Ponte sullo Stretto, ecco il documento che demolisce il progetto di Matteo Salvini
Cuneo, 27 agosto 2025. Di Gianluigi Bocchetta, architetto, musicista, artista, membro della Commissione di esame del Concorso Internazionale di Architettura "PREMIO PIRANESI".
Uno studio di Cnr e Ingv pubblicato nel 2019 dimostra che i terremoti nella zona di Messina possono essere 11 volte più potenti.
Ma il progetto definitivo del 2024 non ne tiene conto.
La risposta della società: "Quella ricerca è solo un esperimento.
Il progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina dice testualmente: "Il ponte e i collegamenti a terra sono in grado di resistere a: sisma di magnitudo 7,1 Richter". Lo si legge sulla pagina web della società Stretto di Messina. Proprio così: "resiste".
Ma non è di ortografia che ci vogliamo occupare.
Ci interessa invece quel numero: 7,1, che rappresenta l'intensità del terremoto che ha devastato l'estremità nordorientale della Sicilia e parte della Calabria nel 1908.
Questo valore è fondamentale perché, nel caso di un forte sisma, stabilisce se il nuovo ponte da 16 miliardi crollerà in mare con auto, treni e persone. Oppure resterà in piedi.
La presentazione ufficiale del progetto definitivo continua infatti così: "Il potenziale sismogenetico dell'area dello Stretto - sostengono i progettisti - non è in grado di produrre terremoti di magnitudo più elevata di quella di progetto considerato per il ponte (7,1 scala Richter)".
E ancora: "Con un sisma di questa magnitudo, il ponte rimane in campo elastico, ossia non subisce danni, mantenendo quindi ulteriori margini di sicurezza oltre la soglia prevista".
E poi ancora: "Decenni di studi hanno determinato il consolidamento delle conoscenze sul terremoto del 1908 (7,1 Richter) e della faglia principale che lo ha generato, classificandolo come un evento estremamente raro, con tempi di ritorno di oltre duemila anni".
Eppure, secondo uno studio pubblicato da dieci scienziati italiani cinque anni prima della presentazione del progetto definitivo, tutte queste valutazioni - vitali per la sicurezza del ponte - non sono corrette. Vediamo qui sotto perché.
Dalla presentazione del progetto definitivo per il ponte sullo Stretto di Messina:
Primo punto. I tempi di ritorno dei terremoti sono una semplificazione concettuale: se oggi cado dalle scale e non è mai capitato prima, le mie cadute hanno un tempo di ritorno di una volta ogni 58 anni (la mia età).
Questo non significa che non possa ricascare già domani e farmi male. Ma ci sarebbe qualcosa di ancora più approssimativo nel progetto definitivo: ciò che viene scientificamente smentito è infatti quel valore di 7,1, come magnitudo massima possibile di un terremoto nell'area dove deve essere costruito il ponte.
La dichiarazione della società Stretto di Messina, secondo la quale "il potenziale sismogenetico dell'area dello Stretto non è in grado di produrre terremoti di magnitudo più elevata", infatti, non corrisponderebbe al vero.
Perché la magnitudo di un terremoto è un fattore vitale per il ponte: la magnitudo è la grandezza che si rapporta con la quantità di energia trasportata da un'onda sismica: maggiore è la magnitudo, più alta è l'energia distruttiva liberata dal terremoto. Ma quanto è allora la magnitudo massima possibile nella zona dello Stretto di Messina?
Dal progetto definitivo per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina: l'ulteriore sfida, in questo caso, è data dalla necessità di attraversare lo Stretto di Messina con un viadotto stradale e ferroviario a una sola campata sospesa: 3300 metri di lunghezza, sorretta da due torri alte 399 metri con 4 cavi da 1,26 metri di diametro. E non sarà un'opera perenne, come certi ponti romani ancora oggi efficienti: la vita utile prevista è di 200 anni.
Ma veniamo al documento che demolisce il progetto, così come è stato concepito finora: Il 17 settembre 2019 - quindi cinque anni prima delle polemiche di questi giorni e tre anni prima della nomina del governo di Giorgia Meloni - dieci scienziati italiani pubblicano sulla rivista dell'European Geosciences Union uno studio intitolato: "Dalle faglie mappate alla magnitudo sismica basata sulla lunghezza delle faglie: un test sull'Italia con implicazioni metodologiche".
È una collaborazione universitaria tra Sapienza di Roma, Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e Sogin, la società pubblica che gestisce impianti nucleari.
Prima firma, il professore della Sapienza Fabio Trippetta.
In coda all'elenco degli autori, Carlo Doglioni, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e vicepresidente della prestigiosa Accademia nazionale dei Lincei.
Lo studio analizza la relazione tra le dimensioni di una serie di faglie sismiche (le fratture lungo la crosta terrestre) e le magnitudo dei terremoti che hanno scatenato nel tempo. L'obiettivo è stimare, partendo appunto dalla dimensione delle faglie finora conosciute, la magnitudo massima possibile di un sisma in un dato territorio.
Il risultato non è ovviamente in grado di prevedere quando avverrà il prossimo terremoto. Non può essere quindi usato per scopi di protezione civile. Ma può fornire informazioni fondamentali ai progettisti di opere strategiche.
La mappa pubblicata nella ricerca di Doglioni e Trippetta dimostra infatti che, in base alle dimensioni delle faglie attive, nella zona dello Stretto di Messina i terremoti non si fermano a valori di 7,1, ma possono raggiungere magnitudo al di sopra di 7,5.
Il dato è inoltre confermato da quella che viene chiamata legge Panza-Rugarli, dal nome del geofisico triestino Giuliano Panza, accademico dei Lincei e tra i più importanti studiosi al mondo, e l'ingegnere strutturista Paolo Rugarli. La legge Panza-Rugarli dimostra infatti che la magnitudo massima di progetto del terremoto (quella che va considerata affinché il ponte sullo Stretto resista), dato lo stato attuale delle conoscenze,"può essere fissata come equivalente alla somma tra la magnitudo massima e 0,7" (Earthquake Science, Elsevier, 2024).
Come sarà il ponte sullo Stretto di Messina (Relazione al progetto definitivo): Quindi alla magnitudo massima misurata (finora) di 7,1 per il terremoto del 1908 a Messina andrebbe aggiunto il margine di 0,7: si ottiene così il valore di terremoto massimo credibile di 7,8 Richter.
Magnitudo che coincide con quella suggerita dalle dimensioni delle faglie che attraversano l'area tra Sicilia e Calabria. La differenza di pochi decimali non deve ingannare: l'energia distruttiva liberata da un terremoto di magnitudo 7,8 è oltre 11 volte superiore a quella già catastrofica di un sisma di valore 7,1.
Una grandezza che non può essere trascurata. In altre parole, il nuovo ponte potrebbe subire danni irreparabili. Oppure cadere in mare, con tutte le persone che si troverebbero ad attraversarlo in quel momento.
Il terremoto 11 volte più forte che non è stato considerato nel progetto.
Andrebbe poi tenuto conto che nel 1908 la misurazione dell'intensità di un terremoto così distruttivo non poteva essere precisa. E non lo sarebbe nemmeno oggi. Ma già nei mesi scorsi, non appena il ministro per le Infrastrutture, Matteo Salvini, ha rilanciato il progetto del ponte sullo Stretto, la comunità scientifica aveva notato come alla valutazione sismica mancasse un dato fondamentale: il calcolo del margine di errore.
Ogni misura, per essere scientificamente valida, deve infatti essere sempre accompagnata dal calcolo del possibile errore.
La rete sismografica europea nel primo Novecento era viziata da una maggiore approssimazione.
E proprio per questo, considerando il dovuto margine di errore, il terremoto del secolo scorso a Messina potrebbe aver facilmente superato la magnitudo di 7,1.
Maggiore è la magnitudo massima possibile, più alti sono i costi di realizzazione dell'opera: cemento, acciaio, fondazioni, strutture aerodinamiche devono essere adeguati alle nuove intensità delle sollecitazioni.
Ovviamente il ministro Salvini non è uno scienziato.
Si è sicuramente fidato dei responsabili nominati dal suo ministero.
Ma tra il 20 ottobre 2023 al 20 gennaio 2024 il progetto definitivo, stando ai documenti che Today.it pubblica, è stato redatto, verificato e approvato da tre soggetti.
Con la firma di Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Ponte sullo Stretto di Messina, partecipata dal ministero dell'Economia e da Anas.
Quella di Flavio di Pietro, amministratore delegato di Eurolink, il consorzio per azioni tra le imprese alle quali è stata affidata l'opera.
E, il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina è stato approvato dal CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile), sotto la presidenza di Giorgia Meloni, il 6 agosto 2025.
Ma evidentemente nessuno di loro era a conoscenza degli studi di Cnr e Ingv. Nonostante siano pubblici da più di cinque anni.
Il ponte sullo Stretto "non è fattibile": è scritto nelle carte - di Cesare Treccarichi.
Le gravi parole del presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, confermate dallo studio che Today.it ha ritrovato, non potranno essere ignorate.
Né dal ministro, né eventualmente dalla magistratura contabile. "Costruire il ponte sullo Stretto è una scelta della politica - dice Carlo Doglioni al Corriere della Sera.
Ma un'opera così costosa e complessa non può che contemplare una valutazione del massimo pericolo sismico possibile. Qua parlano i numeri: il progetto attuale contiene parametri troppo bassi.