Bessude, un nuovo Parco eolico ma la delibera resta invisibile: esplode il caso trasparenza.

Bessude, un nuovo Parco eolico ma la delibera resta invisibile: esplode il caso trasparenza.

Cagliari, 7 luglio 2026. Di Elia Sanna

Pubblicato l’atto che riguarda il progetto eolico di Bessude, ma senza il testo integrale che ne consentirebbe la piena consultazione.

Una circostanza denunciata dal giornalista Mauro Pili che alimenta le polemiche sulla gestione delle autorizzazioni energetiche da parte della Regione.

Al centro del dibattito il tema della trasparenza amministrativa e del diritto dei cittadini a conoscere decisioni che incidono sul territorio.

La delibera sul parco eolico di Bessude è lì, nero su bianco.

Mauro Pili, ancora una volta ha scoperchiato il piano, dice: “ciò che la Regione, preferirebbe tenere sotto traccia”. “L’atto esiste, è stato approvato, porta data e codice, ma il contenuto (quello che conta davvero) non è stato pubblicato”.

Non un errore tecnico, non una svista, ma una vera un’omissione.

A questo punto viene da chiedere alla presidente Todde e all’assessore Cani se si siano “dimenticati” di rendere pubblico il testo, oppure se abbiano deciso deliberatamente di non farlo per evitare che l’ennesimo via libera a un impianto eolico scateni reazioni, proteste, domande.

Perché quando si parla di aerogeneratori, impatti sul territorio e decisioni prese nelle stanze della Regione, la trasparenza non è un optional: è un dovere.

E invece eccoci qui, davanti all’ennesimo atto di una Regione che predica tutela, difesa del paesaggio, stop alla speculazione energetica, ma poi approva progetti e nasconde la mano.

Una politica che parla di Sardegna da proteggere, ma che nei fatti continua a muoversi nell’ombra, lasciando ai cittadini solo frammenti, anteprime non disponibili, documenti monchi.

Il progetto prevede l’installazione di un impianto eolico industriale da 30 megawatt, con sei aerogeneratori alti sino a 200 metri, nel territorio di Bessude, con tutte le opere strutturali di cavidotti, sottostazione e viabilità di servizio.

A poca distanza da beni archeologici e monumentali: Nuraghe Badde, Monte Ruinas, Nuraghe Pittigheddu, Runara, Mogoro, un paesaggio storico della Sardegna interna, i nuraghi, le chiese campestri, le campagne, i pascoli, le strade rurali, non sono aree industriali a disposizione delle multinazionali dell’energia.

Un cavidotto che arriva a passare a poche decine di metri da siti archeologici rilevanti e infine, all’interno del sistema idrico della diga del Bidighinzu e del Mannu di Porto Torres.

La delibera di Bessude, purtroppo, non sembrerebbe un caso isolato: è il simbolo di un metodo.

Un metodo che non ha nulla a che fare con la trasparenza, con la partecipazione e con il rispetto delle comunità.

E che dimostra, ancora una volta, come tra ciò che si dice e ciò che si fa esista una distanza che non può più essere ignorata.

Tutto questo stride infine con le dichiarazioni rilasciate appena due giorni fa dalla presidente della Regione, Alessandra Todde, intervenuta sul caso di Cala Finanza.

In un post pubblicato sul proprio profilo, la governatrice ha scritto: “Non siamo contro lo sviluppo né contro gli investimenti che generano valore e opportunità.

Ma siamo fermamente convinti che crescita economica e tutela del territorio debbano procedere insieme.

Il Piano Paesaggistico Regionale è lo strumento che più ha contribuito a preservare l’identità e il paesaggio della Sardegna: difenderlo significa tutelare una risorsa strategica per il presente e il futuro.

Continueremo a utilizzare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento per proteggere le nostre prerogative”.

Parole che, alla luce della mancata pubblicazione integrale della delibera relativa al progetto eolico di Bessude, finiscono inevitabilmente per alimentare interrogativi e polemiche sulla coerenza tra gli impegni dichiarati e le scelte amministrative adottate.