sulla reale natura del suo futuro governo.
  • Supermaggioranza: Magyar ha ottenuto una vittoria schiacciante con una maggioranza di due terzi, che gli permetterà di modificare la Costituzione, lasciando l'UE in attesa di capire la direzione precisa di questa "nuova" Ungheria. 
In sintesi, la "sorpresa" negativa per la Commissione UE non deriverebbe da una rottura immediata, ma dal potenziale rischio che il nuovo governo mantenga una linea politica simile a quella precedente su tematiche internazionali e migratorie, deludendo le aspettative di un netto cambio di rotta libera.