Fed restrittiva: volatilità nel breve, ma restiamo positivi sull’azionario

Fed restrittiva: volatilità nel breve, ma restiamo positivi sull’azionario
Roger Rüegg, Head of Multi-Asset Solutions, Zkb/Swisscanto

Milano, 17 settembre 2026. Di Roger Rüegg, Head of Multi Asset Solutions di Swisscanto/Zkb

La Federal Reserve ha alzato i tassi di interesse per la prima volta dal 2023, con un incremento di 25 punti base che porta il range dei Fed Funds al 3,75-4,00%.

Alla base della decisione c’è un’inflazione che continua a mantenersi ostinatamente al di sopra dell’obiettivo del 2% (CPI al 3,4% su base annua e PCE al 3,7%), a cui si aggiunge il recente shock energetico legato alla guerra in Iran.

La decisione è stata presa all’unanimità, confermando l’orientamento restrittivo e la determinazione del FOMC nel contrastare l’inflazione.

Il nuovo dot plot indica almeno un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno e suggerisce che il costo del denaro potrebbe rimanere elevato più a lungo, per favorire un ritorno più rapido dell’inflazione verso il target del 2%.

Allo stesso tempo, la Fed ha sottolineato la solidità del mercato del lavoro, che ritiene sufficientemente resiliente da assorbire un ulteriore inasprimento della politica monetaria.

Sui mercati, il dollaro e i rendimenti dei Treasury sulle scadenze più brevi hanno registrato un moderato rialzo, in risposta alla fermezza del FOMC e alla chiarezza del suo messaggio.

Nel breve termine, i mercati azionari potrebbero continuare a mostrare una certa volatilità, ma nel medio periodo ci aspettiamo che l’attenzione degli investitori torni progressivamente a concentrarsi sulla dinamica positiva degli utili societari.

Il dollaro ha continuato a rafforzarsi nei confronti delle principali valute, euro compreso, e da inizio 2026 ha guadagnato circa il 2%.

Nonostante questo apprezzamento, continuiamo a considerare la valuta statunitense strutturalmente poco interessante, anche alla luce del graduale processo di de-dollarizzazione e delle pressioni sui conti pubblici americani.

In un’ottica di medio periodo, riteniamo quindi che il profilo rischio/rendimento del dollaro offra un potenziale limitato.