ASIA, CRESCITA SOSTENUTA DAGLI ORDINI GIÀ IN PORTAFOGLIO NELL’AI, NONOSTANTE UNA FED USA PIÙ RESTRITTIVA

ASIA, CRESCITA SOSTENUTA DAGLI ORDINI GIÀ IN PORTAFOGLIO NELL’AI, NONOSTANTE UNA FED USA PIÙ RESTRITTIVA

Milano, 17 settembre 2026. Di Michael Langham, Emerging Markets Economist, Aberdeen Investments.

La decisione unanime del FOMC (NDR: Federal Open Market Committee,  il braccio di politica monetaria della FED...) di aumentare i tassi di 25 punti base, portandoli al 3,75-4,00%, unita alla valutazione del presidente Kevin Warsh secondo cui la politica monetaria rimane accomodante, si è rivelata più restrittiva delle attese.
Il messaggio evidenzia una Federal Reserve sempre più fiduciosa nell'economia e nel mercato del lavoro statunitensi, pur rimanendo preoccupata per gli effetti di secondo round dell'inflazione derivanti dagli shock dal lato dell'offerta. 
Continuiamo quindi a prevedere un altro aumento di 25 punti base a dicembre, prima che la Fed metta in pausa i rialzi per gran parte del 2027.
La reazione immediata dei mercati è stata un rafforzamento del dollaro statunitense, che probabilmente aumenterà la pressione sulle valute di tutta l’Asia. 
Le valute con rendimenti più bassi, come il baht thailandese e il ringgit malese, appaiono particolarmente vulnerabili. 
Tuttavia, non tutta la debolezza delle valute della regione è attribuibile alla politica monetaria statunitense.
Anche i timori relativi al ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale e ai prezzi elevati dell’energia a livello globale stanno pesando su diverse divise asiatiche. Il won coreano, il dollaro taiwanese e lo yen giapponese devono affrontare difficoltà dovute all’incertezza sugli investimenti legati all’IA e sulla domanda di esportazioni. Nel frattempo, il peso filippino rimane la valuta più esposta ai costi energetici persistentemente elevati.
L’attenzione si sposta ora sulla riunione della Banca del Giappone di venerdì. 
La recente forza dello yen ha fornito sostegno a diverse valute regionali e sia noi che il consenso di mercato prevediamo che la Banca del Giappone aumenterà i tassi.
Tuttavia, un rialzo dei tassi di per sé potrebbe non essere sufficiente.
Se i policymaker fornissero indicazioni meno chiare di quanto gli investitori si aspettino in merito al futuro inasprimento monetario, lo yen potrebbe cedere parte dei recenti guadagni, creando un ulteriore ostacolo per le valute asiatiche.
La valutazione della Fed riguardo alla resilienza dell’economia statunitense e l’ulteriore riduzione dell'allentamento monetario non dovrebbero compromettere in modo significativo le prospettive dell’Asia. 
Sebbene un rallentamento della domanda di esportazioni legate all’intelligenza artificiale possa smorzare l’ottimismo in alcuni mercati azionari, l’attuale portafoglio ordini dovrebbe continuare a sostenere la crescita della regione fino al 2027.
L’Asia è inoltre meno esposta alla stretta monetaria degli Stati Uniti rispetto ai precedenti cicli di rialzi della Fed. I vincoli di finanziamento in dollari sono meno stringenti rispetto al passato, mentre il recente appiattimento della curva dei Treasury statunitensi potrebbe persino sostenere alcune obbligazioni asiatiche a più lunga scadenza, in particolare nei mercati in cui un ulteriore inasprimento interno era già scontato dai prezzi, come la Corea.
La pandemia ha dimostrato che le banche centrali asiatiche possono operare in modo più indipendente dalla Federal Reserve di quanto molti investitori ipotizzino. 
I responsabili delle politiche monetarie dispongono di una gamma più ampia di strumenti per gestire i deflussi di capitale e le pressioni valutarie, il che consente loro di rispondere in modo più diretto alle condizioni economiche interne anziché limitarsi a seguire la Fed.