AI e semiconduttori: perché i risultati di Nvidia contano anche per i mercati emergenti
Milano, 19 maggio 2026. Di Simon Wiersma, Investment Manager, ING
La corsa dell’intelligenza artificiale premia Taiwan e Corea del Sud, mentre la Cina resta frenata da tensioni geopolitiche, restrizioni sui chip e debolezza macroeconomica
L’attuale rally dei mercati emergenti, più che da un miglioramento macroeconomico diffuso, è guidata dall’esposizione alla catena del valore globale dell’AI, in particolare attraverso la produzione di chip, memorie e infrastrutture per data center.
Taiwan e Corea del Sud sono i casi più evidenti, poiché aziende come TSMC e SK Hynix beneficiano direttamente dell’impennata della domanda di hardware per l’intelligenza artificiale. La Cina, al contrario, continua a restare indietro: l’innovazione tecnologica è reale, ma il mercato azionario deve fare i conti con ostacoli più persistenti, tra cui una crescita interna più debole, rischi politici, tensioni geopolitiche e restrizioni all’accesso ai chip più avanzati.
Perché i risultati di Nvidia contano anche per Taiwan e Corea
I risultati di Nvidia sono importanti perché rappresentano di fatto un barometro del ciclo globale di investimenti nell’intelligenza artificiale.
Gli investitori osservano non solo Nvidia in sé, ma soprattutto ciò che i suoi numeri indicano riguardo all’ampiezza e alla sostenibilità della domanda di server AI, chip avanzati, memorie e capacità di rete.
Questo è estremamente rilevante per i mercati emergenti, poiché una parte significativa di questa catena del valore è concentrata in Asia. Taiwan è indispensabile nella produzione di chip avanzati, mentre la Corea del Sud domina nel settore delle memorie ad alta larghezza di banda, entrambe componenti cruciali per i data center dedicati all’AI.
Ed è proprio per questo che il rally dell’intelligenza artificiale nei mercati emergenti non è generalizzato, ma fortemente concentrato nei mercati e nelle aziende direttamente esposti al lato hardware dell’AI.
Se Nvidia pubblica risultati solidi e prospettive robuste, questo sosterrà non solo il sentiment sulle mega-cap statunitensi, ma anche le aspettative sugli utili dei fornitori asiatici. In altre parole, Nvidia non è una lontana storia tecnologica americana per i mercati emergenti: è un motore diretto dei profitti in alcune aree di Taiwan e Corea del Sud.
Taiwan, Corea e India: i mercati che guidano il rally
I principali vincitori nei mercati emergenti sono oggi quelli maggiormente legati al ciclo globale di investimenti in AI. Taiwan e Corea del Sud guidano questa dinamica. Taiwan beneficia della sua posizione unica nella produzione dei chip più avanzati al mondo, mentre la Corea del Sud trae vantaggio dalla sua forza nelle memorie, nei componenti e più in generale nelle infrastrutture legate all’AI. È per questo che il Nord Asia resta al centro del rally dei mercati emergenti.
Anche guardando avanti, vediamo tre mercati particolarmente interessanti. Il primo è, ancora una volta, Taiwan, perché la dipendenza della catena globale del valore dell’AI da TSMC le conferisce un ruolo strutturalmente centrale. Il secondo è la Corea del Sud, dove non solo la filiera dei chip per l’AI, ma anche la tecnologia industriale, la difesa e la cantieristica stanno sostenendo la crescita degli utili. Il terzo è l’India, che è meno direttamente legata all’hardware dell’intelligenza artificiale, ma resta interessante grazie alla forte crescita interna, alla digitalizzazione e a un quadro macroeconomico strutturalmente più favorevole rispetto alla Cina.
Inoltre, mercati come il Brasile e, in misura minore, altre aree dell’America Latina potrebbero beneficiare di un dollaro più debole, delle materie prime e di una più ampia rotazione verso i mercati non statunitensi.
Innovazione senza rally: il paradosso cinese
Il mercato azionario cinese è rimasto indietro non certo perché la Cina manchi di innovazione nell’intelligenza artificiale, ma perché gli investitori distinguono tra progresso tecnologico e crescita degli utili con un profilo di rischio attraente.
DeepSeek e altri operatori cinesi hanno dimostrato che la Cina può avanzare rapidamente sul piano tecnologico, soprattutto attraverso modelli low cost e open source. Nonostante ciò, le azioni tecnologiche cinesi continuano a essere frenate da una combinazione di domanda interna debole, effetti persistenti della crisi immobiliare, incertezza normativa e politica, tensioni geopolitiche e timori legati alle restrizioni sull’export dei chip avanzati.
Il mercato, inoltre, sta premiando soprattutto il lato hardware dell’AI. In questa parte della catena del valore, la Cina è meno ben posizionata ai vertici rispetto a Taiwan o agli Stati Uniti, a causa delle restrizioni americane all’export. La Cina è forte nelle applicazioni, nell’efficienza e nella distribuzione open source, ma più debole proprio nei segmenti ai quali il mercato azionario attribuisce oggi le valutazioni più elevate: chip di frontiera, capacità GPU di fascia alta e infrastrutture AI più redditizie. Questo spiega perché la Cina resti relativamente indietro nel rally azionario dell’AI, nonostante i chiari progressi tecnologici.
La Cina può sfidare, nel lungo periodo, la supremazia tecnologica USA?
Nel lungo periodo, la risposta è sì: la Cina può sfidare il predominio degli Stati Uniti, ma è ancora troppo presto per parlare di un vero sorpasso. Il significato strategico del caso DeepSeek è che dimostra come la Cina non debba necessariamente seguire lo stesso percorso degli Stati Uniti. Mentre gli operatori americani fanno grande affidamento su ecosistemi chiusi, ad alta intensità di capitale e basati sulla massima potenza di calcolo, la Cina sta mostrando di poter costruire un modello di innovazione efficace attraverso sistemi open source, costi inferiori e una diffusione più rapida. Questo riduce le barriere all’ingresso, accelera l’adozione e potrebbe nel tempo creare un enorme effetto ecosistema, soprattutto nell’industria, nella logistica, nella robotica e nelle applicazioni digitali più ampie.
Ciò non significa che gli Stati Uniti stiano per perdere la loro leadership tecnologica. Per ora, gli USA mantengono ancora un vantaggio negli investimenti privati, nello sviluppo dei modelli più avanzati, nelle infrastrutture hyperscale per i data center e nell’accesso agli ecosistemi più sofisticati di chip e software. Inoltre, la catena globale del valore dell’AI continua a dipendere fortemente dal software americano e dalla produzione taiwanese di semiconduttori. Il mio scenario di base non è quindi quello di un completo trasferimento di potere, ma piuttosto di un panorama dell’AI sempre più bipolare. Gli Stati Uniti probabilmente resteranno leader sulla frontiera tecnologica, mentre la Cina potrà costruire una posizione molto forte nell’AI applicata, aperta e a basso costo.
Nel complesso, il messaggio è chiaro: il rally dell’AI nei mercati emergenti è reale, ma ristretto. I maggiori beneficiari sono i mercati che stanno risolvendo i colli di bottiglia hardware dell’intelligenza artificiale, in particolare Taiwan e Corea del Sud.
La Cina ha un potenziale tecnologico maggiore di quanto oggi suggeriscano le valutazioni di mercato, ma nel breve termine continua a essere frenata da fattori macroeconomici, politici e geopolitici. Con il tempo, grazie all’AI low cost e open source, la Cina potrebbe diventare uno sfidante strategico degli Stati Uniti molto più serio di quanto lasci intendere l’attuale performance di mercato. Per questo motivo, i risultati di Nvidia potrebbero rappresentare un importante segnale per il futuro.