L'AGENZIA DEL "DEMANIO" IN SARDEGNA VIOLA LO STATUS COSTITUZIONALE DELLA REGIONE SARDEGNA?

L'AGENZIA DEL "DEMANIO" IN SARDEGNA VIOLA LO STATUS COSTITUZIONALE DELLA REGIONE SARDEGNA?
Rita Soddu. Al vertice dell'Agenzia del Demanio in Sardegna

Cagliari, 11 luglio 2025. Di Elia Sanna

È al centro delle polemiche l’Agenzia del Demanio in Sardegna, diretta dalla dottoressa Rita Soddu.

Anche di recente l’operato dell’ufficio statale è stato contestato da ampi settori della politica isolana per presunte violazioni dell’articolo 14 dello Statuto speciale della Sardegna, che disciplina il trasferimento dei beni pubblici dismessi.

Secondo la norma, i beni dello Stato che abbiano cessato la loro funzione istituzionale devono essere trasferiti alla Regione.

Una previsione dallo status costituzionale, che – stando ai giuristi interpellati dalla stessa Regione – non ammette margini di interpretazione.

Nonostante ciò, l’Agenzia del Demanio – rappresentata localmente da Soddu – ha promosso una serie di bandi pubblici per la concessione in affitto o l’alienazione di immobili strategici, molti dei quali già dismessi o in disuso.

Si tratta di beni di rilevanza storica e ambientale: la batteria militare di Capo d’Orso a Palau, complessi sull’isola dell’Asinara, strutture a La Maddalena, l’ex Intendenza di Finanza a Sassari e, non ultimo, l’ex carcere di piazza Manno a Oristano.

Proprio l’ex casa circondariale oristanese – chiusa nel 2016 – è diventata emblematica di questo scontro istituzionale. 

Pochi mesi fa l’Agenzia del Demanio ha promosso un concorso pubblico d’idee finalizzato alla riqualificazione dell’edificio con l’obiettivo di riconvertirla in sede istituzionale e spazio per la memoria, con un investimento di circa 22 milioni di euro.

Alla cerimonia di consegna, tenutasi lo scorso autunno, erano presenti anche la direttrice Soddu, rappresentanti del Demanio e il prefetto, mancava invece il sindaco di Oristano.

Una decisione che ha sollevato critiche durissime da parte della Regione e di diversi esponenti politici, che hanno definito l’operazione una “restituzione mascherata” allo Stato centrale, contraria non solo al dettato statutario ma anche alla vocazione storica del sito, legato alla memoria giudicale e alla storia della Sardegna.

Le critiche non si limitano a dichiarazioni di principio. 

Una mozione presentata in Consiglio regionale dai Progressisti – e sottoscritta da consiglieri del Partito Democratico e di Alleanza Verdi Sinistra – ha denunciato apertamente “la violazione dello Statuto” da parte dell’Agenzia del Demanio, chiedendo l’immediata sospensione dei bandi e l’apertura di un tavolo istituzionale con il Governo.

Nel frattempo, l’assessore regionale agli Enti locali, Francesco Spanedda, ha annunciato l’opportunità di un intervento legislativo per una revisione delle norma, con l’introduzione di automatismi più efficaci per garantire i diritti della Sardegna e rendere più semplice l’eventuale ulteriore passaggio dal patrimonio regionale a quello degli Enti Locali.

“Non staremo a guardare mentre lo Stato affitta ciò che non gli appartiene più” ha dichiarato, ventilando anche l’ipotesi di azioni legali.

L’Agenzia del Demanio, dal canto suo, ha proseguito nell’attuazione del piano nazionale “Valore Paese Italia”, che prevede la valorizzazione temporanea del patrimonio pubblico. Una strategia che, secondo i vertici dell’ente, non contrasterebbe con lo Statuto, in quanto riguarderebbe immobili ancora formalmente in uso allo Stato.

Rita Soddu, in questa cornice, ha agito secondo le direttive nazionali, ma la sua presenza nei passaggi più controversi – come nel caso dell’ex carcere oristanese – l’ha trasformata in figura simbolo di uno scontro profondo tra Stato e Regione.

Il mancato passaggio dell’ex carcere alla Regione è stato oggetto pdi un incontro pubblico promosso da alcune associazioni ed ex sindaci, solo pochi giorni fa, proprio in piazza Manno.

Gianvalerio Sanna, già assessore regionale all’Urbanistica e attuale presidente del Consorzio Uno, ha annunciato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica: “Se la Regione non avvierà le procedure per riottenere i beni dismessi, compreso l’ex carcere di Oristano” ha dichiarato Sanna, “ricorreremo direttamente al Quirinale. Quel provvedimento viola una norma costituzionale, oltre che la dignità del popolo sardo”.

Sanna ha anche fatto sapere di aver inoltrato una Pec lo scorso 20 giugno alla Presidente della Regione Todde, agli assessorati regionali competenti e alla Corte dei Conti, chiedendo la contestazione formale della determina del Demanio.

Nello stesso incontro pubblico l’ex sindaco Pietro Arca, ha infine ricordato come l'ex carcere rientri nel piano di riqualificazione dei centri storici delle città regie firmato nel 2001 con nel 2001 con altre sette città sarde: “Quel luogo deve avere una destinazione culturale, non può diventare un semplice ufficio statale”.

In attesa che la Regione passi dalle parole ai fatti – con una legge, una vertenza o un’azione politica forte – resta il paradosso di un’isola che rivendica i propri diritti, mentre lo Stato continua ad amministrarne il patrimonio.