LA COALIZIONE "SARDEGNA NON IDONEA" HA UNITO IL FRONTE DELLA PROTESTA AL PORTO DI ORISTANO. “LA SARDEGNA NON SI SVENDE. E NON SI ARRENDE"

LA COALIZIONE "SARDEGNA NON IDONEA" HA UNITO IL FRONTE DELLA PROTESTA AL PORTO DI ORISTANO. “LA SARDEGNA NON SI SVENDE. E NON SI ARRENDE"

Cagliari, 10 luglio 2025. Di Elia Sanna

Un anno dopo il presidio, la protesta riparte: “La Sardegna non si svende”, grazie all'iniziativa della Coalizione SARDEGNA NON IDONEA che ha organizzato la Manifestazione, al Porto di Oristano, ieri, 9 luglio 2025, dalle 17,00 alle 20,00 circa.

Un anno dopo il primo presidio contro la speculazione energetica, la protesta non si spegne. Anzi, si rafforza. 

A dodici mesi dalla mobilitazione simbolo che aveva acceso i riflettori sul passaggio delle pale eoliche dal porto di Oristano, un centinaio di attivisti si sono ritrovati ieri sera per rilanciare la battaglia contro quello che definiscono “l’assalto al territorio” da parte di multinazionali e grandi gruppi industriali.

Sono arrivati da tutta l’Isola, in rappresentanza di comitati locali, associazioni ambientaliste, gruppi spontanei, su formale invito della Coalizione SARDEGNA NON IDONEA che, per promuovere l'unione delle forze, ha scelto di parlare con l'unica voce di Luigi Salis, evitando la consueta passerella dei suoi esponenti che avrebbe tolto spazio e tempo a tutti gli altri, demotivandoli.

La signora Nicoletta Fadda, pur facendo parte della Coalizione con il suo Comitato Ajò Stop Devastazione, ha preso in mano il microfono violando la regola fissata dalla Coalizione, assumendo la totale responsabilità della sua scelta.

Diversi volti noti della protesta, ma anche diversi giovani. L’obiettivo dichiarato è lo stesso: fermare la “devastazione della Sardegna” e costringere la politica regionale ad assumersi le proprie responsabilità.

Durante l’iniziativa, l’annuncio di una nuova marcia: partirà il 14 luglio da Paulilatino e si concluderà il 18 a Barumini, attraversando simbolicamente due luoghi identitari dell’Isola. 

“Sarà una marcia di resistenza e di determinazione”’ spiega Davide Fadda, presidente del Presidio Permanente del Porto, “perché non possiamo permettere che la Sardegna venga messa in una cassa da morto. Non celebriamo anniversari, perché non è il tempo dei ricordi ma della lotta”.

I toni sono duri, come quelli che si levano nei confronti della Giunta regionale guidata da Alessandra Todde. 

A scaldare gli animi è anche il mancato esame in Consiglio regionale della proposta di legge popolare “Pratobello”, sottoscritta da oltre 210mila sardi.

“Il provvedimento è fermo in un cassetto” denuncia Michele Zuddas, uno dei promotori della proposta. “Il Tar ha già evidenziato i limiti della legge regionale 20, eppure la Presidente continua a ignorare l’unica vera arma di cui disponiamo. È un fatto grave: a un anno di distanza siamo ancora fermi al punto di partenza”.

La manifestazione di Oristano ha rappresentato anche l’occasione per un bilancio.

Secondo gli attivisti, sono circa 800 i progetti legati alla produzione di energia che pendono sull’Isola, molti dei quali ancora in attesa di autorizzazione. “Alcuni sono stati bocciati, altri approvati” spiega Sammy Santoni, del gruppo Gruttes Oristano. “Il nostro compito ora è studiare le motivazioni, contrastarli con strumenti tecnici e legali, e aumentare il rischio per chi intende investire in questa direzione”.

C’è anche chi guarda alla necessità di una cornice normativa chiara, pensata su misura per la Sardegna. È il caso di Luigi Salis, unico delegato a parlare per conto della Coalizione SARDEGNA NON IDONEA, che rivendica il diritto all’autodeterminazione: “Questa battaglia durerà anni, ma non ci fermeremo finché non ci saranno leggi che tutelino davvero il territorio. Siamo un popolo con una dignità e pretendiamo rispetto. Vogliamo governare la nostra terra”.

Tra le voci più critiche, quella di Rita Corda, leader del Comitato No Tyrrhenian Link. La sua denuncia si concentra sul cavo elettrico sottomarino già in fase di posa, nonostante le proteste: “È la vergogna delle istituzioni. Mentre le pale eoliche sono arrivate a Villacidro e vengono piantate nel silenzio generale, le 210mila firme raccolte dai cittadini non vengono nemmeno calendarizzate. In una regione autonoma, questa è una ferita alla democrazia”.

L’immagine simbolo resta quella di un anno fa: una carrozzina che blocca un trasporto eccezionale, sotto gli occhi attoniti dei presenti. Da quella scena, il movimento è cresciuto, si è strutturato, ha fatto rete. E oggi rilancia con un messaggio che è insieme speranza e monito: “La Sardegna non si svende. E non si arrende”.