Un nuovo fronte di scontro si apre in Sardegna sul tema dell’energia: al centro, questa volta, la Valle del Grifone, tra Ittiri e Villanova Monteleone, dove è previsto un impianto eolico da dieci aerogeneratori sul Monte Unturzu.
Un progetto che sta alimentando una protesta sempre più dura, tra accuse di “speculazione energetica” e denunce di uno “scempio annunciato”.
A finire nel mirino non è solo l’iniziativa della società RWE, ma anche – secondo i comitati – l’inerzia delle istituzioni.
Da un lato il governo guidato da Giorgia Meloni, accusato di favorire un quadro normativo che aprirebbe la strada agli impianti, dall’altro la giunta regionale presieduta da Alessandra Todde, ritenuta incapace di fermare interventi considerati incompatibili con il territorio.
La vicenda è stata ricostruita da L’Unione Sarda in un articolo firmato da Lorenzo Piras, che racconta il crescente allarme delle comunità locali e delle associazioni impegnate nella tutela dell’area.
Durissima la presa di posizione del Comitato Gallura e dei gruppi che difendono il cosiddetto “Regno del Grifone”.
Le parole utilizzate non lasciano spazio a interpretazioni:
“La sughera e la pietra hanno custodito il ritorno del grifone… proprio qui sta per nascere un progetto eolico che profanerà tutto questo.
Il riferimento è al lungo lavoro di ripopolamento del grifone, simbolo di un ecosistema fragile e di grande valore naturalistico.
Secondo i comitati, l’impianto rischierebbe di compromettere definitivamente questo equilibrio.
Nel mirino finiscono anche gli aspetti tecnici del progetto.
Gli oppositori parlano apertamente di “falsità anemometriche” e contestano la reale produttività dell’impianto:
“Un impianto calcolato sulla producibilità teorica e non sul vento reale, ”denunciano, che alimenterà le casse della società grazie a incentivi pubblici”.
Da qui l’accusa più pesante: quella di trovarsi davanti a “un asset finanziario travestito da ecologia”.
Uno dei timori più forti riguarda l’effetto domino.
“Permettere un impianto industriale in un’area di tale valore non è un incidente” sostengono, “ma la legittimazione definitiva di tutto il resto”.
Il progetto di Monte Unturzu viene quindi visto come un possibile spartiacque: se passa, potrebbe aprire la strada ad altri interventi analoghi in tutta l’isola.
Secondo quanto riportato, in alcune aree sarebbero già stati realizzati i basamenti delle pale.
“Giganti d’acciaio stanno per sfregiare il silenzio della Valle del Grifone” denunciano i comitati, parlando di interventi che avrebbero già compromesso vegetazione e muretti a secco.
Sul piano istituzionale pesa anche l’incertezza normativa. Alcuni impianti nel Sassarese, infatti, erano stati bloccati dalla Regione sulla base di una legge poi bocciata dalla Corte costituzionale.
Ora le procedure sono ripartite, alimentando il timore di una corsa ai progetti.
Nel cosiddetto “vuoto normativo”, denunciano le associazioni, potrebbero trovare spazio nuove installazioni: pale eoliche alte fino a 200 metri e impianti fotovoltaici su vaste superfici.
La vicenda della Valle del Grifone diventa così simbolo di una questione più ampia: il futuro energetico della Sardegna e il rischio, secondo i comitati, che l’isola venga trasformata in una piattaforma industriale al servizio di interessi esterni.