PONTE DI MESSINA. I CONTI NON TORNANO, MA SOPRATTUTTO NON TORNA LA FISICA, LA MATEMATICA, LA GEOLOGIA, LA VULCANOLOGIA
Messina, 30 ottobre 2025. Di Gianluigi Bocchetta, architetto.
E così la Corte dei Conti non dà il visto di legittimità, quindi ritiene illegittimo il metodo e le procedure adottate per decidere la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina.
Ovviamente il governo tutto esplode in una condanna unanime della decisione della Corte, definendola una decisione “politica”, legata più ad una posizione ideologica che ad una reale sussistenza di vizi nelle procedure adottate.
Ma, altrettanto ovviamente, non è così.
La vera posizione ideologico-politica è quella di un governo che procede imperterrito senza tenere in alcun conto le innumerevoli osservazioni, basate, queste sì, su dati di fatto reali, che indicano con chiarezza i problemi insormontabili posti dalla natura stessa dei luoghi, problemi che nascono dai principi, certamente né ideologici né politici, della fisica, della matematica, della geologia, della vulcanologia.
E dire che questi problemi, ripeto, insormontabili, sono stati evidenziati non solo da autorevoli professionisti autonomi, ma anche da organismi di Stato, quali CNR, ISPRA e INGV, organismi che a quanto pare sono del tutto inutili, visto che comunque il governo non li considera neanche, e nemmeno la cosiddetta opposizione li sostiene, tacendo e dimostrando con ciò che se gli attuali “oppositori” fossero stati al governo attualmente, si sarebbero comportati esattamente nello stesso modo.
Ben venga comunque la decisione della Corte dei Conti, che, seppur basata su argomenti molto meno importanti rispetto ai problemi reali della conformazione dei luoghi, al momento blocca la realizzazione di un’opera di per sé non realizzabile, ripeto, perché la natura ed i principi immutabili della fisica, della matematica, della geologia e della vulcanologia, non lo consentono.
Per di più, sarebbe pretestuoso ed infondato affermare che in caso di mancata realizzazione la società che si è aggiudicata l’appalto avrebbe diritto a mostruose cifre di risarcimento, perché con la stessa cifra stanziata per il ponte, la stessa società può rimettere a nuovo la rete stradale e ferroviaria di Calabria e Sicilia, che ne hanno evidente necessità.
Di fatto una società in grado di realizzare un’opera come il ponte, è senz’altro in grado di mettere a posto le infrastrutture delle due regioni, e semmai potrebbe forse avere un incremento del fatturato.
Credo inoltre, e non è cosa secondaria, che questa soluzione sarebbe gradita ai cittadini siciliani e calabresi, dei quali, a quanto pare, né governo né opposizione tengono conto, in quanto non mi sembra che qualcuno, sottoponendo i dati reali, che sono quelli derivanti dagli studi degli enti succitati, abbia chiesto loro un parere sull’opportunità di realizzare quella cattedrale nel deserto, oppure di sistemare a dovere le infrastrutture esistenti.
E questo discorso è valido in ogni luogo: dove c’è un problema, dove c’è in programma la realizzazione di qualcosa di dannoso per i cittadini, deve essere proposta una soluzione diversa, mettendo chi vuole a tutti i costi portare avanti progetti irresponsabili di fronte ad un’alternativa onesta, semplice, risolutiva dei problemi, e costringendo chi decide a scegliere tra danneggiare i cittadini o dare risposte positive alle loro reali esigenze.
Ciò è stato fatto, ad esempio, nei confronti della realizzazione dell’inceneritore di Santa Palomba a Roma, dove è stata ufficialmente presentata da più persone, movimenti e comitati una reale e realizzabile proposta alternativa, e la Regione Lazio è intervenuta bloccando la realizzazione di quel progetto proprio per uno dei motivi evidenziati nell’ambito del progetto alternativo, ovvero l’eccessivo consumo di acqua previsto, in un sito dove l’acqua è già carente.
Non è solo questo il motivo e l’argomento portante della soluzione alternativa proposta, ma, anche in questo caso, ben venga l’intervento della Regione Lazio, che intanto blocca la situazione, mentre si attende la risposta del Comune di Roma alla proposta alternativa da più parti presentata e sostenuta.
In conclusione direi che bloccare iniziative negative e irresponsabili è semplice, basta che chi di dovere, come nel caso del ponte sullo stretto, faccia il suo lavoro, e la Corte dei Conti lo ha fatto.
Al blocco definitivo ci penserà la natura, la fisica, la matematica, la geologia, la vulcanologia, che non fanno “politica” e non possono essere ignorate impunemente.