L' ONORE E L' ONERE DELLA TOGA

L' ONORE E L' ONERE DELLA TOGA

Torino, 5 dicembre 2023. Di Chiara Zarcone, avvocato e cultore della materia Diritto Penale presso l'Università di Torino.

Cedant arma togae”, le armi cedano il posto alle toghe - si legga ai magistrati - (Cicerone, De officiis, I, 77).

Questo adagio sintetizza la grande importanza che, già al tempo di Cicerone, veniva attribuita a chi indossava la toga e dunque alle magistrature.

I Quiriti - termine endoetnonimo che i Romani utilizzavano per designarsi - abbandonavano le armi e si rimettevano alle decisioni delle magistrature.

L'onore ed il rispetto dovuto alle toghe non può dirsi immutato da allora e proprio tale dato impone - a tutti noi - una riflessione.

La magistratura trova la sua collocazione nel Titolo IV della nostra Costituzione che ne cristallizza l' autonomia e l'indipendenza da ogni altro potere dello stato.

Autonomia ed indipendenza sono termini dalle molteplici sfaccettature e che certamente prestano il fianco ad interpretazioni fuorvianti.

É allora il caso di soffermarci sul loro significato o quanto meno su come questi termini vengono interpretati con riferimento alla persona del magistrato ed al suo ufficio.

La Corte Costituzionale, interpretando il combinato disposto degli art. 101 e 104 ha affermato come l’art. 101, che enuncia il principio della indipendenza del singolo giudice, intenda indicare come il magistrato, nellesercizio della sua funzione, non abbia altro vincolo se non quello della legge (SENTENZA n. 22 del 1959: Invero lart. 101il giudice è soggetto soltanto alla legge" enunciando il principio della indipendenza del singolo giudice, ha inteso indicare che il magistrato nellesercizio della sua funzione non ha altro vincolo che quello della legge).

L' art. 104 pone precipuamente l'accento sul principio della indipendenza della organizzazione giudiziaria nel suo complesso, nel senso che lordine della magistratura non deve dipendere da altro potere e questo stesso potere deve disporre per ciò che riguarda il suo stato.

Nel tempo la Corte Costituzionale ha dovuto precisare come gli artt. 101, 102, 104 e 111 siano baluardo di libertà ed indipendenza del giudice, vincolandolo solo alla legge, tal che egli sia chiamato ad applicarla senza interferenze o interventi che possano incidere sulla formazione del suo libero convincimento, precisando tuttavia come la Costituzione non escluda affatto la possibilità che il legislatore emani norme le quali, senza incidere su quei principi, valgano a regolare lattività degli organi giurisdizionali, dettando disposizioni che il giudice è tenuto ad applicare nellesercizio delle sue funzioni.

Nel tempo - con la sentenza n. 142 del 1973 - la medesima Corte si preoccupò di precisare quanto disposto dal primo comma dellart. 104, inquadrandolo nel contesto delle altre disposizioni della sezione I del titolo IV deducendo come non potesse essere ridotto ad una mera ripetizione del principio dellindipendenza dei giudici di cui allart. 101, secondo comma, Cost..

Era necessario che l' ordine giudiziario venisse garantito attraverso un'esplicita autonomia da tenere distinta dalla sua indipendenza ma in sistematica connessione con questa.

I Padri costituenti volevano - alle condizioni di cui allart. 107 comma primo - sottrarre e salvaguardare i magistrati da ogni dipendenza da organi del potere esecutivo.

Indossare la toga impone al magistrato un rapporto continuo con la società ed un necessario e contestuale confronto con tutte le strutture normative dello Stato.

I giudici hanno l' obbligo di "agire senza alcuna restrizione, impropria influenza, istigazione, pressione, minaccia o interferenza, diretta o indiretta, di qualunque provenienza o per qualunque ragione" (raccomandazione Rec(94) 12 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa sull’indipendenza, l’efficienza e il ruolo dei giudici, che richiama l’art. 2 dei «Basic Principles» fissati dalle Nazioni Unite).

Il Consiglio consultivo dei giudici europei (CCJE), organo del Consiglio d’Europa ha affermato come "L’indipendenza della magistratura è una condizione preliminare dello Stato di diritto e una garanzia fondamentale di un processo equo. I giudici sono incaricati della decisione finale sulla vita, le libertà, i diritti, i doveri e le proprietà dei cittadini... La loro indipendenza non è una prerogativa o un privilegio nellinteresse proprio, ma nellinteresse dello Stato di diritto e di coloro che cercano e si aspettano giustizia".

Nell' ottica di una società globalizzata ogni cittadino dovrebbe prendere piana coscienza di come l'indipendenza della magistratura rappresenti nella sostanza una garanzia di verità, libertà - sopratutto da influenze esterne -, rispetto dei diritti umani e giustizia imparziale.

Lindipendenza interpretata come condizione di imparzialità dei giudici realizza proprio quella uguaglianza dei cittadini davanti alla legge ( cfr Parere n. 10 del 2007).

Il MEDEL, acronimo di Magistrats Européens pour la Démocratie et les Libertés, si è già da tempo espresso in merito ai ripetuti attacchi mediatici e politici ai giudici italiani, non nascondendo preoccupazione e facendo riferimento alle vicende della Polonia dove le campagne pubbliche dalla politica tese a screditare i giudici sono state utilizzate ad hoc per promuovere riforme che hanno minato l'indipendenza della magistratura e lo stravolgimento dello stato di diritto.

Si vuole forse intendere che vi sia un tacito divieto di critica nei confronti della magistratura?!

No di certo!

Le critiche pubbliche alle decisioni giudiziarie sono parte della dialettica democratica ma la delegittimazione dei giudici e delle loro decisioni attraverso accuse di parzialità e di perseguire in realtà un fine politico, altro non sono che un attacco diretto allo Stato di diritto e corrodono come un cancro le fondamenta di fiducia che i cittadini devono avere nei confronti della giustizia.

In questi tempi cupi pervasi dal nichilismo, dai pericolosissimi idoli social, bisognerebbe ancor di più ancorarsi alle istituzioni non cercare apoditticamente il giudizio negativo facendo uno spaventoso abuso del diritto di critica - che peraltro è proprio garantito dallo Stato e dalle istituzioni che vengono criticate.

Nella società contemporanea dove esistono connessioni senza confini di tempo e di spazio, i magistrati - e le loro opinioni - hanno una visibilità amplificata.

Proprio questa circostanza solleva nuove questioni circa l' indipendenza e l'imparzialità della magistratura, che sono essenziali alla realizzazione del giusto processo - peraltro garantito dalla Legge -.

Nella maggior parte dei Paesi la Costituzione contiene disposizioni generali sul diritto alla libertà di espressione, ma non disposizioni specifiche sull'esercizio della libertà di espressione da parte magistrati, né sui mezzi informatici e tecnologici per l'espressione delle idee.

La legislazione nazionale ed i codici deontologici elaborati dalle associazioni professionali dei magistrati forniscono maggiori indicazioni.

Attenzione: la libertà di opinione è un diritto assoluto che non può essere limitata per nessun motivo.

Nella giurisprudenza della CEDU sono stati affermati molti principi a tutela della libertà di espressione dei magistrati.

Gettiamo come sempre lo sguardo oltre la siepe: l'articolo 10 della CEDU stabilisce che i magistrati hanno il diritto di esprimersi e di sviluppare la propria vita personale e le proprie comunicazioni, anche utilizzando i social media per pubblicare commenti, foto e altri dati relativi alla propria vita personale e familiare, rivelando sostanzialmente preferenze personali.

Nell' ottica di una sempre crescente tendenza alla globalizzazione i magistrati devono essere consapevoli dell'esposizione ed al contempo della visibilità che tutto questo comporta. Bisogna specificare come la libertà di espressione dei magistrati sia limitata da peculiari doveri etici volti a garantire la fiducia dei consociati nell'imparzialità, neutralità e ragionevolezza della giustizia. Proprio per questo i magistrati hanno il dovere di preservare la dignità ed esercitare la massima cautela nel divulgare opinioni personali su questioni controverse.

Da Avvocato è mio obbligo nonché piacere ricordare Calamandrei - Maestro del Diritto e fondatore del Partito d' Azione - ed suo celebre e piacevolissimo scritto Elogio dei giudici scritto da un avvocato "L’elogio non va alle leggi, ma alla condizione umana del magistrato italiano: a questordine di asceti civili, condannati, in una società sempre più sprezzante dei valori morali, alla solitudine, allisolamento, in certi periodi anche alla miseria ed alla fame, e tuttavia capaci di rimanere con dignità e discrezione al proprio posto anche in tempi di generale rovina, per cercar di introdurre nelle formule spietate delle leggi la comprensione umana della ragione illuminata dalla pietà" (dalla Prefazione) e ancora "La peggiore sciagura che potrebbe capitare a un magistrato sarebbe quella di ammalarsi di quel terribile morbo dei burocrati che si chiama il conformismo.

Euna malattia mentale, simile allagorafobia: il terrore della propria indipendenza; una specie di ossessione, che non attende le raccomandazioni esterne, ma le previene; che non si piega alle pressioni dei superiori, ma le immagina e le soddisfa in anticipo(pp. 269 e 271).