DERMATITE BOVINA. LA REGIONE SARDEGNA AVREBBE POTUTO BLOCCARE GLI "ABBATTIMENTI". INTERVISTA A GIULIA MOI
Giannina Puddu, 29 settembre 2025.
Sul sito della Regione Sardegna si legge un comunicato del 26 settembre 2025 che apre riferendo che: L’assessore dell’Industria Emanuele Cani ha attivato oggi il tavolo di confronto sulle misure straordinarie di sostegno alle imprese in relazione al contenimento e diffusione della dermatite nodulare contagiosa bovina, secondo quanto disposto dalla legge regionale 18 agosto 2025.
Legge pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS) 18 agosto 2025, n. 46.
Francamente, nota la drammaticità della situazione che ha investito gli allevatori sardi e quelli nuoresi, in particolare, pare che l'Assessore Cani se la sia presa molto comoda, visto che ha "attivato il tavolo" solo il 26 settembre!
Oltre un mese dopo la pubblicazione della legge...
L'istantanea alla data di oggi, 29 settembre 2025, riassunta è che:
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Blocco provvisorio:A fine luglio 2025, il Consiglio di Stato ha sospeso l'ordinanza del TAR che imponeva l'abbattimento di tutti i bovini, anche sani, in presenza di un focolaio di dermatite nodulare contagiosa. La decisione si basa sul principio che la vita di un animale è un bene giuridico autonomo, da non sacrificare senza valutare alternative.
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Decisioni contrastanti:Nonostante la sospensiva, si sono registrate decisioni giuridiche contrastanti. Ad agosto 2025, il TAR ha bloccato nuovi abbattimenti, mentre un altro provvedimento del Consiglio di Stato ha confermato l'abbattimento di circa 500 capi in un allevamento del Sassarese.
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Riordino del TAR:A settembre 2025, il TAR ha nuovamente ordinato l'abbattimento immediato dei capi sani, in linea con la normativa [quale? - NDR] e l'orientamento del Consiglio di Stato.Sarebbero le maggiori Istituzioni, tra le più autorevoli, ma, le loro decisioni sono, perlomeno, sorprendenti...
Hanno tutti il grilletto facile, ordinano "abbattimenti", in Sardegna, che non si registrano in altre regioni italiane.
Ergo, viene da chiedersi quale sia il perchè e se i loro comportamenti siano in linea con le norme, soprattutto quelle dettate da naturale umana saggezza, oltre che da Bruxelles, da Roma, da Cagliari e da Teramo...
Su Teramo e sul suo Istituto Zooprofilattico Sperimentale che monitora i focolai di dermatite nodulare contagiosa (LSD) anche in Sardegna, si legge oggi che comunica che la malattia è in regressione, con oltre la metà dei focolai registrati finora dichiarati estinti.
La vaccinazione obbligatoria dei bovini prosegue con l'obiettivo di raggiungere il 95% di copertura entro il 21 ottobre 2025. La strategia di contenimento prevede la creazione di zone di protezione e sorveglianza, restrizioni dei movimenti, e l'abbattimento dei soli capi malati, decisione questa che è stata confermata anche dal Consiglio di Stato.
Secondo L'Unione Sarda del 6 settembre 2025 con l'articolo Dermatite bovina: in Sardegna già “distrutti” 800 capi, altri duemila verso la soppressione:
I numeri ufficiali dicono che i focolai accertati finora sono stati 56, tutti concentrati in un quadrilatero del Nuorese, a eccezione di due rilevamenti a Padru e a Cuglieri. Negli allevamenti interessati ci sono 2.524 animali coinvolti (che saranno tutti uccisi, se la linea non cambia): 108 sono morti a causa della malattia, 754 sono stati abbattuti. A fronte di 352 malati.
Mentre il costo diretto dell'abbattimento dei capi bovini affetti da dermatite (o sani... NDR) nel Regno dell'Opacità, non è specificato nelle fonti, Enrico Fresu, autore dell'articolo de L'Unione Sarda, ha documentato i costi per "trasporto e smaltimento" delle ormai "carcasse" dei poveri animali uccisi, con un importo x al chilo che cuba per un totale a disposizione delle ASL pari a 3.762.460,00€!
Un autentico business riservato a tre società...

Insomma, un ambiente schizofrenico che agisce e decide sulla vita degli allevatori sardi, degli animali sardi, di tutta la Sardegna.
In tale contesto, Giulia Moi, ex europarlamentare, ha scelto di sviluppare la sua azione.
La dottoressa Giulia Moi, Biologa, Ph.D. in Farmacologia e Biologia Molecolare al King’s College di Londra, già Membro del Parlamento Europeo (Commissioni AGRI, IMCO, ENVI), Relatrice della Direttiva Cloning Food e Shadow Relatrice delle Direttive Novel Food e Medicated Animal Feed.
Dichiara di essere oggi impegnata in Sardegna con Progresso Sostenibile e Sardegna Sostenibile per difendere i diritti degli allevatori e la dignità del popolo sardo.
Le ho fatto le 7 domande che seguono:
Domanda 1: Il Consiglio di Stato ha confermato la prevalenza dell’interesse sanitario e ha ritenuto che la vaccinazione non costituisce di per sé una deroga allo “stamping-out” [insopportabile espressione in lingua inglese che descrive una procedura veterinaria di emergenza che prevede l'abbattimento coatto di tutti gli animali che sono stati a contatto con una malattia contagiosa, anche se non mostrano sintomi, per eradicare rapidamente il focolaio. - NDR]
Come commenta questa sentenza e il fatto che, nello stesso giorno, il TAR abbia adottato provvedimenti diversi?
La situazione che stiamo vivendo in Sardegna è non solo surreale, ma profondamente drammatica e ingiusta.
Da un lato, il TAR Sardegna — con un’ordinanza coraggiosa e di buon senso — ha sospeso gli abbattimenti di bovini vaccinati e mai infetti, riconoscendo ciò che la scienza ci insegna: dopo 28 giorni dalla vaccinazione gli animali sviluppano immunità e dunque non rappresentano alcun rischio di diffusione.
Dall’altro lato, poche ore dopo, il Consiglio di Stato ha confermato la linea più estrema e rigida: abbattimento di intere mandrie, anche senza sintomi, anche se già vaccinate.
Si è scelto di applicare in modo cieco e astratto il Regolamento (UE) 2020/687, ignorando che gli articoli 13 e 28 dello stesso prevedono deroghe motivate e che la LSD non è una zoonosi.
Questo dimostra non solo la rigidità istituzionale, ma anche l’assenza di coraggio politico della Regione Sardegna e della Todde, che hanno abbandonato gli allevatori sardi scegliendo la linea della forza cieca.
Con Progresso Sostenibile e Sardegna Sostenibile abbiamo avviato istanze di accesso agli atti presso EFSA (European Food Safety Authority) ed EMA European Medicines Agency) per fare chiarezza: il popolo sardo ha diritto alla verità.
Domanda 2: La Commissione europea impone la “mattanza”? Se lo documentassero gli atti EFSA/EMA/Commissione, quale sarebbe la soluzione?
La Commissione europea non amministra i singoli abbattimenti: definisce il quadro normativo, ma l’attuazione pratica spetta a Ministero e Regioni.
Se però emergesse che la Commissione ha imposto una mattanza indiscriminata senza basi scientifiche, ci troveremmo davanti a una violazione gravissima. In quel caso, agiremo in tutte le sedi politiche e giudiziarie, portando la questione fino a Bruxelles: la Sardegna non sarà mai terra di sacrificio silenzioso.
Domanda 3: Perché solo in Sardegna si assiste a questa mattanza e non, ad esempio, in Lombardia, Piemonte o Valle d’Aosta?
Perché questa è stata una scelta politica, non tecnica. Altre Regioni hanno utilizzato gli spazi di flessibilità previsti dal Regolamento (UE) 2020/687, mentre la Sardegna ha scelto di applicare la linea più dura e punitiva. Un segnale di debolezza politica e di sudditanza ai diktat esterni.
È un trattamento discriminatorio verso gli allevatori sardi, che dimostra come la Giunta regionale non abbia difeso gli interessi della nostra terra. E non è la prima volta che si tenta di indebolire l’identità dei prodotti sardi: il dubbio che si voglia minare la nostra immagine per favorire prodotti esterni è forte e concreto. Ecco perché serve un cambio politico radicale.
Domanda 4: Le Regioni possono chiedere deroghe? La Sardegna può ottenere una deroga per bloccare abbattimenti o vaccini obbligatori?
Risposta: Assolutamente sì. Il Regolamento delegato 2020/687 prevede deroghe precise (art. 13 e art. 12(4)). La Regione avrebbe potuto presentare un dossier tecnico-scientifico solido, ma non lo ha fatto. Questo dimostra l’incapacità politica e amministrativa della Todde e dei suoi assessori Bartolazzi (Sanità) e Satta (Agricoltura), con tutta la coalizione del cosiddetto ‘campo largo’, consiglieri regionali di maggioranza e opposizione, e parlamentari a Roma e Bruxelles, che hanno lasciato completamente soli gli allevatori sardi.
Domanda 5: Gli allevatori hanno diritto a un risarcimento?
Si. Non esiste un fondo europeo permanente dedicato, ma grazie aun parlamentare francese, è in discussione a Bruxelles l’interrogazione E-003159/2025. [SI, si tratta dell'interrogazione con richiesta di risposta scritta E-003159/2025 alla Commissione Articolo 144 del Regolamento interno Marie Dauchy (PfE) che ho segnalato a Giulia Moi chiedendole di monitorare l'esito - NDR]
Nel frattempo, è dovere morale e politico della Regione e dello Stato intervenire subito con indennizzi reali e immediati, non con promesse vuote. La Sardegna non può aspettare i tempi infiniti della burocrazia.
Domanda 6: Se gli atti EFSA/EMA confermassero errori, cosa si può fare subito?
Abbiamo già avviato le procedure di accesso agli atti. Il piano immediato prevede: sospensione degli abbattimenti, richiesta di pareri scientifici indipendenti, ricorsi giudiziari, pressione politica a Bruxelles e totale trasparenza sui dati e su i fondi. La Sardegna non deve subire decisioni calate dall’alto senza prove.
Domanda 7: Che messaggio darebbe oggi agli allevatori sardi e alle autorità locali?
Agli allevatori dico con forza: non siete soli. La Regione vi ha voltato le spalle. Roma vi ha voltato le spalle. Ma noi siamo al vostro fianco. La perdita di animali non è solo un danno economico: è una ferita profonda, che colpisce identità, dignità e futuro delle famiglie sarde e di tutta la nostra amata terra, la Sardegna.
Con Progresso Sostenibile e Sardegna Sostenibile continueremo a lottare, per il popolo sardo, in Sardegna e in Europa, perché nessun allevatore venga lasciato indietro. Difendere gli allevatori significa difendere la nostra amata terra, la Sardegna.